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La luna di miele di Valerio Donato e Alleanza per Catanzaro

Il candidato: Mancuso e Longo sono stati i miei primi interlocutori. Il presidente del Consiglio: con le due liste portiamo in dote alla coalizione il maggior apporto numerico 

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 “Catanzaro è una città in declino”, considera pensoso Valerio Donato nel video che accompagna le sue uscite pubbliche. Per invertire il declino – farla ritornare la “città gentile” secondo la fraseologia che gli è cara – occorre il concorso di tutti, senza compromessi. Questo è l’assunto principale del ‘Professore’ – lo chiamano tutti così – e su questo basa la campagna elettorale necessaria ad eleggerlo sindaco di Catanzaro.

Il 12 giugno ove possibile, due settimane dopo se proprio non se ne può fare a meno. L’impressione degli osservatori è che il cammino si sia fatto leggermente più impervio dopo la definizione di tutte le candidature, con l’irruzione in solitaria di Fratelli d’Italia, che per di più si affida a un portabandiera, Rino Colace, che condivide con Donato la base territoriale di quartiere, quel Gagliano dove ambedue sono cresciuti e coltivano amicizie e simpatie di vicinato. A margine della manifestazione domenicale organizzata da Alleanza per Catanzaro assicura di non esserne per nulla preoccupato, anzi la mette sul piano del pluralismo di idee e di proposte, un valore che aggiunge anziché sottrarre. Chissà, molte cose in campagna sono dette anche per convincere se stessi oltre che gli altri. Certo è che, a dare uno sguardo d’insieme alla platea della sala Conferenze del Centro commerciale, la trasversalità, non della proposta ma della sua accoglienza, si tocca con mano.

L’arco parlamentare qui rappresentato è pressoché al completo, e questo agevola Donato a considerare in qualche modo conclusa la fase prodromica della polemica, quella basata sulle ideologie che non servono a decidere come e dove costruire un ponte, e sperare nell’avvio della successiva, incentrata sui programmi e sulle cose da fare. Lo sforzo da condurre in questa direzione, però, dovrebbe riguardare anche i suoi aderenti intervenuti prima e dopo, i quali non tralasciano occasione per lanciare frecciate soprattutto verso il competitore ritenuto principale, a torto o a ragione. È l’altro professore in campo, Fiorita, a essere bersaglio dell’accusa di scarsa coerenza. Giancarlo Russo, l’imprenditore che ha messo a disposizione la sala gli rivolge di filato tre o quattro domande niente male: come mai corre oggi insieme allo stesso Pd ripudiato cinque anni fa, come e quando abbia cercato contatti interessati con Marco Polimeni, come mai in cinque anni di Consiglio la somma quantificata dell’opposizione sia uguale a zero, e, infine, in abundantiam com’è che va d’accordo con Ernesto Alecci che a Soverato ha governato con i centro destra.

Corregge subito il tiro Eugenio Riccio, consigliere comunale uscente e organizzatore della riunione. È un tipo pratico, lo sanno tutti, perciò si trova a suo agio nel considerare le cose fatte, e dovendo giudicare il bicchiere dopo la traversata ventennale di Abramo lo vede mezzo pieno, per i conti a posto e per i finanziamenti in itinere. Verrebbe da osservare che, pertanto, l’abiura di Donato verso il sindaco in carica potrebbe essere considerata un tantino spropositata. Ma ormai, a una settimana dalla ratifica delle liste, cosa vai a sottilizzare. La tensione sale leggermente come sulle montagne russe quando

Franco Longo, assessore con Abramo e coordinatore delle due liste che Alleanza porta in dote alla coalizione, l’altra si chiama ‘Prima l’Italia’, accusa Fiorita di avere abbandonato la nave del Consiglio mentre questo imbarcava acqua sotto le impetuose bordate di Gettonopoli: anche per questo “non ha capacità di sindaco”.

Ritorna sul piano Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale e ispiratore delle due liste civiche che guardano alla Lega: “Non parlerò degli avversari politici. Piuttosto rivendico che siamo stati la prima lista civica ad aver dato attenzione a Valerio Donato. Abbiamo troppe cose in comune, troppe prospettive simili che non potevano lasciare spazio ad altre scelte. Quella fatta rappresenta la massima espressione della democrazia, non ci siamo fatti imbrigliare dai partiti, i loro maggiorenti questa volta si sono fatti da parte. All’inizio – ammette – si era cercata una candidatura condivisa con tutto il centrodestra, ma appena si è intravisto il gioco delle parti, non c’è stato alcun dubbio su Donato”. Di una cosa è sicuro, il presidente, perlomeno su base previsionale: “Siamo i maggiori protagonisti dell’aggregazione civica. Le nostre due liste in termini numerici porteranno il maggiore contributo alla candidatura”.

Ed eccolo, Valerio Donato, infine: “Filippo Mancuso e Franco Longo sono stati i miei primi interlocutori e mai con loro ho affrontato problemi di poltrone. Con il sentore Salvini c’è stata una conversazione chiara, mi ha detto che non vuole mettere bandierine e di fidarsi dei suoi che gli dicono essere la mia la migliore candidatura in campo. Pertanto: bando alle polemiche per il passato. E rispondere alla semplice domande: vi piace l’esistente? Se la risposta è ‘No’, ragioniamo come superarlo. Mi criticano sull’ideologia, mai sui contenuti”. E da qui in poi Donato parla della città, dei suoi problemi, secondo tracciati già percorsi durante i mesi di campagna alle spalle, che per contarli ci vogliono ormai le dita della mano. Riassume le direttive alla fine: “Tre momenti: costituire comunità, fornire i servizi fondamentali, guardare al futuro. Usando gli investimenti del Pnrr e dei Fondi strutturali per una città migliore, per renderla città universitaria turistica culturale e della salute”. In ciò raccogliendo proposte e suggerimenti che gli sono pervenuti dagli interventi dei presenti, tra i quali sono da annoverare per i trascorsi amministrativi e di membri autorevoli di Consiglio e di Giunta comunali quelli di Massimo Lomonaco e di Carlo Nisticò.

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