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Donato: “Questa campagna è la barbarie della politica. E sugli scrutatori si fa retorica”

Alla Convention della coalizione sfilano le dieci liste. Mancuso: l’emendamento all’integrazione ospedaliera è inutile e dannoso

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Arriva il pomeriggio in cui la coalizione di Rinascita può mostrare tutto il suo catalogo, in liste e candidati. La sala del Teatro Comunale è colma quanto basta quando Valerio Donato giunge in leggero ritardo da Lamezia reduce dall’ennesimo confronto televisivo, questa volta con Wanda Ferro alla quale più tardi dedicherà parole di stima e di amicizia, pur nella distinzione politica che il momento prescrive. A chi gli chiede lo stato d’animo, giunto a questo momento della competizione, risponde che la convention che va ad affrontare è “un grande risultato. Siamo partiti da una proposta politica confezionata a Catanzaro, senza imprimatur da parte di nessuno. La comunità politica ha risposto in maniera assolutamente positiva. Dieci liste con grande sforzo anche superando barriere ideologiche hanno aderito a questa nostra proposta evidentemente ritenendola apprezzabile sotto il profilo dei contenuti. Sono molto contento nonostante tutti i tentativi consumati di ostacolare questo percorso”.

Generico maggio 2022

Se dovesse trarre un bilancio istantaneo della campagna elettorale in corso? “La barbarie della politica – risponde lapidario il professore Donato -. La politica è fatta di contenuti per i cittadini. Quando invece si tenta di denigrare gli altri, gli avversari, in realtà non è politica, è una corsa ad ostacoli sui 100 metri, a chi arriva prima. La politica è ben altro”.
Ma con l’ingresso di altri due candidati negli ultimi dieci giorni, è cambiato l’equilibrio della competizione? È preoccupato? “Assolutamente no, ho sempre giudicato la competizione elettorale più ricca se più persone scelgono di candidarsi. La molteplicità è sempre sinonimo di ricchezza. Più punti di vista ci sono più positivo è il confronto. Francamente non saprei cosa rispondere sui nuovi ingressi, perché gli equilibri non li so formulare. Chiedo a chi è convinto che questa proposta sia da approvare di venire con noi e al contrario non lo chiedo a chi non convinto”.
Il senatore Mangialavori dice che con Donato si rischia di stravincere a Catanzaro. “Non saprei con tutta franchezza – si schermisce il candidato di Rinascita -. Io mi auguro di vincere, se sarà così sarò felice, altrimenti lo sarò egualmente perché ho messo in campo una proposta fatta da un uomo libero che non accetta condizionamenti”.

C’è una questione spinosa in circolazione, quella del metodo di selezione degli scrutatori dei seggi elettorali. La Commissione apposita procederà domani pomeriggio spedita nominando, come è nelle sue facoltà, gli scrutatori, nominalmente, sezione per sezione, evitando la procedura del sorteggio richiesta da Libera e sottoscritta da tutti i candidati sindaci, in un primo momento. “Anche io mi ero schierato per il sorteggio – chiarisce Valerio Donato -. Poi mi dicono che il sorteggio, e mi meraviglia che i consiglieri comunali anche di opposizione non l’abbiamo percepito, finisce per dare un grande svantaggio alle persone estratte, perché, essendo il componente del seggio un pubblico ufficiale, deve presentare in caso di impedimenti una giustificazione. Questo ha procurato notevoli svantaggi perché la mancata giustificazione poi manda le carte in procura procurandogli uno svantaggio anziché un vantaggio. Mi pare giusto che indipendentemente dalla composizione attuale del Consiglio comunale ogni coalizione abbia un rappresentante all’interno della Commissione. Ho chiesto alla Commissione di recepire tutte le disponibilità formulate non dalla singola lista, ma che ogni colazione, come gìà fatto nel passato, possa segnalare i nomi di chi ritiene la possa rappresentare dignitosamente, in maniera che ci possa essere un ufficio plurale. Qualche perplessità mi viene quando qualcuno segnala il proprio figlio o il proprio fratello. Allora quando tutta questa terzietà, questa benevolenza nei confronti dei disoccupati e dei più deboli, viene meno nei confronti del proprio figlio, questo forse meriterebbe un approfondimento più significativo sulla retorica dell’ipocrisia”.

