Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

Qui si fa la Calabria (e l’Italia) Libera!

Più informazioni su


    Mentre la Calabria brucia, tra incendi e atti intimidatori che hanno colpito in particolar modo la città di Catanzaro, proprio nel momento dell’anno in cui migliore dovrebbe essere la nostra “offerta”, in termini di bellezza, benessere, serenità; occorre avere il coraggio e la dignità di alzare lo sguardo verso quello che è, e solo può essere, l’orizzonte più autentico di liberazione di quella che fu – come disse Don Ciotti a Locri il 21 marzo scorso, “la culla della civiltà occidentale”.

    Kalavrìa : ed è proprio una bella aria, aria di liberazione, di dignità, di riscatto, di solidarietà… quella che si respirava nella camminata da San Luca ai piedi di Pietra Cappa, nel cuore della Calabria più ferita e violata, lo scorso 22 luglio, per la marcia annuale in ricordo delle vittime di mafia, dedicata in particolare a Lollò Cartisano. Una vera e propria “via crucis” del nostro tempo, le cui “stazioni” erano rappresentate ogni volta dal ricordo di una vittima, raccontato attraverso la testimonianza diretta dei propri cari. Nomi in gran parte sconosciuti ai più, dimenticati e sepolti sotto la coltre opprimente della rassegnazione diffusa, che non ha piegato però la resistenza dei familiari, aiutati e accompagnati da Libera come testimoni preziosi di un possibile percorso di riscatto. È questo infatti il segnale più bello, toccante, appassionante, che si percepiva in quella indimenticabile giornata di raccoglimento e meditazione, cammino e speranza. Il male, come ha tuonato un appassionato Don Luigi Ciotti durante l’omelia, non ha vinto, non può vincere! Siamo noi a doverne testimoniare la “banalità”, trascinati dalla forza del bene, della solidarietà, della bellezza. Volti illuminati da questa luce di bellezza, pur segnati dal caldo e dalla fatica, erano quelli dei tanti ragazzi che hanno camminato, sofferto, sperato insieme. Provenienti da ogni parte d’Italia, accompagnati dai tanti coordinamenti di Libera attivi in Calabria, dal Pollino alla Locride, dal catanzarese al reggino. Ragazzi impegnati nei campi di Libera, venuti qui per conoscere e affrontare un’altra Calabria: o meglio per scoprire davvero quella Calabria da “romanzo criminale” e da “anime nere” che non si rassegnano a trasformare nel proprio immaginario a oggetto estetico, da ammirare stupiti. Ragazzi che vogliono imparare piuttosto a darsi da fare per una Calabria e un’Italia Libera, a partire dalla Locride. Il percorso, a tratti davvero impegnativo, si snodava attraverso i sentieri brulli e pietrosi di un Aspromonte mai tanto vìolato e offeso nella sua straordinaria bellezza. Una terra diventata negli anni “cosa nostra”, deposito di malaffare e di rifiuti umani, come il corpo di Lollò, ritrovato dopo anni di ricerche, grazie alla testimonianza del suo carceriere. Violenze gratuite, insensate, inutili, vite sospese alla prepotenza mafiosa, che hanno avuto il coraggio di alzare lo sguardo, di indicare una direzione: così negli occhi e nella determinazione di Deborah Cartisano, splendida guida e animatrice di tutto il cammino. Così nelle parole di Don Ciotti, il quale battendo sulla tavola povera recuperata da una vecchia stalla del posto, ci ha insegnato che è questo, proprio questo, l’altare più prezioso, dal quale imparare la virtù evangelica dello “stare”, del resistere, del non fuggire: della testimonianza del bene dinanzi all’assedio del male. È solo a partire da questo altare che può farsi la Calabria e l’Italia Libera!

     

     

     

    Più informazioni su