Giunta comunale Catanzaro: se nove posti vi sembran pochi…

I dolori del prossimo esecutivo Fiorita, ancora tutta o quasi da definire. Con problemi dovuti all’eccesso di domanda e alla naturale evoluzione del quadro post ballottaggio

Più informazioni su

È una questione fisica. E forse anche di chimica. Quando si sono troppe entità, troppi oggetti, troppi corpi da fare entrare in un determinato spazio e a riempire un volume disponibile, o si amplia lo spazio oppure sorge un problema. Per il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, che sembra muoversi con agilità di mente e prontezza di tendini tra i grani del rosario catanzarese dei problemi irrisolti (per la sicurezza va dal questore, per l’acqua chiara dal commissario ai pozzi, per quella nera direttamente sul luogo del delitto), il problema attuale, quello da risolvere nel giro di pochi giorni, è come riempire i nove posti al tavolo della prima giunta. Si chiamano cavalieri, come tutti sanno, i segnaposto con nome e cognome dell’occupante. Ma, cortesie per gli ospiti, sarebbe il caso di inserire la fattispecie delle dame.

Così, salvaguardando l’equivalenza di genere, nomi e cognomi saranno di cavalieri e dame, con queste ultime destinate ad assumere una prevalenza di funzione in ambito consiliare. È anche, dicevamo, questione di chimica, per meglio dire di legami, chimici, di alta e bassa affinità, di catalizzatori che accelerano e di inibitori che rallentano.
Fiorita vuole dare immagine nuova a vecchia consuetudine. Quest’ultima rappresentata dalle vituperate ma necessarie trattative preliminari.

Vero è che, per il combinato disposto del soccombere delle liste e dell’imporsi del sindaco, quest’ultimo può entro certi limiti agire con una certa autonomia, ma non può sottrarsi alla ricerca del consenso più ampio nelle condizioni date. Soprattutto, nell’ambito di entrambe le coalizioni dominanti, per la presidenza del Consiglio che, pur non perimetrata nell’esecutivo, dal punto di vista operativo vi rientra a pieno titolo. Per questo l’ipotesi Valerio Donato, che pure aveva in sé una carica a suo modo originale e dirompente, è destinata a rimanere quello che era sin dall’esordio, ovvero un utile ma sterile esercizio di fantasia istituzionale.

Utile perché funzionale all’apertura di un dialogo con la coalizione di maggioranza, essenziale per garantire lunga e proficua vita al mandato in itinere. Nella coalizione che ha sostenuto Donato, d’altra parte, vanno cadendo una dopo l’altra le pregiudiziali che le avrebbero riservato la guida dell’Aula. Se non regge la prima scelta Donato, se la seconda rappresentata da Eugenio Riccio appare ai più (al complesso dell’Aula) divisiva, meglio lasciare la successiva indicazione proprio al vincitore del ballottaggio che, proprio in virtù della sorprendente performance può cercare di cambiare a suo favore gli equilibri del Consiglio con la sufficiente ambizione di riuscire nell’impresa, gettando l’amo in quella parte di emiciclo più sensibile ai richiami della sinistra (vengono in mente Gianni Parisi eletto in Rinascita, Stefano Veraldi e Giorgio Arcuri eletti con i Riformisti Avanti copyright Guerriero) per non dire di altri la cui caratterizzazione politica è talmente indeterminata da sfuggire a ogni tentativo di catalogazione. Con ciò, in sintesi, si vuole dire che la raffigurazione tra il culinario e il favolistico dell’anatra zoppa è molto più lontana dalla realtà adesso che prima del ballottaggio.

Per ritornare alla ricerca di novità da parte del sindaco, quale innovazione più dirompente che affidare la presidenza del Consiglio a una donna? Le indicazioni conducono a due nomi, su due consigliere elette: Donatella Monteverdi in Cambiavento e Daniela Palaia in Mò. Con leggera prevalenza nelle quotazioni per la prima, docente di Romano alla Umg, tanto per pareggiare il peso tra i due maggiori atenei calabresi ai due vertici istituzionali cittadini: Umg al Consiglio, Unical in giunta. Palaia, di cultura giuridica anch’ella, ha dalla sua la breve ma intensa esperienza acquisita nei mesi da consigliera, subentrata al dimissionario De Sarro, quindi attrezzata degli essenziali strumenti di lavoro. Da definire la posizione di Gianmichele Bosco, così come quella di Vincenzo Capellupo, ambedue con esperienza consiliare da vendere, ma in qualche modo entrati nel cono d’ombra post ballottaggio che non conferisce la visibilità preconizzata a quanti pur l’attendevano in base al lavoro preparatorio al successo riportato.
Guai a parlare di manuale Cencelli, ma è fuori di dubbio che a qualcosa di simile occorre pur riferirsi quando occorre salvaguardare l’apporto di tutte le componenti della coalizione, o di quelli più determinanti.

Per questo si sta attendendo con una certa curiosità lo svolgimento della riunione allargata convocata dal segretario cittadino e consigliere eletto del Partito democratico Fabio Celia, proprio del discutere, non solo ma anche, della partecipazione del partito alla vita del Comune. Giusi Iemma, presidente dell’Assemblea regionale e consigliera eletta, è assessora in pectore, così come un secondo posto in giunta dovrebbe arridere a un altro esponente dem, forse esterno al Consiglio.

Si sono ridotte le quotazioni che facevano di Nunzio Belcaro un probabile assessore, così come le precedenti indicazioni come capo di gabinetto per l’ingegnere Pasquale Squillace non trovano ulteriore conferma. Qualche rivolo di politica nazionale potrebbe arrivare sin nelle stanze di Palazzo De Nobili, suggerendo alcune soluzioni obbedienti alle suggestioni del fatidico “campo largo” per la verità oggi meno nominato dai vertici dem rispetto a qualche settimana fa.

A questo fanno riferimento sia le previsioni che vogliono un posto in giunta per un esponente dei 5Stelle, probabilmente Francesco Mardente, sia un ruolo da portavoce del sindaco per la portavoce nazionale delle 6000 sardine, Jasmine Cristallo.

Più informazioni su