Ripensare insieme una città im-possibile
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di Massimo Iiritano
Con una serie di performance creative e provocatorie, i ragazzi dell’accademia di belle arti hanno manifestato nella scorsa settimana una presenza che potrebbe e dovrebbe veramente essere valorizzata meglio. Una serie di stimoli progettuali che vengono fuori dalla loro pura immaginazione estetica che riuscirebbero a trasformare radicalmente il volto di una città-cantiere, da sempre in attesa, come la Zobeide di Calvino, di assumere finalmente una forma e un carattere. Particolarmente efficace e divertente quella messa in scena dinanzi al teatro Masciari di cui si annunciava la riapertura! Poi amaramente prorogata al 2085…
Ecco ciò di cui avrebbe bisogno la nostra città. Un vero cantiere creativo dal basso, aperto alla partecipazione attiva dei giovani, che nella “consulta” da anni proposta e promessa ma mai attivata avrebbe potuto avere la sua sede istituzionale di riferimento.
La possibilità di ripensare insieme, a partire dai ragazzi, e non dalle solite reiterate e spesso incomprensibili proposte dall’alto, una riconfigurazione dei luoghi, degli spazi, degli eventi. Città laboratorio, dove potersi liberamente incontrare e proporre, in un confronto intergenerazionale attivo e reciproco.
Passano purtroppo nel silenzio generale le creative provocazioni dei ragazzi dell’accademia, che avrebbe dovuto avere proprio questo ruolo sin dal suo trasferimento nel centro storico. Passano gli annunci e i propositi dell’apertura di un area pedonale permanente, polmone quanto mai necessario per questo tipo di confronti e incontri aperti, quotidiani, capaci di creare spazi liberi dal ritmo incalzante di automobili e traffico, ancora e sempre occupanti abusivi incontrastati di ogni spazio vitale. In una lenta eutanasia nella quale pian piano ci si dimentica di ciò che era, che avrebbe potuto essere, che non è stato.



