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La “società calda” di Quagliariello incontra l’idea di Catanzaro di Valerio Donato

I due politici e docenti a confronto intorno all’ultimo libro del leader di “Italia al Centro”

L’occasione era a metà tra editoriale ed elettorale, e non poteva essere altrimenti in questi tempi catanzaresi quando l’autore è Gaetano Quagliariello e l’evento è messo su nel giorno domenicale e festivo del Primo maggio da Andrea Amendola, coordinatore di due liste che partecipano alle comunali di giugno, “Catanzaro Prima di Tutto” con il simbolo di Cambiamo di Toti e “Catanzaro al Centro” come articolazione locale di “Italia al Centro”, sotto la supervisione di Francesco De Nisi, consigliere regionale, presente nella sala del Guglielmo Hotel.

Generico maggio 2022

È la prima presentazione pubblica in assoluto del nuovo libro di Quagliariello, – La Società Calda. Dall’Italia che deve crescere, una proposta per il paese”. L’autore si dice felice di presentarlo a Catanzaro perché edito da un editore calabrese, Rubbettino, che è stato anche suo studente all’università. Quagliariello, come è noto, all’attività politica affianca da sempre la docenza universitaria – insegna Storia dei partiti e movimenti politici alla Luiss di Roma – e la produzione pubblicistica. Su sollecitazione di Danilo Monteleone che cuce gli interventi dei protagonisti a introdurre i temi del libro è Valerio Donato, candidato sostenuto, tra gli altri, da “Italia al Centro”

Quagliariello-Donato
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Ha letto il libro velocemente, durante un viaggio aereo, perché facilmente si lascia leggere nonostante se ne ben comprenda il rigore scientifico che lo sorregge, strutturato com’è sul processo lento della crisi della prima repubblica e da due “tsunami”, la pandemia da Covid e la guerra in Ucraina. Tutto è stato stravolto in poco tempo, in modo così repentino da costringere a ripensare in fretta singoli e comunità, piegati su un’interpretazione tecnologica dell’esistente con la conseguente necessità di ritornare a porre al centro dell’azione politica la persona umana. La prima repubblica era fondata sul rapporto tra procedure – il partito, il parlamento, la giurisdizione – e un fine – l’affermazione della persona umana. La contemporaneità ha annullato il valore delle procedure, e si è concentrato tutto sul fine, privilegiando la migliore soluzione per perseguirlo, dando così ampio spazio ai tecnici. Occorre ridare importanza alle procedure e agli strumenti, quindi ai partiti e alla loro elaborazione operativa. Considerazione, questa, di Donato, in qualche modo inaspettata. Ma, al solito, da inserire nel contesto. Il libro, dice a sua volta Quagliariello, è un modo per riordinare le idee.

Pur nella variabilità della politica, ci sono cose che non cambiano mai, salvo la necessaria interpretazione e pur in presenza dei due sconvolgimenti di pandemia e guerra. Sono i cosiddetti fondamentali, le categorie, da cui non si può derogare. La buona politica non può fare a meno del rapporto virtuoso tra i due poli complementari e obbligati, della persona e della comunità. È su questo concetto, di comunità, e di comunità politica in particolare che Donato afferma di avere preso l’abbrivio per la sua candidatura, constatandone l’assenza in città e la necessità di una sua ricostruzione. La “società calda” contrapposta a una “fredda” è concetto non nuovo. Ne hanno già parlato politologi – Miglio – antropologi – Levi Strauss – e letterati – Mann. Quagliariello la declina in ambito politico, giustificando la seconda parte del titolo del libro – Dall’Italia che deve crescere una proposta per il Paese – nell’assegnare alla società meridionale la virtù del “calore” dei rapporti umani come contraltare a un modello nordico di cui proprio l’emergenza sanitaria ha mostrato i limiti. 
Da qui il discorso si è spostato agevolmente sull’attualità politica generale – i rapporti di forza tra le diverse anime del centrodestra, anche in considerazione dell’Opa meloniana in corso d’opera – e cittadina.

C’è stato l’auspicio di Quagliariello che il laboratorio di Catanzaro possa costituire traino ed esempio, c’è stata poi la soddisfazione di Donato di vedere accolto positivamente il suo approccio “civico” al problema del contrasto al declino della città, chiamando a raccolta chiunque ne condivida finalità e strumenti. Ha un auspicio, che anche da “Italia al Centro” possano arrivare contributi preziosi alla formazione della squadra di governo che – si dice convinto – formerà una volta vinta la sfida del 12 giugno. Catanzaro ha bisogno di raccordi, tra persone e quartieri, così come di vocazioni specifiche e di convergenza su un’idea di sviluppo. La politica deve uniformarsi agli interessi dei cittadini e non viceversa. “Nelle condizioni date – ha concluso Donato – non prometto che questa città diventerà la più bella del mondo, ma sicuramente che siano poste le basi per una migliore civiltà dei cittadini e per costruire un ponte affinché dopo di noi arrivino al governo giovani generazioni formate politicamente, sensibili alla persona e al bene comune”.