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Criminologia e benessere

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    Potrebbe sembrare una contraddizione associare la parola criminologia a quella di benessere posto che nell’immaginario collettivo la criminologia è la scienza che studia il male.

    Come criminologia e benessere possono, dunque, interfacciarsi tra loro? al contrario, sempre più spesso la cronaca dimostra un aumento dell’aggressività nella nostra società che sembra ormai allontanarsi progressivamente dal concetto di benessere.

    Quanto detto trova riscontro negli episodi di gang e baby-gang criminali, nell’aumento dei casi denunciati di violenza familiare o domestica, negli omicidi, nelle risse, nelle rapine, nei casi di violenze sessuali, nonché negli, ormai noti,  avvenimenti persecutori anche violenti.

    Tutto questo è indice di un disagio sociale e di una mancanza di “benessere” che porta l’uomo ad un aumento della sua propensione a comportamenti devianti, dissociali quando non anche a veri e propri reati.

    Criminalità e Devianza sono anche conseguenza della crisi nei sistemi di valori e in quelli economico-finanziari: le organizzazioni criminali, sia di stampo mafioso, sia a sfondo politico-ideologico, si presentano ovunque ormai con connotati allarmanti.

    Va sottolineato come la capacità normativa di reazione a livello statale e sociale è più forte ove i canali della solidarietà e prevenzione siano adeguatamente attivati ed è per questo che, anche in tale settore, la criminologia può fornire contributi importanti non solo in termini di repressione del crimine, ma soprattutto in chiave di prevenzione dello stesso e dunque di benessere.

    Con il termine criminologia si intende, infatti, notoriamente “lo studio scientifico della criminalità, del delinquente e del comportamento criminale”; essa è  “la scienza che si occupa dei fatti criminosi nei connotati di tempo, luogo, condizioni sociali ed economiche che ne favoriscono la diffusione”; ed inoltre  “tale scienza ha anche dei risvolti pratici dato che il sapere criminologico può essere utilizzato nei progetti di aiuto e sostegno alle vittime di reati e nei progetti di supporto alle vittime, nonché nelle attività di prevenzione che mirano a dare risposta al crescente senso di insicurezza dei cittadini di fronte al crimine”. 

    Pertanto se è vero che la criminologia parte dal fatto criminoso è del pari vero che questo non la esaurisce, lo scopo di tale scienza infatti è quello di prevenire oltre che capire il crimine attraverso un intervento ex ante e non solo ex post.

     Per far ciò la criminologia, quale disciplina integrata, trae le sue conoscenze da una “costellazione” di altre discipline quali: Sociologia; Psicologia, Psichiatria; Antropologia; Biologia; Giurisprudenza; Diritto penale; Scienze politiche; Storia, Scienza della pubblica amministrazione.

    L’interdisciplinarietà della criminologia va vista, pertanto, non come un limite della scienza in esame, ma come un allargamento di orizzonti perché permette di analizzare l’oggetto da più prospettive, essa, inoltre, valorizza la necessità di lavorare in equ ìpe delineando una modernità di tipologia di approccio nell’era della globalizzazione, in cui la crescente complessità delle interconnessioni tra diverse fenomenologie criminali travalica i confini di una singola disciplina.

    La nostra società è molto complessa e di conseguenza rispondere alla domanda madre per i criminologi ovvero: “quali sono le cause del delitto”, richiede l’esame delle connessioni tra il fenomeno criminale e tutti quei fattori sociali, politici, economici, patologici, che contribuiscono a perpetuare la lesione dei valori dominanti in una struttura sociale.

    Ne deriva che se si vuole analizzare il singolo fatto deviante bisognerà non limitarsi ad esso ma analizzare le correlazioni tra fattori individuali (personalità, carattere, patologie mentali, ecc.) e sociali (condizioni socio-economiche, familiari, rapporti interpersonali, ecc.) che lo connotano: il criminologo è quindi nello stesso tempo un teorico e un pratico.

    La criminologia si prefigge, infatti, i seguenti obiettivi: individuare, definire e descrivere i comportamenti devianti della società, analizzare, interpretare ed organizzare i dati rilevati sulla criminalità, sviluppare relazioni teoriche sulla eziologia della criminalità e del comportamento deviante, e al contempo prevenirli valutando risposte sociali attuali e future atte a ridurre la criminalità, compresi i programmi di trattamento e riabilitazione per gli autori e di sostegno alle vittime.

