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da Mettiamolacosì di Vanessa Sacco

CatanzaroInforma.it: Buon 2013!Buon 2013!

21 dicembre 2012. Ore 18.05. Scrivo questo pezzo sperando che non sia l’ultima cosa che farò; sperando che domani, se ci sarà un domani, qualcuno lo possa leggere.

La previsione dei Maya è inesorabile: il 21 dicembre 2012 il mondo finirà.

Il mio amico Ibrahim, molto informato su tutto ciò che passa la TV, mi ha rivelato addirittura l’ora esatta: le 18.30. Ho ancora venticinque minuti buoni.

Più che il caos degli allarmisti, in giro riconosco il solito, rassicurante caos da acquisti. Mancano pochi giorni a Natale e, in barba alla crisi, gli italiani sembrano ancora affezionati a una pessima, vecchia abitudine: aspettare l’ultimo momento per comprare i tradizionali doni natalizi e fare incetta di prodotti ittici da fare un baffo ai Giapponesi. Ci sono sempre le eccezioni: di recente mi sono trovata ad assistere a una conversazione tra due amici che si erano incontrati per caso in fila alla stessa cassa di supermercato. Lui vantava di aver speso cinquecento euro in pesce per il raduno familiare sotto l’albero; lei, dalla famiglia e le tasche più esigue, vantava l’idea di presentare a tavola il pesce finto: noto pasticcio di patate lesse e tonno in scatola acconciato su un vassoio in modo da assomigliare lontanamente al cartone animato di un pesce vero.

Dò un’occhiata fuggente ai palinsesti televisivi (nel caso il pianeta sopravviva fino alla prima fascia serale), ma l’idea di guardare l’ennesimo TG o programma di approfondimento giornalistico mi deprime quasi quanto l’idea di una fulminea estinzione della specie umana. Fortunatamente mi viene in soccorso il volto fascinoso della mia professoressa di letteratura francese all’Università. Ricordo che Madame Chantal – rigorosamente madrelingua – durante una delle sue lezioni disse che in Francia la critica sociale era affidata agli intellettuali, lamentando il fatto di non trovare un degno corrispettivo in Italia.

Era la seconda metà degli anni ’90, e quella frase, imparata a memoria per poi fare bella figura all’esame orale, quando l’avrei infilata ad arte durante la mia esposizione erudita, mi suonava importante ma vuota.

Studiavo Sartre, Camus, Simone de Beauvoir e ascoltavo Radio DJ. A mala pena sapevo chi era il Presidente del Consiglio e mi disinteressavo allegramente sia di politica che di italianistica. Poi sono cresciuta, ho studiato altro, le voci più belle di Radio DJ hanno migrato verso Radio Capital e io ho capito che in Italia, almeno oggi, la critica sociale la fanno i comici. Non tutti, ovviamente. Penso a Crozza, Vergassola, Benigni, Littizzetto, Guzzanti fratello e sorella maggiore…

Critica sociale? Quando mi prende lo schiribizzo di sentire una voce fuori dal coro per farmi un’opinione personale sull’acustica generale, ascolto i comici. Senza esagerare – Certo! – perché nessuna parodia ha senso se prima non si conosce la storia che essa prende in giro. Se si confonde la prima con la seconda, si rischia di dimenticare che dopo il riso iniziale, è d’obbligo la riflessione più seria.

Chi poteva immaginare che valori come l’amor di patria, il rispetto delle istituzioni, il richiamo all’etica politica, la memoria del passato nazionale ci dovessero risuonare in testa con rinnovata familiarità, come una poesiola scordata tra i banchi di scuola e inaspettatamente recuperata, attraverso le parole di un comico? Il nostro addestramento civico, i nostri ricostituenti spirituali, la nostra palestra quotidiana di autostima e di amore verso il paese che abitiamo non dovevano essere elargiti alle umane genti dalle bocche dei politici, dei filosofi, degli intellettuali, degli insegnanti, dei religiosi, degli scienziati o, più naturalmente, di ogni uomo adulto che si senta partecipe e responsabile di una più vasta collettività?

Eh no! C’è stato bisogno dell’intervento di un comico per ricordarci chi siamo.

