Reddito di cittadinanza, 188mila ex beneficiari fuori dai radar
Il monitoraggio Inps sugli ex percettori riapre il confronto sugli effetti della riforma. Tridico: "Sono i più poveri tra i poveri"
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Sono 188mila e rappresentano la parte più difficile da decifrare della platea che percepiva il Reddito di cittadinanza. Persone considerate occupabili che, dopo il superamento della misura e l’introduzione dei nuovi strumenti di sostegno, non risultano intercettate dai percorsi successivi. Un dato che riporta al centro del dibattito il destino di chi si trova nelle condizioni economiche più fragili.
A tre anni dalla cancellazione del Reddito di cittadinanza, il monitoraggio dell’Inps consente infatti di ricostruire percorsi molto diversi tra gli ex percettori. Una parte ha trovato un’occupazione, altri sono entrati nelle nuove misure, mentre 188mila persone risultano fuori dai radar delle banche dati amministrative considerate dal monitoraggio.
Il dato assume particolare rilievo all’interno della platea dei 582mila ex beneficiari classificati come occupabili. Secondo i numeri riportati, solo il 15% ha aderito al Supporto per la formazione e il lavoro, mentre circa un terzo non compare nei successivi percorsi amministrativi monitorati.
Ed è proprio su questa fascia che interviene Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex presidente dell’Inps, già candidato alla presidenza della Regione Calabria.
Per Tridico si tratta dei «più poveri tra i poveri», persone particolarmente fragili che potrebbero essere rimaste senza forme di tutela o essere confluite nell’economia informale. L’ex presidente dell’Inps concentra inoltre l’attenzione sui cosiddetti working poor, ricordando che il precedente Reddito di cittadinanza poteva funzionare anche come integrazione di redditi da lavoro particolarmente bassi fino alla soglia prevista dalla misura.
Nella sua analisi Tridico richiama anche i dati sulla povertà assoluta in Italia, che riguarda quasi sei milioni di persone, chiedendo maggiore trasparenza nel monitoraggio delle risorse pubbliche destinate al contrasto della povertà. Sul piano politico auspica che le opposizioni tornino a inserire nei propri programmi una misura universale di sostegno economico.
La lettura dei numeri, tuttavia, non è univoca. Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, considera i 188mila ex beneficiari non rintracciati un fenomeno da approfondire, ma valuta diversamente gli effetti complessivi della riforma.
Secondo De Luca, infatti, il passaggio dal Reddito di cittadinanza ai nuovi strumenti non avrebbe prodotto quelle tensioni sociali che erano state prospettate alla vigilia della riforma e avrebbe contribuito a ridurre le possibili sovrapposizioni tra sostegni pubblici e attività lavorative irregolari. Una valutazione che viene collegata anche all’andamento generale dell’occupazione.
Resta dunque aperta soprattutto una domanda: cosa è accaduto concretamente alle 188mila persone che non risultano nei percorsi successivi? Il dato statistico fotografa la loro uscita dai sistemi amministrativi presi in considerazione, ma da solo non consente di stabilire se abbiano trovato altre fonti di reddito, siano rimaste prive di sostegno oppure siano entrate nell’economia sommersa.
Ed è proprio questa zona ancora poco definita a trasformare i numeri dell’Inps in un nuovo terreno di confronto sulla capacità delle politiche pubbliche di raggiungere le fasce più vulnerabili della popolazione.