    Questo ultimo aspetto appare anche importante alla luce del rapporto tra criminologia e diritto e ai contributi che tale scienza può dare sia al legislatore che al giudice, ovvero sia nella creazione che nell’applicazione della norma.

    Quanto al rapporto tra criminologia e diritto e sulla necessità del “dialogo” tra questi due saperi già autorevole dottrina (Vassalli 1959) sottolineava l’importanza degli studi criminologici per l’amministrazione della giustizia  e per la comprensione di talune questioni più “oscure” per il diritto strettamente inteso.

    La criminologia, infatti, è più ampia del diritto penale (non tutto ciò che rileva per il criminologo è reato) non solo come ambito di indagine ma anche come “strumenti” di soluzione e prevenzione.

    Uno dei risvolti pratici dell’indagine criminologica è proprio quello di segnalare al legislatore di un determinato paese dati positivi sulla possibilità o opportunità di reazione penale nei confronti di comportamenti devianti sanzionati o non ancora sanzionati da una norma.

    Non sempre inasprire la risposta dell’ordinamento è utile al fine di contenere la criminalità, bisogna scegliere la risposta più adeguata e non per forza la più severa.

    In tal senso la prevenzione diventa un modo per superare le zone ”grigie” del diritto consapevoli del fatto che non tutto può essere risolto attraverso un intervento legislativo specie se di tipo penalistico.

    In taluni casi la scienza criminologia ha contribuito a rendere meno “cieco” il legislatore (Basile 2014, Fiandaca, Visconti, Forti).

    In primo luogo, si pensi alla legislazione antimafia e, in particolare, all’introduzione dell’art. 416 bis c.p., contenente la descrizione del c.d. “metodo mafioso”: una descrizione che affonda nella conoscenza – criminologica, innanzitutto – del fenomeno mafioso e del suo modus operandi.

    Sul punto fondamentali gli studi sulle carriere criminali, sui “white collars” e sulle dinamiche delle organizzazioni criminali di stampo mafioso (Shuterland), nonché gli studi criminologici sulle gang e sul disagio minorile (Cohen), ecc.

    In secondo luogo, si pensi anche alla previsione legislativa, a partire dal 2001, della responsabilità da reato delle persone giuridiche: per giungere all’importante traguardo del superamento dell’antico pregiudizio secondo cui societas puniri non potest.

    Più di recente di pensi al contributo dato con riguardo alla normativa contro il cyberbullismo (prevenire e non solo reprimere, valorizzazione dello sviluppo del rapporto empatico tra vittima e reo, riferimento a forme di giustizia riparative, ecc), lo stalking, fino ad arrivare alla recentissima normativa sul Codice Rosso e la lotta al fenomeno del Porn Revenge (vendetta pornografica).

    Quando, invece, il giurista decide di apporre un diaframma tra scienza delle leggi penali e scienza dei fenomeni criminali, quando applica la legge senza sforzarsi di conoscere il fenomeno dalla legge regolato, quando, insomma, decide di rimanere volutamente “cieco”, gli esiti rischiano di risultare disastrosi o addirittura grotteschi.

    La cooperazione tra le scienze criminologiche e quelle giuridiche tout court appare un’imperdibile  opportunità per il legislatore e per gli “operatori” tutti del diritto e pertanto il dialogo tra i due “saperi” è possibile, preferibile anzi auspicabile con sempre maggiore frequenza.

    Ne deriva che la ricerca criminologica non si risolve in un puro esercizio speculativo, ma è finalizzata all’individuazione di obiettivi concreti, utili per le scelte politiche in più campi quali: il sistema sociale in generale, la pianificazione degli interventi sul territorio, la legislazione penale e non solo.

    Quanto alla possibilità che ciò sia concretamente realizzabile solo il tempo potrà dirlo, tuttavia il tentativo è doveroso perché anche la criminologia, così come il diritto, è un fenomeno sociale e pertanto richiede un lavoro soprattutto sulla società.  

     

    Avv. Claudia Ambrosio- Criminologa

     

     

     

     

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