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da AvvocatoInforma di Assunta Panaia

CatanzaroInforma.it: Affidamento condiviso, negato se i figli si rifiutano di avere rapporti con il genitoreAffidamento condiviso, negato se i figli si rifiutano di avere rapporti con il genitore

L'affidamento condiviso ribadisce e amplia il principio della bigenitorialità, intesa quale diritto del figlio ad un rapporto completo e stabile con entrambi i genitori, e ciò anche laddove la famiglia attraversi la fase patologica della separazione o del divorzio dei coniugi. Contrariamente all'affidamento congiunto, che richiede una completa cooperazione fra i genitori, dunque, l'affidamento condiviso, in caso di conflitto, suddivide in modo equilibrato le responsabilità specifiche e la permanenza presso ciascun genitore, mantenendo inalterata la genitorialità di entrambi e tutelando, pertanto, la relazione tra figli e genitori.

Il codice civile, in virtù della legge n. 54 del 2006, stabilisce che il giudice, in merito all'affidamento dei figli minori, debba decidere prioritariamente in favore dell'affidamento condiviso, anche se il legislatore ha mantenuto, quale “valvola di sicurezza del sistema”, l'ipotesi dell'affidamento esclusivo qualora ritenga che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore. Significa che il giudice deve tenere conto degli aspetti affettivi e psicologici, oltre che materiali. E che l'affidamento condiviso non può essere attuato quando l'affidamento a uno dei genitori può risultare dannoso per la prole. L'affidamento condiviso o esclusivo non può dipendere dall'addebito della separazione: nel caso in cui un coniuge sarà ritenuto “responsabile” non è detto che non possa comunque essergli affidata la prole, proprio in quanto ciò che conta è che ai figli sia assicurato un ambiente in grado di assicuragli il miglior sviluppo della personalità. Il giudice, in definitiva, deve preferire l’affido in condivisione e, se del caso, illustrare gli argomenti che lo hanno spinto a disattenderlo (nell’interesse del minore), optando per l’esclusività dell’affidamento. Ed, infatti, il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore. Circa la scelta del genitore affidatario, occorre rilevare che, in materia di affidamento della prole, il giudice deve applicare il criterio fondamentale ex art. 155 comma 1 codice civile dell’interesse esclusivo della prole. Pertanto, è tenuto a privilegiare quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione familiare e ad assicurare il miglior sviluppo possibile della personalità del minore in quel contesto di vita che risulti più adeguato a soddisfare le esigenze materiali, morali affettive e psicologiche di cui egli è portatore, tenendo anche conto delle specifiche situazioni dell’ambiente in cui i minori andranno a vivere dopo la separazione. A tal proposito, si richiama il decreto del Tribunale dei minorenni di Catanzaro del 27 maggio 2008.

L'affidamento condiviso può non essere concesso dal giudice anche quando vi è un rifiuto categorico del minore di avere rapporti con il genitore. In merito, si rammenta quanto deciso recentemente dalla Corte di Cassazione. Con la sentenza del 15 settembre 2011, n. 18867, i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di una mamma, che chiedeva l’affidamento condiviso della figlia minore. Affidamento che era stato negato alla stessa dai giudici del merito a causa del rifiuto categorico della bambina di avere qualunque tipo di rapporto con la madre. Nello specifico, la Corte d’Appello aveva rilevato come il netto rifiuto di qualsiasi rapporto con la madre manifestato dalla figlia, nonché l’incapacità dei genitori di evitare conflitti tra loro impedivano, in funzione del superiore e prevalente interesse della minore, di disporre l’affidamento condiviso o esclusivo alla madre, dovendosi piuttosto confermare l’affidamento al padre, sia pure se si incaricavano i servizi sociali di tentare la “riconciliazione” tra madre e figlia. I giudici della Suprema Corte, condividendo sul punto la pronuncia del giudice di secondo grado, hanno sottolineato come questa risultasse conforme al dettato normativo di cui agli artt. 155, 155bis e 155sexies del codice civile, e hanno riconosciuto l’affidamento al padre in luogo dell’affidamento condiviso ai genitori, non già per carenze materne, ma in quanto riteneva che l'affido condiviso o esclusivo alla madre sia in contrasto con l'interesse superiore e prevalente  della figlia, come risultava dalla sua palese opposizione in sede di audizione.

Cosicché, può ben dirsi che tale decisione degli ermellini, in linea col criterio legale della prevalenza dell’interesse del minore, segue quel filone interpretativo giurisprudenziale tendente ad attribuire sempre più un peso maggiore alle dichiarazioni rese dai figli in sede di audizione, nell’ambito dei procedimenti di separazione o divorzio.

                                                                                                   Assunta Panaia

 

Per contatti: Studio legale Panaia

                      vico I Progresso n. 5 – 88100 Catanzaro

                      tel/fax 0961 34517 e-mai: avv. assuntapanaia@gmail.com



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