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Figlia dell’ortica – Iolanda Lucia Piccinino

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    Lulù, figlia dell’ortica, è una donna libera e indipendente che sviscera e declina la complessità del mondo femminile. Un racconto variegato e incantato, espressione di modelli e stili di vita scevri da convenzioni e comuni pregiudizi, proiettato verso l’imprevedibilità dell’esistenza presente e futura. Un linguaggio semplice e diretto, ironico e scostante che simboleggia perfettamente la vera essenza del personaggio e della stessa autrice: inno alla diversità. Il mondo delle figlie delle ortiche non è solo un tributo al moto perpetuo dell’esistenza ma anche un atto di denuncia nei riguardi delle istituzioni e della religione cristiana colpevoli di aver introdotto e sostenuto archetipi di vita standard e non autentici. All’interno di questa riflessione gioca un ruolo centrale, in relazione alla figura della protagonista, la simbologia tematica rappresentata dall’ortica di cui la stessa autrice ne chiarisce il significato profondo all’interno dell’opera: “l’ortica, sostiene la Piccinino, mi ha sempre colpito perché rappresenta la potenza e la conoscenza molto femminile di prendere in mano la situazione anche quando è difficile”, per concentrarsi su ciò che è il senso della vita. Ovunque nota come erba spontanea ed infestante – pensata come ingrediente “magico” nei calderoni delle streghe – l’ortica fu assurta a simbolo della fecondità maschile. Le differenti culture, nei secoli, le attribuirono usanze, storie e simbologie: prima fra tutte fu quella della fecondità maschile, nel senso più ampio possibile, riferita quindi al Dio, all’Uomo Verde, al Grande Cervo che cerca la sua sposa in tempo di primavera, a Beltane. Una pianta che guardiamo con sospetto, memori della letalità del suo tocco; un tocco incandescente dal quale i latini hanno fatto derivare il suo nome. Lulù rovescia la simbologia storica dell’ortica e la pone come emblema della vita vissuta in tutte le sue sfumature, della possibile leggerezza dell’esistere. La storia di Lulù, insieme agli altri personaggi che si incontrano e si influenzano reciprocamente, è la storia dell’alterità attraverso cui è possibile intuire la natura e lo status della società del nostro tempo in un rapporto di complicità e conflittualità tra stasi e divenire della realtà che diventano personificazioni dell’immagine ideale di sé, consentendo al lettore di entrare a far parte del trasognato racconto e trasferirlo sul piano dell’esperienza personale. Un inno alle donne e al loro mondo onirico: Siamo fragili noi donne/Siamo forti e invisibili come la tramontana/Siamo strambe regine di mondi senza guerre/ Siamo fate e streghe/Cibo e carestia/Cicuta e rosolio/Sciamano e boia/Sacerdotesse visionarie. […] Siamo maschi goliardici/Siamo strani elementi tintinnanti/Valzer e tango./Orco e fate/E…al calar della notte/La tua favola preferita.

     


     

    Iolanda Lucia Piccinino è nata a Sersale (CZ). Artista poliedrica, ha già pubblicato per Caroggio Editore la raccolta di racconti Giù le mani da Lulù; inoltre ha scritto e curato la regia di spettacoli e sceneggiature. Come pittrice ha presentato i suoi quadri in diverse esposizioni soprattutto in ambiente ligure, dove ha vissuto per anni.

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