Una cittá tragica
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Una citta’ tragica. Da troppo tempo, troppi episodi, troppo grande la misura della tragedia che ognuno di loro ha portato con se’.
E adesso il piu grande, insostenibile, inenarrabile.
Che chiede innanzitutto silenzio e rispetto.
Dopo verranno le analisi, le considerazioni, le sempre tardive e im-possibili contro-misure
Ma intanto l’irreparabile e` avvenuto, squarciando la notte e il buio in una misura che nessuno certo poteva immaginare
Misura dell’inimmaginabile, che percio diventa al tempo stesso, una volta accaduto, inenarrabile
Misura che eccede le nostre umane possibililita “logiche”, di pensiero e parola. E che percio dovrebbe costringerci al silenzio e alla riflessione. Allá preghiera, anche, certo, per chi alla preghiera crede.
Qualche settimana fa era stato il buon cuore del nostro Marco ha convertire quella che stava per diventare un’altra pagina oscura nella storia tragica della nostra citta´, in un finale veramente lieto. Una buona notizia, finalmente! un segno di speranza e di luce.
Che puo forse oggi aiutarci meglio a sostenere l’insostenibile, a pensare l’impensabile.
Marco si era fermato, aveva ascoltato: la parola che ci rende umani, come ci insegnavano Aristotele e Hannah Arendt, era riuscita a cambiare il finale di quella storia di tristezza e disperazione, a fare il miracolo.
Oggi ci troviamo a fare i conti con la parola mancata. Quella che non e`riuscita a raggiungere il buio che Maria si portava dentro, dietro un’apparente coltre prottetiva di sorrisi e normalitá. Quel buio che Don Vincenzo era riuscito a percepire e ascoltare, ma che nessuno ha potuto rischiarare.



