Laudadio e Costa: dai “tredici consiglieri” demogagia e fumo mediatico

La presa di consigliere del consigliere di Alleanza di Catanzaro e di quello di Prima L'Italia

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“Bisogna proprio avere la faccia tosta, per accusare di ostruzionismo i consiglieri dell’opposizione, in relazione all’elezione del Presidente del Consiglio comunale che, dopo tre sedute, è andata deplorevolmente a vuoto”. Lo scrivono in una nota congiunta i consiglieri Manuel Laudadio  (Alleanza per Catanzaro) E Giovanni Costa (Prima l’Italia)

Il consigliere Belcaro, se non gli facesse velo l’ipocrisia politica, dovrebbe avvertire la responsabilità di prendere atto che il sindaco e i suoi 13 consiglieri comunali, non hanno i numeri né alcuna strategia utile e condivisa, come finora stanno dimostrando, per assicurare a Palazzo Santa Chiara l’adempimento del primo, importante, atto istituzionale.

Fanno demagogia e spargono fumo mediatico su questioni di nessun impatto sulla condizione di grave crisi della città, ma stentano a governare processi rilevanti come l’elezione del Presidente dell’Assise comunale.

Rispetto all’anomalia della condizione istituzionale del capoluogo, che vede un sindaco senza maggioranza, invece di correre ai ripari, utilizzando l’intelligenza politica e la necessità di un dialogo franco e leale con le forze dell’opposizione (che sono maggioranza in consiglio), al fine di mettere l’Ente nelle condizioni di operare efficacemente, ostentano una sicumera dettata dall’arroganza di chi, sottovalutando la dignità dei consiglieri dell’opposizione, pensa di poter ovviare all’impasse trasformando il consiglio comunale in un suk di infimo livello.

Dopo aver conquistato la poltrona di primo cittadino, grazie al voto di una netta minoranza dell’elettorato catanzarese che al primo turno l’aveva bocciato assegnando la maggioranza dei consiglieri all’aggregazione contrapposta, Fiorita e i suoi, anziché venire a miti consigli con l’opposizione, che ha tutto il diritto di esprimere la guida dell’Assise, dimostrano una patologica cupidigia di poltrone.

Poltrone che, come la presidenza del consiglio comunale, vorrebbero occupare, non in forza di una prerogativa discendente dai numeri, che l’elettorato non gli ha riconosciuto, ma tenendo appeso per un tempo indefinito questo delicato incarico istituzionale, paralizzando l’attività consiliare e contando sulla possibilità, eticamente scandalosa, di saccheggiare consenso tra le file dell’opposizione.

Si convochi, dunque, il consiglio (anche ad horas) e si lasci che a decidere chi debba esserne il presidente, siano, nel rispetto del mandato popolare che non può essere stravolto con accordi sottobanco, i consiglieri comunali. Alla luce del sole e in piena trasparenza.

Agire nell’ombra o da mestieranti che utilizzano il potere a dispetto di regole e delle buone prassi istituzionali, non depone bene per gli sbandierati appelli (in campagna elettorale) al rinnovamento della politica. Né è utile alla città, alla quale il sindaco deve garantire non la soluzione dei ‘suoi’ problemi, ma quelli di una comunità che attende l’esecutivo comunale, finito il chiacchiericcio delle prime giornate, alla prova dei fatti”.

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