Giunta, Consiglio, Segreteria e Gabinetto del sindaco: il catalogo è questo

I nomi più gettonati per entrare nell’esecutivo Fiorita e per guidare l’Aula e organizzare gli uffici. Mercoledì la proclamazione dei consiglieri, a stretto giro la nomina degli assessori

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Sapete qual è la differenza tra il sindaco e gli assessori? La carica, la responsabilità, la mensilità? Niente di tutto questo. Ve lo dico io. Il sindaco ci mette la faccia, gli assessori preferiscono il profilo. Né bello né brutto, né greco né aquilino, ma alto sì, deve essere alto. Per questo nel nostro mestiere di cronisti può capitare in questi giorni, parlando con un/una papabile, di avere la sensazione che sia distratto/a: guarda altrove, sull’altro marciapiede, oppure alla finestra del secondo piano difronte. Così le pieghe del collo si rilassano e l’espressione rende di più, pensosa e proiettata all’indistinto futuro.

Fuor di metafora, è caccia alla giunta. Fatto il sindaco, il pensiero di tutti, anche di quelli che da “prima il programma” non li schiodi neanche con il blackanddecker all’idrogeno solforato, è tutto qui: ma Fiorita, quando la fa la giunta? Inutile predicare calma e gesso, che occorre ponderare, valutare, convincere, dissuadere, non è come impastare per la pizza, farina un po’ d’acqua e un pizzico di lievito, per quanto anche per questa, insomma…

Intanto, per non smarrire la bussola, occorrono dei punti fermi di riferimento. Il primo dei quali è: il Consiglio non si scioglie e nessun consigliere si dimette. Meglio dimenticare le solenni promesse ante elezioni, che rispetto a queste quelle da marinaio sono di un dilettante disarmante. Altro bullone: per avere la giunta meglio aspettare la proclamazione dei consiglieri. Perché la nomina di un assessore – e l’accettazione da parte dell’interessato – nel novero dei consiglieri eletti comporta la decadenza dallo stato di consigliere a vantaggio di chi segue in lista. E questo introduce un ulteriore elemento di valutazione. Terzo chiodo fisso: la presidenza del Consiglio fa parte del gioco di giunta. Il giro delle elezioni è passato, il ballottaggio ha rimescolato le carte. Se a vincere deve essere il bene della città nessuno che l’abbia a cuore può ritenersi estraneo al puro atto di generosità che potrà essergli richiesto. Un po’ come lo scioglimento del vincolo di Lucia da parte di Fra Cristofaro nel nome di un bene superiore. Insomma, cambiare carro non manca di nobili appigli su cui fare leva.

Orientata la bussola, ecco dove indirizzare la marcia fatto salvo il margine di precisione comprensibile nella situazione data.
Il sindaco Nicola Fiorita dovrà tenere conto della cronologia elettorale attiva, nel senso che dovrà per forza dare riconoscimento concreto a chi lo ha appoggiato fin da subito o comunque nelle fasi preparatorie: le liste, senza dubbio. E qui entrano in gioco i consiglieri eletti. E poi, o prima – dipende – Aldo Casalinuovo che ha avuto il merito di spostare decisamente l’asse della scelta dem verso il candidato Fiorita, connotandolo come espressione dell’ala “ortodossa” del partito e alfiere riconosciuto dell’allora imperante dogma del “campo largo”, oggi a dire io vero un po’ traballante. Per lui un incarico di prestigio quale vicesindaco potrebbe bene attagliarsi. Altro esponente importante nell’entourage del sindaco eletto è stato Pasquale Squillace, tratto d’unione tra tecnologia e politica, programmazione e passione. Pasquale Squillace capo di gabinetto potrebbe essere una targa plausibile, pare già di vederla affissa nel corridoio nobile di Palazzo De Nobili. Fiorita può comporre il suo esecutivo come meglio crede, nel senso che in linea teorica potrebbe formarlo tutto con elementi esterni alle liste e al Consiglio. In parte lo ha già fatto, nominando Venturino Lazzaro assessore al Welfare e Marinella Giordano manager della Sicurezza, non proprio assessore ma titolare di una Unità equipollente.

