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da Eros/Psyche di Monica Riccio

CatanzaroInforma.it: La psicologia dei socialLa psicologia dei social

Nel 1999 Google era agli esordi e gli smartphone erano per lo più un universo ancora di là da venire. L'iPhone non sarebbe sbarcato che nel 2007, per intendersi. Internet era una materia fino ad allora riservata più che altro ad alcuni pionieri, scrive Patricia Wallace nella prefazione della seconda edizione del suo La psicologia di Internet.

Oggi, i social sono parte del nostro quotidiano; sono un solidissimo strumento di informazione e comunicazione, anche a livello relazionale.

Gli accessi che abbiamo la possibilità di effettuare, sono una risorsa aggiunta alla nostra formazione, sia a livello personale che professionale. Milioni sono i siti a cui poter accedere per avere riferimenti, approfondimenti, arricchimenti a livello culturale, educativo, di formazione ed informazione.

Molte dimensioni della nostra vita hanno tratto vantaggio dall’utilizzo di un simile strumento che mai e poi potevamo pensare entrasse in modo così prorompente nella nostra vita.

Tendenzialmente, si propende per una valutazione negativa dell’uso dello strumento social perché lo si vive come canale che incoraggia la “solitudine”, la spinta ad evitare le relazioni sociali vis a vis.

Di fatto i social le comunicazioni sociali le stimolano, soprattutto in quei soggetti che hanno difficoltà ad aprirsi, che sono timidi e non riescono a trovare canali per poter rendere accessibile la propria interiorità (ovviamente ciò che di se stessi si vuole trasmettere).

Tale “opportunità” è molto importante soprattutto per chi deve fare i conti, per esempio, con le reazioni fisiche derivanti dalla timidezza, dalla vergogna (pallore o rossore del viso, ipersudorazione, abbassamento del tono della voce, tremore delle mani, incapacità nel coordinare le idee, senso di panico, desiderio di scappare). Non trovarsi di fronte alla persona con la quale ci si sta confrontando, in taluni casi, genera maggiore sicurezza in se stessi, nelle proprie capacità, maggiore considerazione del proprio pensiero. Nel contesto virtuale, infatti, non vi sono alcuni elementi ansiogeni come il contatto oculare, il contatto fisico, l’importazione della voce (che potrebbe tradire l’emozione) che sono invece tipici dell’incontro “face to face”.  

Si genera una sorta di apertura tale da determinare, paradossalmente, la creazione di legami sociali più profondi, che a loro volta aumentano il benessere del soggetto. 

In definitiva, nei casi succitati, i social consentono, spesso di esplicitare in modo più libero, sentimenti, paure e vulnerabilità.

Gli aspetti positivi dipendono, comunque, da molti fattori e le conseguenze di internet sono diverse in base alle caratteristiche dell’individuo che ne fa uso: adolescente, giovane, adulto, maschio, donna. Partendo da ciò, dei social si fa un utilizzo diverso: l’adolescente trae maggiore beneficio perché li usa, perlopiù, per mantenere amicizie già esistenti, per migliorare la relazione e la conoscenza della persona con la quale “interloquisce”; l’adulto li usa per fare nuove amicizie, per instaurare nuovi legami e in tal caso non si hanno effetti o, comunque, non effetti positivi sul benessere dell’individuo.

Nonostante tutti i vantaggi che può portare, Internet ha il suo rovescio della medaglia e può portare a delle situazioni negative. La dipendenza è una di queste.

Gli ambienti virtuali che creano dipendenza si possono raggruppare in tre grandi categorie: i giochi online, i social network, le aste online.

Nei giochi online i giocatori creano il proprio avatar lo personalizzano, prendono parte al gioco riuscendo a raggiungere degli obiettivi, dei risultati, mettendo in campo il proprio ingegno, risolvendo missioni difficili ma che risultano non impossibili, il tutto in un contesto accattivante, determinato da una grafica attraente e coinvolgente.

