Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

I soliti chiaroscuri d’Estate

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    “Ci ritroviamo ogni anno a parlare e lamentare sempre le stesse cose e intanto nulla cambia, mai!”
    Con questa considerazione, quanto mai lapidaria, si concludono spesso le nostre chiacchierate estive, intorno ai soliti mali, per nulla risolti, della nostra estate calabrese. La grande incompiuta, l’unica veramente mai pervenuta nel contesto di uno sviluppo turistico diffuso, che interessa da molti anni ormai decisamente anche le regioni del Sud. Depurazione, immondizia, scarsa e inadatta ricettività, spirito di imprenditorialità pressoché assente. Eppure sono ormai tanti gli Istituti alberghieri, le lauree specifiche, gli stage, le professionalità in grado di segnare una svolta. Le tante, sempre nuove, riscoperte naturalistiche, storiche, archeologiche, paesaggistiche … alimento sempre nuovo ad un già fin troppo ricco repertorio, che attende da troppo tempo di essere valorizzato.
    Qualcosa, nonostante tutto, si muove, come già negli anni scorsi abbiamo avuto modo di notare e di segnalare. Qualcosa di veramente prezioso, che pur rimane purtroppo marginale: incapace di dare il via ad una nuova grande stagione di rinascita. Tanti piccoli e grandi festival, rassegne, inziative, che partono dal basso, che si dimostrano capaci di mettere in campo competenze e risorse, tra mille difficoltà e ostacoli. Ci piace segnalare, ad esempio, accanto al Cleto Festival, giunto ormai alla V edizione, il nuovo straordinario “Innesti teatrali” di Squillace, in si sono incontrate e confrontate alcune delle esperienze teatrali più significative e di ricerca della nostra regione; o ancora la nuova impresa, fino ad oggi impensabile, della riapertura e del riutilizzo dello spazio industriale dell’ex-Comac a Soverato, divenuto in poche settimane luogo di incontro, di musica, di arte, di spettacolo, ma anche occasione per una riuscitissima “green expo”.
    Ma allora perché, ancora, quella sensazione prepotente di incompiutezza e di sconfitta? Perché sarebbe troppo semplice e superficiale non vedere che, accanto a tutto ciò che “pur si muove”, si stenta spesso a fare rete e si finisce prima o poi ad essere risucchiati nel calderone dei “grandi” eventi di facciata, dei “carrozzoni” che si trascinano ormai stancamente, come contenitori chiusi e autoreferenziali, attenti solo alla propria rendita di posizione e a non lasciar spazio alcuno intorno a sé.
     

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