Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

Il gergo dell’autenticità

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    La pioggia, a lungo temuta, si fa attendere fino all’arrivo del corteo sotto le finestre di Mimmo Lucano. Nessuno si muove, tutti fermi ad attendere un segnale, magari una parola, ad osservare i movimenti e i gesti un po’ impacciati del sindaco sospeso… fino a quel pugno liberatore, ripetuto più volte, in risposta all’inno della giornata, spontaneo insostituibile, che ha accompagnato tutto il corteo: “Bella ciao!”.

    Le parole arriveranno dopo, lette dalla coordinatrice della Rete Comuni Solidali, arrivata fin qui dalla Val di Susa. A lei Mimmo ha affidato le sue parole. E sono parole dense di poesia, di forza e commozione, di autenticità. Ecco è proprio questa la parola chiave, il dono inaspettato che Mimmo sta facendo e ha già fatto alla società civile italiana e mondiale: l’autenticità. Ascoltate le sue interviste, leggete le sue parole, nel coraggio della solitudine come lui esorta a fare. Vi troverete nelle orecchie e nel cuore il ritratto di un uomo sincero, semplice, disarmante nella sua autenticità. Come quando la prima volta lo contattai per telefono. Una mia carissima amica ricercatrice all’Università di Trento lo voleva incontrare, ma lui come sempre era “imprendibile”, si sottraeva quasi con pudore, preso dalle sue mille cose da fare, dal suo affanno e dalle sue preoccupazioni di uomo fondamentalmente solo.  “Sì, venanu in tanti, tanti chiedanu… ma eu ahiu a cchi fara…”. Così, come gesto di pudore e di difesa, fino a quando poi guardandoti negli occhi, scoprendo in te la sua stessa sincerità e partecipazione, ogni velo veniva a cadere e potevi sentirti finalmente “compagno”.

    Parole autentiche, gesti autentici, disarmanti nella loro essenzialità, così come il “gergo” di Mimmo. Un linguaggio schietto e preciso, mai scontato, sempre profondo, eppur semplicissimo nel tono, nel lessico, nei modi. Il messaggio lasciato a fine manifestazione, così come l’intervista rilasciata all’uscita dalla Procura di Locri basterebbero da soli a farne un sicuro candidato al premio Nobel. E bastano a farne oggi un simbolo e un riferimento vero, alternativo, diverso: quello forse da troppo lungo tempo mancato per il popolo della sinistra che mai come ieri, a Riace, si è scoperto ancora così vivo, numeroso, resistente.

     

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