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I candidati a sindaco e la scuola a Catanzaro

Un confronto con i Genitori in Rete. L’intervento polemico della preside del liceo classico

Se esistono due categorie in disaccordo l’una con un’altra, in perenne contradditorio, sono quelle del mondo della scuola e dei sindaci o assimilati. Troppe incomprensioni inveterate, troppe pratiche inevase, troppi sgambetti burocratici, reciproci e inveterati nel tempo, da poter mettere da parte tutto d’un colpo, magari approfittando della presunzione di affidabilità dovuta agli aspiranti al ruolo in occasione del rinnovo della carica, come succede a Catanzaro in questo corrente anno 2022. Per ultimo ci ha provato al Supercinema, nel pomeriggio, l’Associazione “Genitori in Rete”, presente in Calabria dal 2020 sulla scorta dell’esperienza maturata per la prima volta a Roma nel 2017 con lo scopo di organizzare la presenza genitoriale nel sistema scolastico in nome della sussidiarietà preservando ruoli e competenze di dirigenti e docenti. Silvia Crispino è la responsabile del Coordinamento di Genitori in Rete per la Calabria, è farmacista madre di tre figli in età scolare e pertanto abilitata a buon diritto a organizzare l’incontro “Si scrive scuola, si legge futuro!” con quattro – quelli individuabili al momento dell’inoltro degli inviti – dei sei candidati a sindaco, coinvolgendo docenti, dirigenti e studenti, facendosi aiutare nella moderazione dalla giornalista Giulia Veltri. Primo passo, in questi casi, spiegare la metodologia dell’incontro: le domande spettano al pubblico, che le rivolge in successione ai candidati in tre step, partendo dalla fascia di scuola primaria, poi della secondaria di primo grado, e infine della secondaria di secondo grado. Si assegna un tempo definito alle risposte, congruamente stabilito in quattro minuti per ciascun candidato, concedendo un piccolo margine di sforamento.

I quattro candidati, Francesco Di Lieto, Valerio Donato, Nicola Fiorita e Antonello Talerico si sottopongono volentieri al fuoco di fila, rispondendo ciascuno secondo la sua sensibilità e preparazione sul tema, come è giusto che sia, nei limiti dettati dall’inevitabile approssimazione su un argomento difficile da maneggiare se non con la necessaria esperienza sul campo, come amministratori o come personale scolastico.

I problemi della scuola a Catanzaro sono tanti, molti sovrapponibili a quelli di tante città del Sud, con annosi ritardi rispetto agli standard più volte osannati del Centro Nord, e di vario ordine: strutturale, organizzativo, qualitativo, culturale. Si va dall’edilizia insufficiente e dagli edifici fatiscenti all’abbandono scolastico alla diseguaglianza di opportunità ingigantite dalla didattica a distanza, dalla dotazione disarmante in asili nido – 1 solo pubblico e per di più parificato in città – agli affitti stratosferici e decennali ai trasporti contingentati all’eccesivo ricorso alle chiusure in eccesso di applicazione del principio di prevenzione.

Insomma il campionario del disagio che si sperimenta in tutte le famiglie con prole in età scolare, sia pure con le dovute differenze di istituto, di quartiere, di condizione economica e sociale. Tutto procede secondo il prevedibile, con le esperienze riportate e le domande poste da docenti, dirigenti e genitori – degli istituti comprensivi Pascoli-Aldisio e Patari-Rodari, dei licei scientifici Fermi e Siciliani – e con le risposte fin troppo pacate e pensose dei candidati, tutti comunque improntati alla empatia dovuta e alla sincera predisposizione a intervenire fattivamente qualora se ne darà loro l’opportunità investendoli della carica.

Tutto tranquillo, se non l’improvvisa animosità che si è registrata quando è intervenuta, nel giro di domande di sua competenza, la dirigente scolastica del liceo classico Galluppi, Elena De Filippis, da quarant’anni ormai in città, prima da insegnante e poi da preside. Il liceo, come gli altri istituti secondari superiori, non è di stretta competenza comunale, dipendendo per la parte strutturale dall’amministrazione provinciale. Ma come si capirà è difficile tracciare una netta linea di separazione: una città è le sue scuole, di ogni ordine e grado. La preside premette di volere sfuggire alla genericità delle domande valide per tutti i candidati e di voler invece rivolgere quesiti specifici a ciascuno.

Non sono semplici domande: sono costruzioni dialettiche, con premessa, svolgimento e conclusione, e nemmeno neutre: c’è la critica spinta al ruolo dell’Università Magna Graecia, di cui Valerio Donato è importante rappresentante, c’è il rilievo non propriamente benevolo alla composizione variegata della coalizione a suo sostegno, c’è l’accento sulle alleanze concluse da Antonello Talerico in continuità presunta o veritiera con le esperienze precedenti – a Donato e Talerico chiede conto di quale visione etico politica si sentano portatori – c’è la constatazione delle fumosità radicali attribuite alla sinistra estrema di Francesco Di Lieto, c’è la richiesta rivolta a Nicola Fiorita di un accompagnamento della cittadinanza attiva al fianco di una scuola che, a dire della preside, è stata oltremodo oltraggiata dall’ultima politica cittadina.

In successione, Donato rileva il tono comiziale della domanda. Talerico rigetta l’accusa di continuità. Di Lieto perora il beneficio della prova. Fiorita distingue responsabilità tra chi ha amministrato e chi si è opposto. Dal pubblico qualcuno rumoreggia e protesta, qualcuno convintamente plaude: gli animi si placano quasi subito, e ciascun candidato può dire la sua. In fondo, è questo il bello della politica e il peculiare delle elezioni cittadine: ci si interroga, ci si scontra, ci si parla. Sembrerà poco, ma è tanto.