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La magia delle parole

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“Pr…………………ndetevi cura del vostro corpo con assidua fedeltà. L’anima non può vedere se non attraverso questi occhi, e se essi sono sfocati, l’intero mondo è annebbiato

  1. W. Goethe

Che parole usi per parlare di te? Quali sonole parole che usi più spesso durante la giornata? Facciamo un semplice Test:

1.scrivi su un foglietto un elenco delle parole che usi più spesso per parlare di te

2.fai un altro elenco delle parole che usi abitualmente, quelle espressioni che ti caratterizzano.

 

Rispetto al punto 1., per capirci, quando feci questo test su di me emerse che spesso, e senza accorge mene, usavo per riferirmi alla mia persona parole come “che scema, ho sbagliato questa cosa”, “che brutti questi capelli”, “come sto male con questo vestito”, “che rimbambita, ho dimenticato il telefono a casa”. Tutti appellativi che la parte più profonda di noi recepisce e ritiene veri, soprattutto se questi messaggi che mandiamo a noi stessi sono ripetuti più volte. E, si badi bene, non vale la scusante che si tratta di espressioni ironiche, dette scherzando. Il nostro io profondo “non conosce” gli scherzi, e prende per vere le nostre affermazioni. L’autoironia è un’altra cosa, e non contempla l’uso di appellativi offensivi. Essere autoironici significa sdrammatizzare per non essere troppo severi con se stessi. Quindi, dopo aver scritto l’elenco valutiamo col cuore come sostituire gli appellativi “distruttivi” con quelli “costruttivi”. E’ una questione di allenamento. Facciamolo almeno per 21 giorni, e l’esercizio diventerà un’abitudine.

Per tornare alle espressioni di prima possiamo trasformarle come segue:

“che scema, ho sbagliato questa cosa” => “ho sbagliato questa cosa, ma può capitare” o “sbagliando si impara”

“che rimbambita, ho dimenticato il telefono a casa” => “se ho dimenticato il telefono a casa vuol dire che devo essere più attenta o più concentrata o forse devo prendermi una pausa dal telefono”

Le parole che usiamo possono essere i nostri migliori amici o i nostri peggiori nemici, perché le  nostre parole influiscono inevitabilmente su ciò che pensiamo di noi stessi e di ciò che ci circonda e quindi finiscono per costituire i “mattoni” che fondano la nostra realtà. Inoltre, poiché anche le parole hanno un loro “bagaglio energetico” condizionano il nostro “stato energetico”. Quindi…ci circondiamo di positività o di negatività?

Rispetto al punto 2., mi riferisco alle parole tipiche di ciascuno di noi. Spesso si tratta di esclamazioni come “Maledizione, ho bucato una ruota”, “come sono sfortunato”, “E’ una disgrazia”, e lamentele di vario genere che non fanno che alimentare pensieri e stati d’animo che ci abbattono.

Qualcuno più saggio di me diceva….

 

Mantieni i tuoi pensieri positivi

Perché i tuoi pensieri diventano parole

Mantieni le tue parole positive

Perché le tue parole diventano i tuoi comportamenti

Mantieni i tuoi comportamenti positivi

Perché i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini

Mantieni le tue abitudini positive

Perché le tue abitudini diventano i tuoi valori

Mantieni i tuoi valori positivi

Perché i tuoi valori diventano il tuo destino.

 

——Mahatma Gandhi

 

Quindi trasformiamo le nostre parole e le trasformeremo in una potente risorsa che ci dà la carica e la giusta premessa per costruire cose buone..

Per esempio, invece di maledire il destino, cerchiamo di guardare oltre e di cercare a cuore aperto di comprendere il senso di ciò che è capitato. Proprio qualche giorno fa, ad esempio, stavo scrivendo con una biro ed è finito l’inchiostro (e già questo mi era parso insolito..). Ho cambiato penna e dopo un po’ ha cominciato a non scrivere anche questa penna. Sapete cosa ho fatto? Ho capito che dovevo smettere di fare quello che stavo facendo, perché non era un buon momento. Era opportuno rimandare.

Delle parole che usiamo, anche riferendoci a noi stessi, è importante sia la forma che il contenuto. Pertanto alleniamoci a:

(a)    Evitare Espressioni formulate in negativo. Per es. esordendo con un NO

(b)   Evitare di Autodenigrarsi. Anche se per scherzo (perché l’emisfero cerebrale destro non capisce gli scherzi perché conosce solo la verità)

(c)    Evitare Espressioni autolimitanti. 

“ Non ce la faccio, non posso” che spesso è espressione ipocrita in quanto in realtà trattasi di “non voglio”. Ne risentono le nostre capacità operative. Meglio: ho già un altro impegno, devo andare..

(d)   Preferire la Semplicità della parola.

L’opposto dei discorsi dei politici o di quello sofisticato e forbito che non serve a trasmettere il messaggio ma a dare valore a chi lo emette, per ostentare saccenza. Orpelli per edonismo

(e)   Dire il vero

La parola è lo strumento con cui proiettiamo la nostra immagine.

Mentire significa non onorare noi stessi, non dare importanza alla nostra identità.

Con la verità ne guadagnamo in luce energetica come una stella che brilla di più.

Sincerità è svelare le proprie debolezze, e questa è una grande forza che ci fa brillare agli occhi del Creatore. Mentire è offenderlo.

Il nostro valore è più grande delle nostre debolezze. Se mentiamo diamo più valore al giudizio altrui. Ma non deve importarci.

 

Quindi con le nostre parole possiamo “farci del bene” o “farci del male”. Non è forse meglio essere i nostri più grandi “sostenitori”? Scegliamo, quindi, di usare le parole migliori per noi, e di concentrarci sul linguaggio (sia nella forma che nei contenuti) che ci predispone al meglio, anche perché ciò di cui parliamo rappresenta ciò su cui focalizziamo l’attenzione e a cui, pertanto, “diamo energia”.
E buon linguaggio a tutti

 

“Talvolta a spaventarci non è il nostro essere limitati, ma il nostro essere illimitati”

 

Se volete lasciare un commento, di cui vi ringrazio, potete farlo visitando il blog http://tizianacumbo.blogspot.com/

(cit. P. Peirce)

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