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da AvvocatoInforma di Assunta Panaia

CatanzaroInforma.it: Sms offensivi, quando si configura il reato di ingiuriaSms offensivi, quando si configura il reato di ingiuria

E' l'era dei cellulari. E da più di vent'anni l'sms (short message service, servizio messaggi brevi) è diventato il mezzo più veloce e semplice per comunicare. Prima che arrivasse WhatsApp, ovviamente. Il primo sms della storia è stato inviato da un ingegnere britannico il 3 dicembre del 1992 da un computer a un cellulare per augurare: "Merry Christmas". Tuttavia, gli sms non sempre vengono usati per inviare frasi augurali, di cortesia, di ringraziamento e quant'altro. Tradimenti, litigi fra fidanzati o amici, competizioni professionali e invidie sono all'ordine del giorno e spesso ispirano messaggi che acquistano un sapore davvero offensivo. Messaggi che fanno scattare la querela da parte del destinatario nei confronti del mittente.

All'inizio dell'anno, la Corte di Cassazione è intervenuta a definire i contorni del reato di ingiuria commesso a mezzo sms. Con la sentenza n. 16382 del 13 gennaio 2014 ha confermato la decisione del Tribunale di Trento, sostenendo la configurabilità del reato di ingiuria, disciplinato dall'art. 594 del codice penale (Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino ad euro 516. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa fino ad euro 1.032, se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l'offesa sia commessa in presenza di più persone), nel caso in cui si inviino sms contenenti “parole o espressioni socialmente interpretabili come offensive”.

L'art. 594 c.p., nel condannare l’offesa all’onore e al decoro di una persona, si riferisce ormai anche alla comunicazione telefonica intesa in senso ampio; dunque è direttamente applicabile anche al caso di invio di sms, mezzo di comunicazione cui il legislatore al tempo dell'emanazione non poteva fare riferimento. L'avvento della tecnologia, che attribuisce ai cellulari maggiore risorse e potenzialità, impone un adeguamento delle norme, una loro interpretazione, come già detto, più estensiva.

Per meglio precisare quando si configura il reato di ingiuria, si evidenzia quanto statuito in sentenza “ai fini della configurabilità del reato di ingiuria non è richiesta la sussistenza dell’animus iniurandi, essendo sufficiente il dolo generico che può anche assumere la forma del dolo eventuale (v. Cass. Sez. V 19 ottobre 2012, n. 6169), in quanto basta che l’agente, consapevolmente, faccia uso di espressioni o parole socialmente interpretabili come offensive, cioè utilizzate in base al significato che esse vengono oggettivamente ad assumere, senza un diretto riferimento alle intenzioni dell’agente (nella specie il seguente messaggio a mezzo telefono cellulare: “troia, vai con altri...”).

Nel caso di specie, secondo la Suprema Corte e in base alla costante giurisprudenza di legittimità, le dichiarazioni della persona offesa possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, purché vi sia la verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto. Una verifica che sarà ben più penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte in genere le dichiarazioni dei testimoni.

 

Ai fini di individuare la differenza tra il reato di ingiuria via sms e quello di molestia o disturbo alle persone, può essere opportuno richiamare un'altra sentenza di legittimità (Cass., 17 maggio 2005 n. 18449), secondo cui l’invio di due soli sms di contenuto ingiurioso a breve distanza di tempo l'uno dall'altro, da valutarsi alla stregua di una comunicazione sostanzialmente unitaria, non vale a integrare il reato di molestia previsto dall’articolo 660 del codice penale (Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 516 [c.p. 659], bensì quello di ingiuria, difettando il requisito della petulanza che consiste nella protratta reiterazione e serialità del comportamento illecito.

Non costituisce, invece, ingiuria dare della “vipera” alla suocera. Lo ha stabilito la Corte Suprema con la sentenza del 4 febbraio 2014 n. 5227, in cui ha precisato che il reato di ingiuria non si integra se l'appellativo viene dato nell'ambito di un contesto familiare teso, senza che sia leso il decoro o l'onore della persona.

Nel caso di specie, a seguito di una lite familiare molto accesa, tanto da rendere necessario l'intervento delle Forze dell'ordine, un uomo, durante la descrizione dei fatti agli agenti intervenuti, per diverse volte apostrofava la suocera come "vipera". I giudici di primo grado, considerando l'espressione lesiva dell'onore e del decoro della donna, avevano ritenuto l'imputato responsabile del delitto di ingiuria. Ma i giudici di legittimità, ribaltando la pronuncia di merito, hanno stabilito che “non integrano la condotta di ingiuria le espressioni che si risolvano in dichiarazioni di insofferenza rispetto all’azione del soggetto nei cui confronti sono dirette e sono prive di contenuto offensivo nei riguardi dell’altrui onore e decoro, persino se formulate con terminologia scomposta e ineducata".

Hanno anche aggiunto che "la frase sopra riportata, pronunciata dopo un contrasto che aveva determinato l'intervento delle forze dell'ordine e per descrivere, nella concitazione del momento, le modalità dell'azione della suocera, non si connota in termini di offensività idonei a giustificare l'attivazione della tutela penale".

Ne deriva che è importante anche la valutazione del contesto familiare e/o sociale in cui alcune frasi o parole dal tenore eventualmente offensivo vengono pronunciate. Ciò non significa che si può dire di tutto ad una persona in sua presenza o utilizzando i diversi mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione. Soprattutto occorre essere attenti a cosa si scrive utilizzando sms telefonici o tramite WhatsApp oppure qualsiasi altra applicazione che consente l'invio di messaggi; il contenuto “concretamente offensivo o meno” potrebbe essere utilizzato dal destinatario contrariato per agire legalmente contro il mittente e ottenere tutela.

                                                                                             Assunta Panaia

 

Studio Legale Panaia

vico I Progresso, 5 – Catanzaro

e-mail: avv.assuntapanaia@gmail.com

                                                                                              



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