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Risarcimento danni al convivente omosessuale per morte del compagno

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    “Ciascuna unione affettiva stabile e duratura crea una condizione di vita in cui l’individuo sceglie di crescere come persona e la sua interruzione provocata da un fatto-reato provoca una sofferenza pari a quella che si verificherebbe in una coppia formata da persona di sesso diverso”. Lo ha ritenuto la Corte di Cassazione che si è pronunciata positivamente sul diritto di un omosessuale al risarcimento danni derivante da un evento mortale che ha coinvolto il suo compagno convivente. In questo caso la Corte Suprema ha affermato che “non si tratta dunque di riconoscere diritti simili o uguali a quelli derivanti da un matrimonio civile, ma di accordare tutela ad una situazione affettiva e di convivenza stabile, analoga alla situazione del convivente della donna che perde un figlio con lui convivente da tempo.

    La questione è stata trattata nella sentenza n. 9965 del 13 giugno 2011, emessa dal Tribunale di Milano che, accordando al convivente more uxorio omosessuale il diritto al risarcimento del danno per la perdita del compagno avvenuta a seguito di un incidente stradale, ha richiamato il dispositivo n. 23725/08 della Corte di Cassazione con cui è stato stabilito che il diritto al risarcimento del danno (morale e patrimoniale) da fatto illecito concretatosi in un evento mortale deve essere riconosciuto anche al convivente more uxorio del defunto stesso, quando risulti dimostrata l’esistenza di una stabile relazione basata anche su una mutua assistenza morale e materiale. Pertanto, la Suprema Corte ha riconosciuto un danno che è conseguito non da uno status o da un particolare sesso, ma dalla sofferenza derivante dalla privazione della persona con cui si condivideva la vita e la comunanza di intenti e di progetti in una stabile relazione sentimentale e di coabitazione. Gli ermellini, pronunciandosi in tal senso, non hanno inteso equiparare la convivenza omosessuale alla famiglia legale o di fatto, né ad un rapporto di coniugio caratterizzato da precisi diritti e doveri riconosciuti dall’ordinamento, e non ha voluto nemmeno richiamare le interpretazioni della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, in tema di equiparazione dei diritti di una coppia omosessuale con una coppia sposata, che oltremodo fuoriescono dai dettami della nostra carta costituzionale. I giudici di legittimità hanno solo reso giustizia ai sentimenti. In definitiva, ad essere premiato in questo caso è stato l’amore senza distinzioni di sesso.

                                                                                             Assunta Panaia

     

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