In sala prima dell’intervento finale di Donato, si alternano al microfono i rappresentanti delle liste, di tutte. Sono dieci, e pertanto le cose si trascinano un po’ per le lunghe. Ma non per questo non sono interessanti. Parlano Pino Pitaro per “Volare Alto”, Roberto Guerriero per “Avanti”, Francesco De Nisi per “Italia al Centro”, Marco Polimeni per “Catanzaro Azzurra”, Franco Longo per “Alleanza per Catanzaro”, Gianluca Tassone per “Progetto Catanzaro”, Bruno Gallo per “Fare per Catanzaro”, Elena Bova per “Rinascita”. E interviene anche per “Prima l’Italia” Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale, grande tessitore dell’accordo trasversale che ha investito Donato della responsabilità della coalizione. Rifiuta ogni accusa di inciucio – “tutto si è svolto in modo trasparente avendo come riferimento unico il bene della città, esplorando prima un accordo del centrodestra che non è stato possibile” – e ogni trito localismo e particolarismo – “Catanzaro è una e non esiste differenza di attenzione per i diversi quartieri”.

Mancuso soprattutto si scaglia contro la proposta dei consiglieri dem di emendamento della legge di fusione per incorporazione del “Pugliese” nella “Mater Domini”. Rischia di inficiare una legge ben fatta: “Tutti sono rappresentati. L’Azienda ospedaliera fa parte del sistema sanitario regionale rappresentato dalla Regione. Non c’è bisogno di nuove componenti nella Commissione paritetica. Altrimenti occorrerebbe inserire anche i rappresentanti della Mater Domini oltre che dell’Università”.

Arriva infine l’atteso intervento del candidato sindaco, Valerio Donato. Per l’ultima volta, dice, parlerà delle polemiche politiche con i quali gli avversari cercano di distrarlo da ciò che invece lo interessa veramente.  Hanno fatto di tutto per mettermi in difficoltà, dice in sostanza, ricorrendo a “tranelli” e “trabocchetti”, falsificando audio, inventando pretese censure di leader nazionali, mettendo in movimento continue “palate di fango”. Irride all’impreparazione tecnica di Nicola Fiorita, anche nel ruolo di oppositore, ribatte sulle contraddizioni interne alla sua coalizione e le rimanda al mittente, dice di poter documentare l’abboccamento dei suoi competitor per assicurarsi l’appoggio di quegli stessi consiglieri di cui oggi recriminano la presenza nelle liste della coalizione di “Rinascita”, invita Tallini e Talerico a non tramare in funzione del ballottaggio “che non ci sarà, perché vinceremo al primo turno”. Dedica uno spassionato passaggio a Sergio Costanzo, che occupa con i suoi fedelissimi una buona porzione della platea di sinistra, facilmente individuabile per i capellini bianchi con lo stemma della lista. “Sono stati tre volte nella sede di ‘Fare per Catanzaro’ e lì ho potuto toccare con mano cosa vuol dire veramente la democrazia partecipata a misura del cittadino”. Giustifica come un simpatico “giochino” le vignette confezionate da Costanzo raffiguranti zoo e animali da circo sottintendendo gli avversari: “A Sergio piace giocare”. Sergio, Costanzo, sorride compiaciuto. Ma sono cose, schermaglie, appartenenti al passato. Da questo momento in poi, il professore Donato non risponderà più alle provocazioni. Né farà polemiche a favore di pubblico. Programmi avanti tutta.   

 

 

 

 

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