Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

San Giovanni…

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    Era nato, negli anni ’90, come luogo centrale e simbolico del Rinascimento culturale della Città. Le grandi mostre di arte contemporanea, la riscoperta dei propri miti dimenticati, come Mattia Preti, Cefaly, Rotella. La città seguiva con entusiasmo, affamata da troppi lunghi digiuni…. Era il tempo in cui gli intellettuali, i filosofi che avevo occasione di invitare in città rimanevano tutti piacevolmente e positivamente stupiti di tanta attenzione agli eventi culturali, alle mostre, ai convegni.

    Ci sarebbero stati il tempo, il modo, le risorse, per pianificarne lo sviluppo o perlomeno per garantirne la programmazione, l’identità, la continuità. Io stesso avevo avuto modo di proporre una via, la creazione di un centro per le arti contemporanee che mettesse insieme eventi storici e rivalutazione degli artisti locali, riscoperta del nostro Novecento  e promozione dei giovani artisti e delle loro “botteghe”. “Anomie mediterranee” era il nome di quella idea, restata sulla carta, nonostante le poche pretese economiche e la disponibilità di intellettuali e di critici d’arte a promuoverla (Cacciari, Givone, Bonomi…). Vi era un’idea che mi pareva originale e interessante in quelle “a-nomie” mediterranee… ma non è questo il luogo per raccontarla.

    Il tempo infine è passato, le risorse in qualche modo pure, ma di quel bisogno di darsi un’identità, una programmazione, una continuità, si andavano progressivamente sempre più perdendo le tracce… fino ai giorni bui della chiusura, del dubbio sulla sua destinazione.

    Poi è arrivata l’Accademia di belle Arti, che si è dimostrata sempre più capace di dare forma e contenuti a questo straordinario luogo espositivo, con una serie interessante e sempre nuova di proposte, fino all’ultima “Shekhinah” per il Giubileo degli artisti. Infine l’Università… e per incanto una “grande” mostra, “Le macchine di Leonardo”: di rilievo internazionale, unica nel sua genere e, quel che è ancora più unico, senza nessun finanziamento pubblico alle spalle. Primo lodevole esempio di una forma di imprenditorialità culturale alla quale ancora purtroppo non siamo molto preparati. Dimostrazione pratica e immediata di come, piuttosto che straziarsi le vesti per la presenza dell’Università e invocare “salvezza” per San Giovanni, anche in questa sua nuova dimensione lo spazio è splendidamente capace di accogliere percorsi espositivi veramente ben fatti, completi: dallo spazio laboratoriale al bookshop, dal luogo di accoglienza alla sala conferenze. Un nuovo inizio?  Facciamo in modo che lo sia.

     

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