Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

Una ragazza di nome Andrea

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    Evitiamo per piacere inutili retoriche. Evitiamo “angeli caduti” “fiori recisi” e fatalità varie.

    Che sia questo il primo segno di rispetto e di contrizione per la morte di Andrea. Veramente solo il silenzio potrebbe. Ma un silenzio gridato: poiché ad uccidere Andrea non è stata la fatalità, il destino o un qualche improbabile “angelo” che abbia voluto strapparla alla sua vita, alla sua giovinezza, ai suoi desideri, ai suoi sogni.

    Ad uccidere Andrea siamo stati tutti noi. È stata la nostra rassegnazione all’illegalità, all’anomìa direi: a quella assenza generalizzata di ogni senso del nòmos, del diritto, della Legge. Solo così si può comprendere e commentare l’uccisione di una ragazza di 17 anni mentre attraversava le strisce pedonali! Particolare troppo poco notato, questo. Perché nella nostra atavica rassegnazione all’illegalità, al pressapochismo, al “vabbè” come sistema di pensiero, il fatto che il pedone stesse regolarmente attraversando le strisce pedonali non fa quasi per niente problema. È un dettaglio, una circostanza, tutto qui. E invece no! È questo l’essenziale: il fatto che sulle strisce pedonali non sia assolutamente concepibile essere investiti e travolti, a velocità tale da essere uccisi. E la responsabilità non è solo dello sventurato guidatore, ma di noi tutti. Di noi che non abbiamo notato come in quel tratto di strada fosse necessaria ben altra segnalazione e illuminazione; e magari uno dei tanti sistemi di dissuasori e rallentatori che vediamo e rispettiamo, volenti o nolenti, in tante parti di Italia. Laddove dinanzi alle strisce pedonali, di solito, si rallenta, comunque; e le strisce sono visibili e tangibili. Ma lì non siamo al Sud, in quel regno di nessuno dove con compiacente benevolenza riteniamo di poterci concedere sempre un po’ di più. Un po’ di più di elasticità, di flessibilità, di corruzione, di pressapochismo, di illegalità.

    Ecco che cosa ha ucciso Andrea. Ma la cosa non fa più di tanto notizia. Del resto, non era evidentemente un immigrato, un “extracomunitario” al volante: altrimenti la notizia avrebbe attraversato sì, in un lampo, le prime pagine di tutti i giornali nazionali.

     

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