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I quattro passi del perdono

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“Perdonare è liberare un prigioniero e scoprire che quel prigioniero eri tu” – Sacre Scritture.

 

Nell’articolo “Perdono: un dono che fai a te” ho parlato del senso e dell’inestimabile valore del perdono. Questa parola ha nel suo cuore già tutta la sua ricchezza. Infatti deriva dal latino ed è composta dalla particella “per” e “donare”, quindi è un dono. Ma non è, come si potrebbe credere, un dono al perdonato, bensì lo è per chi perdona, perché perdonare significa anche guarire, ma per farlo è importante dire a noi stessi la verità, ammettere la sofferenza, il danno causato, l’ira…

Alcuni sono più capaci di perdonare, per i più, invece, è un apprendimento. Non siete cattivi se non perdonate, né santi se lo fate. Ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi. Comunque, in generale, i passi sono quattro:

  • Prendere le distanze, lasciar cadere
  • Astenersi, evitare il castigo
  • Dimenticare, estirpare dalla memoria, evitare di indugiare
  • Perdonare, rimettere il debito
  1. Prendere le distanze – Per cominciare a perdonare è bene allontanarsi, cioè non pensare per un po’ alla persona o all’evento. Così evitiamo di sentirci esausti, senza energia e ci lasciamo uno spazio per rafforzarci, per godere delle altre cose meravigliose nelle nostre vite. Questo esercizio è utile ad arrivare al distacco che in seguito arriva con il perdono. Non si tratta di trascurare la questione, bensì di diventare forti nel distaccarsi da essa. Prendere le distanze serve per fare cose belle e interessanti che vi rafforzano lasciando che il problema per qualche tempo resti nell’oblio. Questo dà la possibilità di attenuare il dolore delle ferite, prima di occuparsi della questione che le ha provocate.
  2. Astenersi – La seconda fase consiste nell’astenersi, nel senso di evitare di pensarci, relegare la questione in un posto definito invece di lasciare che fluttui ovunque. Vuol dire avere pazienza, resistere, trattenersi dal lamentarsi, dall’agire risentito e ostile, anche perché fare diversamente sarebbe un castigo per se stessi.
  3. Dimenticare – Significa cancellare dalla memoria, rifiutarsi di indugiare, lasciar andare, allentare la presa. Dimenticare non significa giustificare, né annichilire la mente, ma semplicemente togliere dal centro della propria attenzione la questione, relegarla in un cantuccio dove non disturbi. E’ un oblio consapevole per cui allenarsi, in cui rifiutiamo di riaccendere la fiamma delle emozioni, pensieri, immagini dolorosi. E’ un’azione attiva in cui allontanarsi consapevolmente dalla pratica di tormentarsi. Non è la memoria che si cancella, ma l’emozione che la avvolge.
  4. Perdonare – Perdono non significa resa, è la decisione consapevole di smettere di lasciare che il veleno del risentimento ci consumi. E’ rimettere un debito invece di andare in guerra. Ognuno decide quando perdonare, con che modalità e cosa dovrà contraddistinguere questo passaggio. Alcuni scelgono il perdono totale: l’altro non è più tenuto a restituire alcunchè. Per altri il rimborso parziale è sufficiente. Un altro tipo di perdono è lasciar perdere, come l’acqua che scorre via in un ruscello. Per alcuni perdono significa essere indulgenti con chi ha provocato la ferita, specie se il danno è stato lieve. Una delle più grandi forme di perdono è offrire aiuto compassionevole a colui che ci ha offeso, usando clemenza. Ci sono molte scelte possibili nel perdonare. Si può perdonare per ora, fino alla prossima volta. Si può offrire una sola possibilità, varie, offrirle ma a condizione che. Sta a voi decidere. E alla fine come si fa a sapere che si è perdonato? Se proverete più dispiacere che collera, e la persona che ha creato il danno vi farà più pena che rabbia. Non vi aspetterete nulla, non vorrete nulla. Sarete liberi da ogni laccio, da ogni veleno. Forse non sarà tutto oro, ma un modo nuovo per smettere di guardare al passato e ricominciare.
    Il perdono è il culmine delle precedenti fasi e non significa rinunciare a proteggersi, ma rinunciare alla freddezza, al rancore, all’indifferenza.

Cit. Donne che corrono coi lupi. C.P.Estès

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