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da La materia grigia di Laura Iozzo

CatanzaroInforma.it: Hikikomori: ritirarsi dalla vita socialeHikikomori: ritirarsi dalla vita sociale

Hikikomori (ひきこもり/引き篭り), letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi” è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. ll termine fu coniato dallo psichiatra Tamaki Saitō, direttore del Sofukai Sasaki Hospital , quando cominciò a rendersi conto della similarità sintomatologica di un numero sempre crescente di adolescenti che mostravano: ritiro sociale, fobia scolare e ritiro scolastico, antropofobia, automisofobia, agorafobia, manie di persecuzione, sintomi ossessivi e compulsivi, comportamento regressivo, esitamento sociale, apatia, letargia, umore depresso, pensieri di morte e tentato suicidio, inversione del ritmo circadiano di sonno veglia e comportamento violento contro la famiglia.

Il fenomeno dello hikikomori può essere considerato come una volontaria esclusione sociale, una ribellione della gioventù giapponese alla cultura tradizionale e all'intero apparato sociale da parte di adolescenti che vivono reclusi nella loro casa o nella loro stanza senza alcun contatto con l'esterno, né con i familiari, né con gli amici. La diffusione del fenomeno in Giappone ha avuto luogo dalla metà degli anni ottanta e alcune fonti affermano che ne siano coinvolti circa un milione di giapponesi, corrispondente a meno dell’1% della popolazione. Il ritiro dalla realtà da parte di un hikikomori (termine con cui viene definita sia la sindrome che chi ne soffre) avviene in maniera graduale e si protrae per un periodo di almeno sei mesi. Inizialmente il soggetto comincerà ad allontanarsi dagli amici e da tutto ciò che fino a poco tempo prima lo coinvolgeva. Il soggetto apparirà inoltre timido, insicuro e tenderà a parlare sempre meno.
Solo una parte delle persone affette dal disturbo passa il proprio tempo connesso ad Internet ma, quando succede, il tempo di permanenza davanti al computer arriva fino a 10-12 ore giornaliere. L’Hikikomori non esce dalla sue stanza né per lavarsi, né per alimentarsi chiedendo che il cibo gli sia lasciato dinanzi alla porta di accesso alla stanza. Gli   hikikomori  non   presentano  patologie   psichiatriche  e   non   sono   diagnosticabili  come schizofrenici, depressi o agorafobici. La forte predominanza, se non esclusività, della presenza di questo fenomeno in Giappone, ha portato gli psichiatri giapponesi a considerarlo alla stregua di una malattia sociale.
Chi soffre della sindrome di hikikomori ha un’età compresa tra i 19 e i 27 anni, per oltre il 90% dei casi è di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta (Saito Tamaki, 1998).

In sintesi le caratteristiche della sindrome hikikomori sono:

·         ritiro sociale da almeno sei mesi: rifiuto delle amicizie, delle attività ludiche (sport e socialità in genere), incapacità di relazionarsi in maniera spontanea, allontanamento dalla vita reale e conseguente fuga nel virtuale.

·         fobia scolare precedente e ritiro scolastico;

·         ritiro dalle attività lavorative;

·         possibile presenza di sintomi legati all’ Internet Addiction Disorder;

·         possibile inversione dei ritmi circadiani.

·      Negli adolescenti affetti dal questa psicopatologia la capacità di apprendimento non risulta significativamente alterata: mediamente sono in grado di giungere a profitti scolastici sufficienti

Lo stile di vita degli hikikomori è caratterizzato da un ritmo circadiano sonno-veglia completamente invertito, con le ore notturne spesso dedicate a componenti tipiche della cultura popolare giapponese, come la passione per il mondo manga e, soprattutto, la sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via internet.   
Il ritiro dalla società avviene gradualmente: i ragazzi, in alcuni casi, non riescono a immaginare loro stessi da adulti o hanno l'impressione di non stare crescendo, possono apparire infelici, perdere le proprie amicizie, la sicurezza e la fiducia in se stessi, con un aumento dell'aggressività spesso verso gli stessi genitori (circa il 50% degli hikikomori tratta i propri genitori con violenza). Sovente non è possibile attribuire l'insorgenza di hikikomori a un trauma specifico, semplicemente, alcuni giovani giapponesi perdono l'energia che ci si aspetta abbiano i ragazzi appartenenti a quella fascia d'età. Tuttavia la percentuale di suicidi tra gli hikikomori rimane bassa, in quanto, nonostante il desiderio di porre fine alla loro esistenza sia alto, subentra nei soggetti una forma di autocompiacimento e narcisismo che salva loro la vita. Questi ragazzi, per la maggior parte maschi, tra i venti e i trent’anni, sono giovani intimoriti, intelligenti ma soli, che si rinchiudono nella propria stanza per proteggersi, spinti da un istinto di autoconservazione. Frustrati e arrabbiati con la generazione precedente che rappresenta una società in cui non si riconoscono e non trovano collocazione, hanno rinunciato ad inserirsi in un mondo che sembra negare loro ogni espressione di sé.
Alcuni esperti, tra cui Saitō, attribuiscono la causa del disagio oltre alla mancanza della figura paterna, al contesto familiare e sociale, fattori che contribuiscono allo sviluppo di un'interdipendenza e collusione fra madre e figlio, la quale, successivamente, si evolve in un sentimento di estrema dipendenza ,impedendo di fatto alla prole uno sviluppo psicologico autonomo. Il fenomeno infatti sembrerebbe verificarsi tra gli adolescenti maschi con madri troppo oppressive o al contrario totalmente assenti, ove il peso dell'educazione e del mantenimento dei figli ricade esclusivamente su quest'ultime, le quali nel 95% dei casi ne assecondano l'isolamento, mentre il rischio che essi rimangano schiavi di tale simbiosi è accresciuto dal fatto che il padre raramente interviene come terzo elemento a separare la coppia madre-figlio. Il comportamento tipico da parte di una madre di uno hikikomori, quindi, è quello di appoggiare e di non interferire con l'operato del figlio, senza disturbarlo e senza indagare sul motivo del suo malessere, nell'attesa che la situazione ritorni alla normalità. In questo modo l'isolamento, col passare del tempo, diventa totale, passando da momenti di dipendenza a momenti di forte aggressività, che possono sfociare in minacce di morte o tentati omicidi verso la madre.    
Data la rilevanza sociale del fenomeno, in Giappone si è cercato di porre rimedio al problema degli hikikomori attraverso due principali tipi di approcci, ciascuno dei quali con il proprio stile e la propria filosofia di trattamento

·   L’approccio medico-psichiatrico che consiste nel trattare la condizione come un disturbo mentale o comportamentale con il ricovero ospedaliero, sedute di psicoterapia e assunzione di psicofarmaci.

·  L'approccio basato sulla risocializzazione che guarda al fenomeno come a un problema di socializzazione piuttosto che come a una malattia mentale. Lo hikikomori viene quindi ospitato in una comunità alloggio in cui sono presenti altri hikikomori, con la possibilità di interagire lontano dalla casa di origine.

 

Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
lauraiozzo@virgilio.it

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Cell: 329/6628784



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