Le rubriche di Catanzaro Informa - Il filo di Sophia

Crash troades/emergenza

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    Da Le troiane di Euripide

     

    Regia di Giancarlo Cauteruccio

     

     

    “Un’azione d’arte contro il femminicidio”. Tratto dal dramma euripideo de Le Troiane, Crash Troades/Emergenza, sotto l’accurata direzione artistica di Giancarlo Cauteruccio, mette in scena una rappresentazione teatrale di denuncia contro la dilagante violenza sulle donne.

    Reinterpretando gli argomenti cardine della tragedia euripidea quali gli orrori della guerra, l’inumano destino dei vinti e l’impotenza della condizione servile/femminile, Crash Troades/Emergenza, attraverso il racconto delle prigioniere iliache, allestisce un’azione scenica teatrale a favore della lotta contro ogni tipo di sessismo, riconquistando il ruolo e la funzione pubblica dell’arte e il teatro come luogo di condivisione di riflessioni etiche collettive. In uno degli spazi architettonici fiorentini più suggestivi – Nuovo Ingresso Ospedale di Careggi – le eroine tragiche euripidee incrociano, nell’epilogo, un Coro composto da 150 donne della società civile per un tributo commemorativo a tutte coloro che sono state sopraffatte dalla violenza.  Così come nel testo originario del tragediografo greco, il Coro tutto al femminile ripercorre, tra mito e realtà, lo status di Ecuba, Cassandra, Polissena, Elena e Andromaca: lo status della donna offesa e delusa nei suoi sentimenti più profondi che assurge una potenza drammatica di altissimo livello. Un viaggio introspettivo che consente a Giancarlo Cauteruccio di re-immergersi nei vortici segreti dell’animo umano traslando la tessitura drammaturgica euripidea nell’emergenza contemporanea della passiva accettazione di innumerevoli gesti di gratuita violenza. I nomi dei personaggi della tragodia si mescolano e confondono con quelli delle vittime del femminicidio in una scena unica che coinvolge sia il pubblico che le interpreti. Un’azione scenica che si fonda sui naturali elementi dell’acqua, del fuoco e della terra come costituenti del dramma stesso e conferenti il peso della materia e della realtà. Un moto circolare e in continuo divenire della misera “natura umana” che confligge e diverge tra caos e cosmos, tra pathos e hybris, tra eros e thanatos.

    Una similitudine tra passato e presente che ripercorre nei secoli il tema della complessa condizione femminile, della violenza spesso subìta e magari consumatasi anche a causa di un amore degenerato. Da Omero a Euripide, dalla Politkovskaja alla Mukagasana, dalle ignote eroine dei giorni nostri alle tante vittime di femminicidio. Un excursus storico in cui l’opera di Euripide è vicinissima al teatro moderno, perché diversamente dallo spirito originario essa è soprattutto la rappresentazione di un frammento di esistenza non descritto sulla base di parametri ideologici precostituiti, ma modellato sul carattere dei protagonisti. Anna De Fazio

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Euripide – Le Troiane /ΤρÏŽαδες

     

    Al periodo che va dal 430 al 415 a. C è da ricondurre un gruppo di tragedie costituito da Eraclidi, Ecuba, Supplici, Troiane, quasi tutte di incerta datazione e accomunate dal tema della guerra con le sue tragiche conseguenze.

     

    Tema – Le Troiane / ΤρÏŽαδες

     

     “Recitano il prologo Poseidone (qui benevolo verso i Troiani, a differenza che in Omero) e Atena, i quali, ciascuno per motivi diversi, si sono alleati per rendere difficile e luttuoso il ritorno in patria degli Achei. I due dèi lasciano quindi la scena ad Ecuba, che l’occuperà fino alla fine del dramma; a lei l’araldo Taltibio comunica l’avvenuto sorteggio delle prigioniere da parte dei vincitori: Agamennone ha avuto Cassandra, Polissena è stata assegnata alla “tomba” di Achille, Andromaca a Neottolemo e lei stessa a Odisseo; cassandra, che alterna delirio a momenti di lucidità, profetizza il suo prossimo destino e tenta di consolare la sventurata madre prima di avviarsi alla sua sorte. Il secondo episodio vede l’incontro di Ecuba con Andromaca, condotta via con il piccolo Astianatte in braccio; da lei l’ex regina viene a sapere della fine di Polissena, sgozzata sul sepolcro del Pelide Achille, ma il loro colloquio è interrotto da Taltibio con una nuova, triste notizia; gli Achei hanno decretato che il figlio di Ettore sia gettato giù dalle mura di Troia. Andromaca è annichilita: può solo dare l’estremo, commovente saluto addio al piccolo e avviarsi al suo destino, mentre l’araldo conduce via Astianatte. Infine giunge Menelao, il quale fa condurre fuori dalla tende Elena, responsabile di tanti dolori e lutti; egli l’ha condannata a morte, e intende portarla in patria perché sia lapidata dai familiari delle vittime che la sua insana condotta ha provocato. Nell’usuale agone verbale Elena dà tutta la colpa agli dèi, raccontando addirittura dei suoi falliti tentativi di fuga da Troia, ma viene smentita da Ecuba.Alcuni araldi intanto giungono recando, sullo scudo che fu di Ettore, il cadaverino di Astianatte: toccherà ad Ecuba, in assenza della madre già partita al seguito del suo padrone, dargli sepoltura. Nel frattempo il fuoco divora Troia, e un boato ne annunzia il crollo. È la fine:Ecuba e il Coro si avviano tristemente alle navi.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il progetto è stato realizzato dalla compagnia Teatro Studio Krypton in collaborazione con Regione Toscana e Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi con il sostegno di Fondazione Toscana Spettacolo.

     

     

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