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Renzi: “Alcuni magistrati come il Procuratore di Roma fecero saltare nomina di Gratteri a guardasigilli”

L'ex Premier parla al Fatto Quotidiano di quando salito al Quirinale, Napolitano disse "No" alla sua proposta di nominare Gratteri ministro della Giustizia

E’ tutto raccontato nel suo ultimo libro “Il mostro”. Matteo Renzi, oggi leader di Italia viva, parla di tanti aspetti della sua vita, ma soprattutto dei retroscena che riguardano la sua vita politica. Tra questi non può mancare il giorno in cui tutta Italia pensava che il suo ministro della giustizia, una giustizia rinnovata e più coraggiosa, come aveva sempre detto, sarebbe stato Nicola Gratteri.

Il magistrato dalle idee rivoluzionarie e in prima linea contro la ‘ndrangheta, invece non arrivò mai a via Arenula. Il suo nome non fu mai pronunciato, nonostante gli incontri e il confronto ci fossero stati a più riprese, come lo stesso Gratteri ripete spesso. Ma cosa ha fatto decidere l’ex presidente del Consiglio diversamente? Cosa lo ha indotto ad indicare il compagno di partito Andrea Orlando?

Certamente le pressioni del Quirinale, dove si entra con una rosa e si esce con altri nomi hanno avuto il ruolo determinante. “Gratteri – racconta al Fatto Quotidiano Renzi – aveva idee rivoluzionarie: avremmo lavorato per il sorteggio al Csm, così da spezzare il meccanismo delle correnti. Avremmo rivoluzionato la responsabilità del magistrato che sbaglia”. Quindi cos’è successo? “Magistrati come il procuratore della Repubblica di Roma (all’epoca Giuseppe Pigantone, oggi presidente del tribunale del Vaticano ndr). Giudici eletti in parlamento con alte responsabilità fecero arrivare al Quirinale la loro avversione totale all’ipotesi di Gratteri”.