Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

Il tempo delle scelte

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    Il tempo delle scelte è passato, per la città di Catanzaro, e ancora una volta questo straordinario “laboratorio politico” della conservazione e dell’immobilismo è riuscito a stupire tutti!

    Sono passati un po’ di anni, per l’esattezza quelli di una delle sequenziali legislature Abramo, da quando il “laboratorio Catanzaro” aveva fatto parlare di sé in Italia e in Europa, fino a guadagnare la ribalta di trasmissioni televisive e capitoli di libri. Una fase conclusasi tra le polemiche e le inchieste per il “voto pulito” e un ballottaggio mancato per una manciata di voti… Poi tutto è tornato a scorrere sui binari consueti, tra cambi di poltrone, reimpasti quotidiani, nuovi scandali e inchieste…

    Inaspettatamente, alla vigilia delle nuove elezioni, si ridesta il vento del cambiamento e si fa contagioso… rompe gli schemi e le alleanze, coinvolge le piazze, fa riassaporare alla città quel gusto per la “bella” politica che sembrava svanito.

    Il risultato è straordinario: fuori dai partiti e dalle alleanze, si registra la vera grande vittoria di chi, solo per poco, non riesce addirittura a guadagnare il traguardo del ballottaggio, sorpassando liste e listoni.

    Il tempo delle scelte sembrerebbe arrivato: un voto nuovo, di coscienza e di opinione riesce finalmente a fare breccia tra i muri ormai più cedevoli del clientelismo e del familismo. Non ancora decisivo, certo; non capace, da solo, di conquistare alla bella politica l’intera città… ma questo sarebbe davvero solo pura e ingenua utopia.

    Arriva allora il tempo delle scelte politiche, quelle fatte della sostanza di cui, da sempre l’arte della politica è impastata: il compromesso. Una “parola che puzza” ha scritto Amos Oz, che però “è il preludio per soluzioni possibili, dolorose (perché un compromesso felice non esiste), ma magari efficaci”, come ci dice Mauro Bonazzi in “Con gli occhi dei greci” (Carocci, 2016). Qui la “bella politica” si arresta e sospende il giudizio, sottraendosi alla responsabilità di una scelta certo difficile, rischiosa, ma che avrebbe significato saper investire quel capitale straordinario di speranza e di rinnovamento sulle strade certo impervie e contorte, ma comunque praticabili, della concretezza amministrativa, per provare davvero a dare un contributo, umile e parziale ma proprio per questo credibile, ad un cambiamento troppo a lungo atteso, e oggi ancora procrastinato.

     

     

      

     

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