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CatanzaroInforma.it: Stalking e mobbing coniugale: quando la vittima è un uomoStalking e mobbing coniugale: quando la vittima è un uomo

Ad oggi prevale, nella nostra società, la figura della donna come ‘vittima’ di violenza da parte dell’uomo, che sia essa fisica o psicologica, domestica o esterna all’ambiente familiare.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono in aumento i casi di cronaca che hanno riguardato omicidi, atti di violenza e stalking da parte di donne nei confronti degli uomini: lo stalking, infatti, non deve essere considerato un fenomeno di genere e sia donne che uomini possono essere rispettivamente vittima o persecutore.

Entrambi i generi, infatti,  possono rendersi autori di aggressioni fisiche o psichiche, di appostamenti, pedinamenti, danneggiamenti alle cose, minacce o molestie assillanti.

Resta però un dato: si contano il 70% di uomini molestanti contro il 30% delle donne e questo sembrerebbe smentire quanto sinora affermato.

Occorre, però, sottolineare che spesso le ricerche fanno riferimento a casi di stalking comprovati, denunciati e gestiti per vie legali; i dati raccolti potrebbero quindi essere inficiati dal fatto che sono pochi gli uomini che ammettono di essere vittime di stalking, o comunque di subire minacce da parte di una donna.

 Ancora meno, poi, sono gli uomini che si rivolgono alle forze dell’ordine per denunciare tali abusi e pochissimi sono quelli che dichiarano di essere spaventati e preoccupati per la propria incolumità.

Forse proprio per questo motivo è presente un’ampia asimmetria che vede la quasi totalità femminile tra le vittime di stalking, mentre i casi in cui è l’uomo ad essere bersaglio di stalker vengono spesso sottostimati e taciuti, riempiendo quel “numero oscuro” che spesso inficia una corretta analisi criminologica.

Tutti i tipi di violenza, sia fisica, psichica e sessuale, posso interessare indistintamente entrambi i generi: la volenza fisica, infatti, non è solo appannaggio del genere maschile soprattutto se si intende la stessa nell’ampia accezione data dalla dottrina che considera quale esempi di violenza fisica anche “graffi, morsi, lancio di oggetti, utilizzo di armi proprie ed improprie, calci o pugni”, comportamenti tutti perfettamente “alla portata” anche del genere femminile.

Anche la violenza sessuale può riguardare uomini e donne, per essa intendendosi, come chiarito da recente giurisprudenza anche casi di “rapporti intimo avviato ma poi interrotto senza motivi comprensibili, determinando frustrazione, umiliazione e senso di rifiuto” o anche “richieste estrose o particolari  non condivise e vissute con disagio dal partner”.

 Perpetrabile da entrambi i generi è anche la c.d. violenza psicologica ed economica, dalla casistica giurisprudenziale e dottrinaria sintetizzata in tali esempi indicativi: “critiche a causa di un impiego poco remunerato, denigrazioni a causa della vita modesta consentita alla partner, paragoni irridenti con persone che hanno guadagni migliori, rifiuto a  partecipare economicamente alla gestione familiare, umiliazioni ed offese in pubblico, critiche per difetti fisici, critiche per la gestione della casa e dei figli, ecc”.

Molti di questi comportamenti sono stati indicati dalla dottrina quali esempi di mobbing coniugale, quando essi, naturalmente non fossero ricompresi in fattispecie penalmente rilevanti.

Il mobbing coniugale ”consiste in attacchi e accuse, svolte in modalità sistematiche nei confronti del partner, cercando di colpirlo nelle sue parti più deboli e di umiliarlo”.

Per riconoscerlo dovranno essere presenti tentativi di sminuire il ruolo della vittima nell'ambito familiare, emarginazioni, continue provocazioni e prevaricazioni anche senza motivo, pressioni affinché il coniuge lasci il letto coniugale, o il tetto coniugale, o la gestione economica nelle mani del mobber.

Può sussistere mobbing coniugale anche in presenza di “imposizioni,  esclusioni, rifiuto al dialogo e disinteresse continuo nei confronti del partner in tutte le sfere della normale vita quotidiana, compresa la sfera della sessualità”.

Come per gli altri tipi di mobbing, anche quello coniugale, specie se perpetuato per lunghi periodi, può portare a danni nella sfera psicofisica della persona, che possono sfociare in sindrome ansioso-depressiva e disturbo post-traumatico da stress, con relativa angoscia, senso di inefficacia, diminuzione dell'autostima, oltre ai disturbi fisici collegati.

Si è cominciato a parlare di “mobbing familiare”, consentendone così l'asilo nel diritto di famiglia, da una sentenza della Corte di Appello di Torino che ha individuato determinati comportamenti lesivi della dignità del coniuge e quindi in contrasto con i doveri che derivano dal matrimonio.

Per la prima volta, nella giurisprudenza italiana, il fenomeno mobbing veniva sdoganato dalla disciplina del diritto del lavoro per essere utilizzato nel delicatissimo ambito familiare quale elemento di addebitabilità della separazione.

Da quanto detto deriva che nonostante l’impegno costante delle istituzioni e di gran parte della società civile nel condannare la violenza, la stessa viene etichettata come violenza di genere dimenticando l’assunto che la violenza è un costrutto ampio e complesso che non prevede distinzioni in ordine al sesso.

Talvolta si corre il rischio di trasmettere il messaggio che la violenza femminile non esiste, e se esiste è “lieve” e non suscita allarme: la “normalizzazione” pubblica della violenza femminile crea assuefazione ed abbassa l’allarme sociale, con paradossali conseguenze.

Tempo fa, ad esempio, secondo un esperimento condotto da una prestigiosa università di sociologia, la scena di un uomo che schiaffeggiava una donna in un reality non poteva essere accettata scatenando condanna pubblica, senza prova d’appello, a ruoli invertiti, invece, la scena non suscitava uguale sdegno ed uguali reazioni, al contrario veniva minimizzata, diveniva “normale”, perfino ironica.

Questo deve far riflettere su un dato importante: la violenza, le prevaricazioni, le vessazioni, gli abusi non hanno una connotazione sessuale tout court, tali fenomeni devono essere prevenuti e contrastati energicamente sia a livello giuridico che sociale, senza sconti e senza eccezioni di genere.

La violenza di genere è, infatti, sempre e comunque una sconfitta per una società che pretenda di definirsi civile.

Claudia Ambrosio

Avvocato e Criminologa

 

 

 

 

 

 

 

 


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