Quantcast

Le rubriche di Catanzaro Informa - Giovane… e la fede?

Farsi dono: Dall’albero di palma all’albero della Croce

Domenica di Passione

Il racconto della Passione ci consegna la storia di un Dio che si appassiona alla storia dell’uomo talmente tanto da coinvolgersi in essa. Ci lascia l’immagine di un Dio compromesso perché appassionato. Appassionarsi a qualcuno ci compromette, ci fa lasciare le nostre idee, convinzioni, addirittura ci fa cambiare i nostri progetti per coinvolgerci in una storia vissuta con l’altra persona.

L’ingresso di Gesù in Gerusalemme segna una svolta decisiva nella storia tra Dio e l’uomo, in Gesù questa storia diventa definitiva e volge verso la pienezza. L’accoglienza con i rami di Palme per Gesù non è l’anticipo dell’illusione, perché sarà la stessa folla a chiedere la sua condanna, ma è l’anticipo della glorificazione che proprio sulla croce trova il suo apice. Lì, sulla croce, la storia appassionata si fa sintesi estrema d’amore perché lì Dio manifesta la sua storia donata nella carne di Cristo. Nella carne dell’appassionato si scorgono i segni della passione, ferite della storia d’amore di Dio che non smette mai di cercare l’uomo. Dio ci cerca nei segni della sua passione, le sue ferite si fanno culla d’amore per noi, ospitalità per la nostra storia.

È vero che nel male ci sentiamo ospiti, estranei alla sua storia, semplicemente lo sentiamo lontano e ci chiediamo perché esiste la sofferenza. Eppure nella passione scorgiamo i segni dell’amore offerto, del Dono donato fino ad assumere connotazioni illogiche. Se qualcuno dei personaggi del racconto chiedesse a Gesù sofferente: Perché ti doni? Certamente egli rispondere: perché mi dono e basta.

Nel suo dono è racchiuso l’amore, un amore che non si annuncia e non si spiega: si dona e basta. Abbiamo con noi un Dio che non sa fare altro, né vuole altro che amare. Nel Gesù appassionato scopriamo il volto di Dio innamorato che non si rassegna alla distanza, che non sopporta il dolore o la morte per l’uomo e ci raggiunge nel nostro dolore, nelle nostre solitudini, nelle nostre morti. La compagnia sofferente di Cristo è la suprema spiegazione all’esistenza del dolore che resta senza risposta ma non senza una speranza.

Fr. Rocco Predoti OFMConv