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da AvvocatoInforma di Assunta Panaia

CatanzaroInforma.it: Estinzione del diritto al compenso professionale: quando, come, perchéEstinzione del diritto al compenso professionale: quando, come, perché

Nel 1998 ho acquistato un appartamento ed ho fatto rogito e ipoteca col notaio X. Nel 2005 mi capita l'occasione di acquistare una villetta e pianifico con lo stesso notaio tutto l'iter: togliere l'ipoteca dall'appartamento, dopo qualche giorno vendita dell'appartamento, e dopo due giorni acquisto della villetta con mutuo. Alla fine di tutto il notaio fa i conti di quanto gli dovevo e mi sconta i 700 euro relativi all'eliminazione dell'ipoteca dell'appartamento. Faccio il relativo assegno e tutti felici e contenti. Nel novembre del 2012 mi arriva una raccomanda dal suo avvocato dove mi chiede i 700 euro più balzelli vari. Io non so come comportarmi: primo perché mi sembra scorretto che mi si chiedano dei soldi dopo più di sette anni, secondo perché mi è stato riferito che dopo tre anni il notaio non possa più richiedere i crediti. E' vero?

*******

Con riferimento alla questione sollevata dal nostro lettore, va detto che il diritto al compenso per la prestazione professionale svolta si prescrive in tre anni. Ma, cosa si intende per prescrizione? La prescrizione è quell'istituto giuridico che riguarda gli effetti giuridici attribuiti al trascorrere del tempo, e, difatti, nel diritto civile, è causa generale di estinzione dei diritti qualora quest'ultimi non vengano esercitati dal titolare per un periodo di tempo indicato dalla legge (art. 2934 codice civile).

E' bene sottolineare che non tutti però i diritti sono soggetti a prescrizione. Non lo sono i diritti indisponibili, vale a dire quei diritti soggettivi che non possono essere trasmessi dal titolare a un altro soggetto e si estinguono solo con la sua morte (ad esempio gli stati di figlio, di coniuge, di cittadino, la potestà dei genitori sui figli minori, l'azione di petizione di eredità, il diritto di proprietà, i diritti patrimoniali derivanti da rapporti familiari, come il diritto agli alimenti, l'azione per far dichiarare la nullità di un negozio giuridico) e gli altri diritti indicati dalla legge (artt. 248 e seguente, 263, 272, 533, 715, 948, 1422 c. c.).

La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.) e può essere interrotta quando il diritto viene riconosciuto da colui contro il quale esso può essere fatto valere e se esso viene esercitato mediante atti materiali di godimento o anche mediante atti giuridici, quali domande giudiziali, oppure atti che valgano a costituire in mora il debitore. In  tale caso comincerà a decorrere un nuovo termine prescrizionale dal compimento dell'atto interruttivo. Le parti non possono in via convenzionale modificare la disciplina legale della prescrizione, e, dunque, in tale modo non possono sottrarre i diritti all'estinzione per prescrizione, né abbreviare o allungare i termini di maturazione della stessa (inderogabilità delle norme che disciplinano la prescrizione art. 2936 c.c.). La rinuncia alla prescrizione è consentita a colui in favore del quale è prevista e solo dopo che sia scaduto il termine prescrizionale (art. 2937 c.c.). Il giudice non può rilevare d'ufficio la prescrizione (art. 2938 c.c.), ma è onere della parte interessata opporre l'eccezione di prescrizione. Inoltre, il debitore che abbia pagato spontaneamente un debito prescritto non può ripetere quanto pagato (art. 2940 c.c.).

Fatte queste brevi premesse, e venendo alla questione de qua, occorre soffermarsi sulle prescrizioni "presuntive", la cui ratio è quella di tutelare il debitore nelle ipotesi in cui il pagamento di un debito sia avvenuta senza che il debitore si sia fatto rilasciare una quietanza, oppure, in considerazione del valore esiguo della prestazione, il debitore non abbia conservato la quietanza per lunghi periodi. In questi casi, accade che, trascorso un breve lasso di tempo, il debito si presume sia stato già soddisfatto, e quindi che il diritto di credito si sia estinto. I diversi casi di prescrizione presuntiva sono previsti agli artt. 2954, 2955, 2956 e 2961 del codice civile.

Il tipo di prescrizione che qui interessa è quella attinente ai crediti derivanti da prestazioni professionali. Con riguardo a questi ultimi, l'art. 2956 c.c. recita che “Si prescrive in tre anni il diritto dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese; dei professionisti per il compenso dell'opera  prestata e per il rimborso delle  spese correlate; dei notai, per gli atti del loro ministero; degli insegnanti per le lezioni impartite a tempo più lungo di un mese”. I tre anni decorreranno del compimento della prestazione d'opera.

E' importante evidenziare però che, qualora il cliente debitore venga chiamato in giudizio dal professionista per il recupero del suo credito professionale, e il debitore eccepisca la prescrizione presuntiva, l'eccezione sarà rigettata dal giudice nel caso in cui il convenuto abbia comunque ammesso che l’obbligazione non è stata estinta (art. 2959 c.c.). Difatti, l'eccezione di prescrizione presuntiva è incompatibile con qualsiasi comportamento diretto o indiretto del debitore che comporti, sia pure implicitamente, l’ammissione in giudizio che l'obbligazione da lui assunta non sia stata estinta. Nella prassi, può avvenire infatti che il debitore, di fronte alla richiesta del creditore di adempiere, eccepisca, oltre alla prescrizione del diritto, anche che il rapporto non è mai sorto con il professionista che ha agito in giudizio, che è invalido, o che altri sia tenuto all'adempimento. In questo caso, l'eccezione di prescrizione deve essere rigettata, perché il debitore affermando l'assenza del diritto o la sua invalidità e così via, non può al contempo sostenere (vi sarebbe infatti una contraddizione in termini) che il diritto si è estinto per mancato esercizio da parte del suo titolare. L'eccezione di prescrizione presuntiva non verrà rigettata, invece, quando il presunto debitore esponga una qualsiasi causa estintiva del debito originario, diversa dall'adempimento, come la compensazione o la transazione novativa (contratto con cui le parti nel farsi reciproche concessioni, per porre fine ad una lite o prevenirla, estinguono il precedente rapporto sostituendo ad esso uno nuovo rapporto con oggetto o titolo diverso), poiché tale dichiarazione non esclude, ma conferma la presunzione di pagamento. Nel caso in cui il debitore abbia eccepito la prescrizione del diritto azionato nei suoi confronti e abbia assolto il suo onere probatorio deducendo il solo decorso del tempo, quale evento naturale che implica la presunzione che la pretesa si sia prescritta, dal alto opposto spetta al creditore provare che il diritto non è stato soddisfatto, e comunque estinto, con giuramento decisorio deferito al debitore.

                                                                                                 Assunta Panaia

 

Per contatti: Studio legale Panaia

vico I Progresso n. 5 – Catanzaro

e-mail: avv.assuntapanaia@gmail.com



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