Non è dato sapere ancora se il numero degli assessori sarà lo stesso della precedente giunta Abramo, forte di nove assessori. I partiti e le liste hanno intanto fatto pervenire le loro priorità. Il Pd punterebbe a due esponenti tra un eletto e uno esterno, da posizionare tra giunta e presidenza del Consiglio, sempre che si verifichino quelle transizioni se non proprio di schieramento – basterebbe il semplice adattamento – prima accennate e su cui torneremo.

Salvatore Passafaro, di professione commercialista e di propensione mancata segretario di federazione, potrebbe occuparsi del Bilancio. Giusi Iemma non disdegnerebbe la presidenza dell’aula, ma trova un valido contraltare in Gianmichele Bosco, eletto in Cambiavento, così come in Vincenzo Capellupo, anch’egli nella lista proprietaria del sindaco, ambedue con ferrata esperienza da consigliere. Il Movimento 5Stelle pensa intensamente a Francesco Mardente, militante della prima ora, mentre nella lista Mo’vimentista l’attenzione è puntata verso Daniela Palaia, avvocato e consigliere per l’ultima arte del precedente mandato. Anche Donatella Monteverdi, docente universitaria all’Umg, Nunzio Belcaro libraio ciclista nel lockdown eletti in Cambiavento e Gregorio Buccolieri, socialista nella lista Catanzaro Fiorita, completano l’elenco dei nomi più gettonati nel toto-giunta, fatalmente destinato a essere smentito. Anche perché sommandoli hanno già superato la cifra complessiva della decina, senza contare uno o più apporti esterni che potranno arrivare. E anche perché non tiene conto della parte di Consiglio legata ad Antonello Talerico – the Third man fosse un brano jazz – che in vista del ballottaggio si è imparentato con Fiorita, anche se non tecnicamente. Una sorta di fuitina dal centrodestra cittadino. Potrebbe scapparci una nomina riparatrice.

La tempistica dice che mercoledì ci sarà la proclamazione dei consiglieri eletti mentre per la giunta non dovrebbe essere superata la boa della domenica successiva. Un discorso a parte merita la presidenza del Consiglio, dai più valutata come la cartina tornasole della collaborazione istituzionale che sembra improntare le prime fasi del post voto catanzarese. Serve una maggioranza qualificata per le prime tre votazioni, la maggioranza semplice per le successive. Fiorita, che sulla carta dispone di quattordici voti su trentatré complessivi, potrebbe cercare di aprire un varco nella parte della maggioranza consiliare più affine, che pure esiste, una volta smaltito l’eccesso di acido lattico elettorale, tentando un approccio con i due riformisti di Avanti (Giorgio Arcuri e Stefano Veraldi), lo stesso Gianni Parisi di Rinascita. Così come non si fa mistero nei corridoi di Palazzo De Nobili della attenzione prestata nelle ultime ore dalla coorte di consiglieri meno assoggettati a logiche di partito e più liberi di agire nelle tante liste civiche della coalizione vincente. Non è più tra le prime scelte, anche per il non manifesto interesse dimostrato dall’interessato, la soluzione più ecumenica di tutte, quella di investire della carica Valerio Donato, il competitor soccombente al ballottaggio. Certo, sarebbe un bel gesto – anche un po’ furbo – da parte del sindaco offrire la chance, e sarebbe ancora più bello – quasi impossibile – se Donato accettasse.
Un ultimo accenno alla segreteria generale. Se ne parla poco ma è parte essenziale, cuscinetto ineludibile tra scelte amministrative e stabilità istituzionale. È destinata alla riconferma l’attuale segretaria, Vincenzina Sica. La continuità amministrativa condizione necessaria alla discontinuità politica. Così è, anche se non vi pare.            

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