Con i social network le persone sentono il costante bisogno di controllare le notizie, sentono il desiderio di sapere cosa stia succedendo, cosa accade “altrove”. Tale comportamento potrebbe risultare stressante, ma lo sarebbe ancora di più restare distaccato dal mondo virtuale, dall’idea angosciante che si stia perdendo qualcosa. Questo si definisce comportamento ossessivo: in base al carattere della persona, si ipotizza che gli estroversi vogliano mantenere e rafforzare i contatti con la propria rete amicale, in ogni momento della giornata, mentre per i più timidi sia più semplice gestire le conversazioni e quindi risulta più facile fare nuove amicizie.

Indipendentemente dalla propria personalità, un altro fenomeno che porta a rimanere sempre connessi è quello della FoMO, acronimo di Fear of Missing Out (paura di essere dimenticati).

Nelle aste online il meccanismo che si innesca nei compratori ossessivi è quello di dover avere a tutti i costi un determinato oggetto. I soggetti mettono anche in pratica delle forme di autoconvincimento e di giustificazione per gli acquisti fatti. In questo caso sono frequenti anche gli sbalzi di umore da un estremo all’altro, per esempio una grande euforia per essersi aggiudicati un oggetto avendo fatto un’offerta migliore all’ultimo secondo prima dello scadere del tempo, oppure un profondo stato di rabbia perché qualcuno ha fatto un’offerta migliore della propria a pochi secondi dal termine della vendita. Da questi esempi, oltre ad emergere un comportamento di acquisto ossessivo e compulsivo, si evidenzia la conseguente dipendenza.

Dopo aver identificato i maggiori pericoli di dipendenza, ci si può chiedere quali possano esserne le cause comuni: un individuo che ha già la tendenza verso alcuni problemi psicologici come depressione, scarsa autostima ed instabilità emotiva, può sviluppare più facilmente la dipendenza; ma potrebbe essere vero anche il contrario, cioè che in realtà questi problemi psicologici siano la conseguenza dell’abuso di Internet. I problemi psicologici emotivi possono quindi essere sia causa che effetto della dipendenza.

Come si può guarire da questi problemi legati ad Internet?

Si possono

  1. Programma di rieducazione basato su una rigida disciplina ed esercizi fisici quotidiani. L’obiettivo finale è quello di educare da zero i soggetti ad un uso consapevole della rete, senza trascurare la bellezza della vita offline.
  2. “Terapia cognitivo-comportamentale” che consiste nell’adottare alcuni accorgimenti per valutare la quantità di tempo spesa su Internet, cercando di monitorarla per poi arrivare a ridurla (fissare un timer o una sveglia per rendersi conto del tempo speso in rete per prendere consapevolezza in modo concreto del tempo che passa, installare alcune applicazioni sul proprio smartphone o sul proprio computer che impediscono l’accesso ad alcuni siti “succhiatempo” per le fasce orarie o un intervallo di tempo indicati dall’utente.
  3. trattamenti farmaceutici possono essere un’ulteriore alternativa per la cura della dipendenza. Un farmaco, l’antidepressivo bupropione, è in grado di ridurre la sensazione eccessiva di bisogno e infatti viene utilizzato per il trattamento d’abuso di alcool o gioco d’azzardo; la sua somministrazione si è rivelata efficace anche nei casi di dipendenza dai videogiochi.

Qualunque sia la terapia scelta dal medico, la probabilità di risolvere il problema è molto alta. Internet, pur essendo in grado di indurre comportamenti simili alle dipendenze da sostanze, in realtà non è una sostanza fisica come la droga o l’alcool; una persona che diventa consapevole del proprio problema è già sulla via della guarigione, per poter condurre una vita normale, senza ansia o depressione.

 

Dr. Manuela Marchio

Dr. Monica Riccio

 

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La pluralità delle voci e delle storie del mondo oggi emerge in tutta la sua varietà su

Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e sulle altre piattaforme social.

Capire come cambia il nostro modo di narrare la realtà, richiede di fare i conti

con questi strumenti di condivisione e di creazione di comunità.
Marco Bardazzi, Scrivere e comunicare nell'era digitale, su La Stampa, 2014

 



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