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Le rubriche di Catanzaro Informa - Contrappunti

La scuola sotto attacco

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    di Massimo Iiritano

    Gli atti di vandalismo che hanno colpito due centralissime scuole catanzaresi, arrivano in un momento in cui è ancora una volta necessario, purtroppo, tornare su un tema che si sperava ormai al riparo da polemiche e contrapposizioni.

    Un segnale particolarmente oscuro, inquietante, perché si inserisce nell’agone impazzito di una discussione particolarmente “polemica”, irrazionale, che semplicemente non dovrebbe esistere in una società civile.

    A chi predicava il verbo del “saremo tutti migliori”, con un testo profetico di alcuni anni fa Sergio Givone replicava così:

    “Non che la peste abbia qualcosa da insegnare. Semmai è vero il contrario. Al suo annunciarsi i riti e i miti che accompagnano la beata incoscienza della vita si sfarinano, donde il concentrarsi dell’attenzione in un unico fuoco ossessivo, da una parte, e dall’altra la moltiplicazione sfrenata e demente degli atteggiamenti compulsivi. Fa così irruzione l’inconcepibile, di fronte a cui l’intelligenza abdica al suo compito – che è quello di tessere una trama degli eventi e di darne spiegazione-, non riuscendo più a stabilire rapporti fra l’architettura della realtà e la sua implosione” (Sergio Givone, Metafisica della peste, Einaudi 2012)

    Bene, la discussione che scandalosamente si riapre, ad un anno esatto da quella che aveva già abbondantemente consumato e dissolto la nostra credibilità di docenti, educatori, genitori, governanti, è senza dubbio il peggiore segnale che oggi possiamo e dobbiamo registrare, in questo contesto. Nonostante le direttive chiare e ferme del governo nazionale che, seppur impegnato in inutili e bizantine questioni che rendono quasi sempre inapplicabili alla lettera i decreti e le circolari che si susseguono con una sorta di inquietante accanimento, aveva comunque dimostrato fermezza sulla necessità di salvaguardare la scuola in questa nuova fase della pandemia, ad un anno esatto tutto si ripropone come se niente fosse. Ed ecco rispuntare il fantasma della DAD, nuova panacea di tutti i mali, invocata a più riprese da tutti coloro che evidentemente non hanno ancora ben capito di cosa si tratta, confondendola a volte addirittura con la DDI e ritenendola una specie di seconda opzione sempre aperta ed ugualmente valida, in ogni caso e nonostante tutto. Ma tanto che importa? Quale è il valore che in generale diamo alla scuola rispetto a tutto il resto? Ed ecco quindi solerti sindaci che “ordinano” la DAD in zona gialla, senza per nulla toccare tutto il resto. Senza per nulla considerare il fatto che la DAD (o DDI in questo caso) esiste già, non si è mai interrotta, per quanto previsto nei protocolli del ministero in caso di contagi e di quarantene, e andrebbe benissimo così! A fatica e con uno sforzo straordinario, specialmente per la scuola del primo ciclo, va bene così: se solo si avesse la decenza di rispettare e di lasciare in pace le scuole!

    Ma il dibattito si riaccende, la discussione che non dovrebbe neppure essere aperta, come in tutti i paesi civili europei accade già dall’anno scorso, puntuale in Italia torna ad occupare il centro dell’attenzione. Il governo “minaccia” non meglio precisate “sospensioni” delle ordinanze definite illegittime anche dagli stessi sindaci, ma la sostanza non cambia. La scuola, ancora una volta, è sotto attacco. Delegittimata, ridotta a terreno di scontro tra bande, a luogo di sfogo degli isterismi collettivi dai quali nessuna mai ci libererà più, se non si riparte appunto dal ridare centralità e dignità alla scuola, prima di ogni altra cosa. Dal considerare seriamente quella che è la fatica dei docenti che stavano pazientemente appena tentando di tirare fuori dall’incubo DAD i ragazzi, facendo i conti con i danni irreversibili che, in questa delicata età ognuno di loro comunque porterà con sé; con gli abbandoni, le nuove fobie, le crisi di panico, di demotivazione, di ansia. Tutto inutile, si riparte daccapo. Si dà il peggiore segnale simbolico che i ragazzi potessero aspettarsi, al rientro dalla pausa natalizia. Peggio, veramente, non si poteva.

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