Noi italiani abbiamo poca memoria: ai documentari preferiamo le fiction e abbiamo addirittura coniato il termine dietrologia per rivedere e relativizzare il passato. Eppure è nei folli, come nei bambini, che è nascosta la verità. Così la pensavano durante il Medio Evo, tanto che il giullare – o buffone, guitto, comico – di corte, all’epoca veniva ascoltato con molta attenzione. Tra un lazzo e un saltello, una rima e uno stornello, infilava in maniera cifrata qualche commento imprudente, qualche rivelazione sconcertante, e se proprio il signore suo padrone voleva rimanere sordo agli avvertimenti di quella zucca matta, aveva sempre l’alibi della clownerie che il servo rappresentava per lui con lo scopo ufficiale di intrattenerlo senza secondi fini.

Ma il nostro Roberto Benigni è un guitto/pastore di anime: all’indomani dell’ennesima carneficina in una scuola elementare statunitense (Newtown, nel Connecticut), del ritorno al populismo più ingenuo, di una sempre crescente spinta a dare credibilità a imbonitori dalle facili promesse, un artista laico come lui usa le stesse parole che pronunciò papa Wojtyla nel lontano 1978, durante la sua prima liturgia domenicale al mondo: non abbiate paura!

La stessa paura causa di tutti i mali che quasi trent’anni dopo il regista Michael Moore, nel suo film denuncia Bowling for Colombine, attribuì ora in tono canzonatorio, ora con piglio severo e disarmante, ai suoi stessi connazionali: C’era una volta, in Europa, certa gente chiamata i Pellegrini. Temevano di essere perseguitati, così salgono tutti su una nave e salpano per il Nuovo Mondo, dove non avrebbero più avuto paura, ma appena arrivati vengono accolti dai selvaggi, si spaventano di nuovo e li ammazzano tutti. Voi penserete che aver spazzato via un’intera razza li avrebbe tranquillizzati, e invece no! Cominciano a temere l’uno dell’altro. Allora bruciano le streghe. Nel 1775 fanno fuori gli Inglesi per essere liberi. E funzionò. Ma ancora non si sentivano al sicuro. Approvano un secondo emendamento. Ogni uomo bianco può possedere un fucile. Questo ci porta all’idea geniale della schiavitù. Vedete, i bianchi di allora avevano anche paura di fare qualsivoglia lavoro, così vanno in Africa, rapiscono migliaia di neri, li portano in America e li costringono a lavorare sodo e gratis. […] Questo sistema rese gli Stati Uniti il paese più ricco del mondo. I tanti soldi e la servitù gratuita aiutarono i bianchi a calmarsi? Figuriamoci! La loro paura aumentò ancora, perché dopo duecento anni di schiavitù, in molte zone del Sud ora i neri erano più dei bianchi. […] Di lì a poco arriva Samuel Colt. Nel 1836 inventa la prima arma a ripetizione: spara senza bisogno di ricaricarla. I bianchi del Sud fanno: “Yuhù!”. Ma è troppo tardi: il Nord vince presto la guerra civile e gli schiavi vengono liberati. Ora sono liberi di andare a tagliare le teste dei vecchi padroni […] Ma gli schiavi non si vendicano, vogliono solo vivere in pace. Di questo, però, non si riuscì a convincere i bianchi: formano il Ku Klux Klan, e nel 1871, quando il clan diventa un’organizzazione terroristica illegale, si costituisce un altro gruppo: la National Rifle Association. […] Uno promuoveva il possesso responsabile delle armi; l’altro sparava ai neri e li linciava. Così fino al 1955, quando una donna nera sfida la legge rifiutando di spostarsi sul retro dell’autobus. […] I neri cominciano a esigere i propri diritti e i bianchi […] fuggono in massa nei sobborghi, dove tutto è bianco, sicuro, pulito. E si comprano un quarto di miliardo di pistole, mettono lucchetti alle porte, allarmi in casa, al portone, nell’intero quartiere. Finalmente sono tutti al sicuro […].

Il mio amico Ibrahim, quando commenta la nostra situazione politica, dice che noi italiani, finché avremo un piatto di pasta con cui sfamarci, non faremo mai alcuna rivoluzione. Spero davvero che la pasta non manchi mai, allora, perché non credo proprio che con una guerra civile le cose andrebbero meglio per qualcuno.

Se mi fanno paura le previsioni dei Maya? No. Mi fa più paura la paura che hanno gli uomini. E allora l’augurio che mi faccio e che faccio idealmente a ogni uomo e donna di questo pianeta per l’anno nuovo è di non avere paura. Paura di cambiare, di fidarsi, di perdonare.

Buon 2013!



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