Settantanove anni fa il Gran Consiglio del Fascismo votava a maggioranza l‘odg presentato da Grandi

"Mi chiedo: quella seduta, l’unica durante il ventennio, e quel voto come interpretarli e presentarli oggi a distanza di tanto tempo?"

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Settantanove anni fa il Gran Consiglio del Fascismo votava a maggioranza l‘ordine del giorno presentato dal gerarca Dino Grandi e sottoscritto da 18 componenti. Quel voto sancì la “fine non fine”, ingloriosa, del regime fascista. Fine e non fine perché del fascismo l’Italia si liberò lentamente, con enormi sacrifici, città dopo città, soprattutto da Roma in su, dopo la guerra partigiana e la conquista del territorio nazionale dagli eserciti alleati, solo nella primavera del 1945.

Torno all’argomento Gran Consiglio del Fascio. 

Mi chiedo: quella seduta, l’unica durante il ventennio, e quel voto come interpretarli e presentarli oggi a distanza di tanto tempo?

Come presentare oggi quel momento nel suo grande significato? Come renderlo interessante e vivo, soprattutto ai giovani?

Quando io frequentavo le scuole medie erano trascorsi poco più di settant’anni dalla morte di Giuseppe Garibaldi, per me e i miei coetanei, l’eroe dei due mondi, era un personaggio della storia, affascinante ma lontano. Perché Dino Grandi e la seduta del Gran Consiglio del Fascismo del luglio del 1943 dovrebbero per i giovani di oggi non essere altrettanto lontani?

Colgo, pertanto, l’occasione di questo giorno, per proporre e sollecitare che la presentazione e la richiesta di studio ai giovani dell’epoca fascista, avvenga attraverso una corposa ed argomentata presentazione non solo degli avvenimenti, ma dei disvalori del pensiero fascista e di ogni forma totalitaria. Sarebbe un modo per presentare ed esaltare i valori della democrazia, e nel caso nostro della Costituzione Italiana, prodotta dall’antifascismo. I nostri grandi valori di civiltà ed emancipazione delle persone, sostanziati nell’ordinamento generale della nostra Repubblica, grazie ai padri costituenti, potranno meglio ed in modo più capillare essere parte importante della formazione dei giovani.

La Nuova Amministrazione Comunale di Catanzaro, sono certo, recupererà con proposte ed iniziative, soprattutto attraverso le scuole e l’Università, il compito fondamentale di educatore civico e per il riposizionamento dei valori democratici/costituzionali.

Ritengo che anche i partiti, le forze sociali e culturali, dovranno rimpegnarsi nella diffusione dei valori della Costituzione.

Sarebbe un atto molto importante, che il Comune, meglio ancora se lo facesse la Regione, distribuisse ad ogni studente una copia della Costituzione, facendo sì che il suo insegnamento sia fondamentale e primo di ogni altro. Credo non più accettabile che nelle scuole sia prevista, ad esempio, l’ora di religione cattolica e nessun’ora settimanale per lo studio della Costituzione Italiana.

Torno in modo più specifico alla seduta di luglio 1943 del Gran Consiglio del Fascismo, ma su un punto preciso di valutazione. L’analisi politica generale su quella seduta è stata già abbondantemente fatta. L’argomento comunque continua ad essere oggetto dello studio di storici e politologi di alto livello.

Torno al particolare della mia attenzione su quella seduta.

La presentazione e l’esito del Gran Consiglio del Fascismo, voto a maggioranza dell’ordine del giorno primo firmatario Dino Grandi, (richiamo l’attenzione che il Gran Consiglio del Fascismo aveva un ruolo consultivo) è ritenuto, particolarmente da esponenti di destra, un atto di tradimento, di congiura, di complotto. Ritengo questa una lettura ed un’analisi sbagliata. La seduta del Gran Consiglio del Fascismo, chiesta dalla maggioranza dei componenti, “concessa” da Benito Mussolini, fu la riunione di un’assise che democraticamente discusse quell’ordine del giorno, già abbondantemente conosciuto, anche da giorni dallo stesso Mussolini, e da quest’ultimo posto a votazione. Fu un atto democratico interno ed una iniziativa presa alla luce del giorno, meglio sarebbe dire alla luce della notte.  Nulla di segreto e di cospirativo. Anzi per tanti gerarchi fu forse l’unico atto, purtroppo molto in ritardo, “coraggioso” che assunsero.

Riporto la parte sostanziale dell’ordine del giorno approvata: “…è necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali; invita il Capo del Governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la nazione, affinché egli voglia per l’onore e la salvezza della patria assumere con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell’area secondo l’articolo 5 dello Statuto del Regno, quale suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia.”

 Sarebbe bene, ritengo, che anche su argomenti di questo tipo non si tralasciasse ogni puntualizzazione e verità.

La congiura ed il tradimento agli italiani lo fece, per ventanni, Benito Mussolini che non fu mai un patriota.

Sabatino Nicola Ventura

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