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Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

Perché non una donna?

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Qualche giorno fa, lo scrittore Francesco Bevilacqua, ha osato lanciare un sasso, l’unica vera proposta in qualche modo sincera e propositiva, nello stagno solo velatamente e fintamente agitato di un “centrosinistra” (?) che si muove con la consueta confusione verso la consueta sconfitta annunciata. L’altra proposta, a quel che vedo è stata solo una: la richiesta di rinviare la data delle elezioni! Una proposta questa che, se non fosse motivata da un rinnovarsi dello stato di emergenza sanitaria (ipotesi veramente sciagurata e difficilmente prevedibile), sarebbe veramente difficile non percepire come sconcertante! Sarebbe come pensare che i “tavoli” e gli strateghi di questa presunta area di centro sinistra, o “civica” che dir si voglia, fossero disposti a sacrificare ancora qualche mese ad una giunta di centrodestra mai così demotivata e senza la sua guida, pur di portare avanti i loro incomprensibili piani.

La proposta/provocazione lanciata da Bevilacqua va in tutt’altra direzione: una direzione sinceramente anche abbastanza scontata, a leggerla con gli occhi di chi dalle strategie claustrofobiche del politicismo è chiaramente fuori, come lo è appunto, da sempre, il nostro autore.

“Perché non una donna?” Titolo infelice e semplicistico, hanno fatto notare alcuni, ma essenziale: perché mai la sinistra, il civismo, dovrebbero abdicare a questa possibilità, delegandola ancora una volta, anche in Calabria, alla destra? Non è forse giunto il momento di dimostrare come una candidatura femminile possa essere portata con decisione e determinazione come simbolo di quel rinnovamento vero, di cui questa Regione ha disperatamente bisogno? Non di facciata, quindi, non semplicemente di “genere”, ma fortemente simbolica appunto. E di cosa mai è fatta la politica, quella vera, quella che vola alto sopra i clientelismi massomafiosi e sopra le convenienze personali, se non di SIMBOLI?

E non sarebbe proprio questo il terreno, alto, sul quale potersi incontrare, convergere, al di là di giochi di bottega e di logoramento reciproco che certamente non conducono a nulla?

Quanto forte e significativa sarebbe la carica simbolica di una scelta del genere, credo sia molto facile capirlo. Ne parlavamo oggi in un incontro scolastico su “Donne e ‘ndrangheta” con Simona Dalla Chiesa; lo abbiamo provato con la carica che ha avuto una candidatura come quella di Geri Ballo alle ultime elezioni europee; lo vediamo ogni volta in TV quando a rappresentarci nei vari takshow politici viene chiamata una donna straordinaria per carica ideale e simbolica, quale Jasmine Cristallo, leader delle Sardine.

Simboli appunto. Ma da dove ripartire se non dai simboli per dare fiato, speranza e prospettiva a questa terra? Per sperare che quella maggioranza silenziosa e rassegnata dell’astensionismo trovi un motivo valido per andare a votare?

L’alternativa, chiaramente, è la spartizione di un consenso già minimale, calcolato al ribasso magari, ma comunque prezioso a consolidare posizioni che il tempo e le sorti elettorali avrebbero dovuto ormai da tempo cancellare. E così, insieme al mio amico Francesco Bevilacqua, abbiamo immaginato anche alcuni possibili esempi perché potesse essere evidente lo spessore di storie e di competenze che in questo momento, lo crediamo fortemente, solo da quell’altra metà del cielo potrebbero arrivare. Pina Amarelli, Mirella Barraco, Anna Falcone, Doris Lo Moro, Federica Roccisano: donne di comprovata capacità manageriale e politica, di specchiata moralità, di elevate competenze, provenienti da contesti diversi, che ci piacerebbe immaginare tutte in una squadra di governo.

Una donna Presidente, in Calabria. Dopo Jole Santelli, ci aspettavamo che fosse impossibile non partire da qui. Ma così non è purtroppo. E la proposta sembra caduta nel vuoto. Ed in quel vuoto, però, ancora si tenta di rovistare disperatamente, invocando rinvii, convocando “tavoli”. Ma perché non provare almeno a pronunciarsi invece su una proposta vera, fatta di contenuti e simboli, di progetto e visione, come questa?

Come sperare altrimenti di poter proporre accordi e convergenze anche a chi, al momento, come Tansi e il suo movimento, sembra allontanarsi da qualsiasi alleanza?

Ebbene, caro Francesco, dinanzi al nulla in cui attualmente sembriamo destinati ad andare, la nostra proposta è ancora lì, in attesa di risposta.

 

Massimo Iiritano, docente e saggista

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