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Bullismo e Cyberbullismo: il ruolo del nonno nella prevenzione del disagio giovanile

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a cura di Claudia Ambrosio*

Il ruolo dei nonni nella vita dei nipoti è di fondamentale importanza, tanto da essere motivo di studio di svariate discipline: dalla psicologia, alla sociologia, al diritto, ecc.

Recentemente sempre più oggetto di interesse è questa figura da parte della criminologia, posto che tale scienza si occupa non solo dello studio della criminalità ma anche della prevenzione dei fenomeni delittuosi.

Ci si è chiesti se il nonno può avere un ruolo, e se si quale, nell’ambito della prevenzione della delinquenza giovanile ed in particolare nella prevenzione dei diffusi fenomeni del bullismo e del cyberbullismo.

Ciò, però, pone il primario interrogativo sul rapporto tra nonni e web, rapporto che nelle migliori delle ipotesi è inesistente dato che molti anziani non si occupano del mondo digitale e non conoscono le problematiche inerenti il web.

Eppure gli studi criminologici, a cui si accennava, hanno in più di una occasione rilevato che i nonni hanno un ruolo centrale nella prevenzione dei disagi giovanili e quindi possono dare un notevole contributo anche nella lotta a questi fenomeni.

Come noto, infatti, la cronaca quotidiana attesta un aumento della criminalità giovanile ed un aumento della delinquenza anche da parte di ragazzi non appartenenti a frange degradate o emarginate e questo è indicatore di una criticità nella famiglia, di un allontanamento dai valori di solidarietà e di rispetto del prossimo, ed infine attestano un “malessere” dei giovani, o anche giovanissimi, che sempre più spesso sfocia in reati o in comportamenti devianti.

Alla base di molti comportamenti violenti dei giovani vi è una complessità di cause ma in comune vi è l’abbassamento o l’inesistente empatia che il minore sviluppa verso l’altro.

Se si guarda, infatti, al “profilo” del reo in tali reati si nota che i ragazzi coinvolti: 1) non guardano mai negli occhi perché non vengono mai guardati, 2) sono “affettivamente” abbandonati o ignorati da quegli adulti che dovrebbero educarli, 3) non temono o sottovalutano la polizia o gli organi inquirenti, 4) conoscono bene la legge che li rende quasi “intoccabili”, 5) si vantano sui social delle loro “imprese” e ricevono per questo migliaia di like da parte dei loro followers.

In questo quadro dove si colloca il nonno?

Molti studi sul tema hanno dimostrato che l’antidoto contro l’indifferenza è l’amore” e l’anziano, quale detentore dei valori tradizionali, quale soggetto che passa più tempo con i nipoti, ma soprattutto quale portatore non dello ius educandi (che spetta ai genitori), ma dello ius amandi, può essere in queste battaglie un prezioso alleato.

Il “nonno” riesce ad attivare dei canali di empatia con il nipote ed è capace, facendo leva sulla corde del ricordo, dell’amore e dell’affettività, di placare o ridurre quella conflittualità e quel senso di sfida che caratterizza l’età adolescenziale o preadolescenziale.

Coinvolgere sempre più attivamente la figura del nonno nell’ambito dei progetti di prevenzione per la lotta al bullismo ed al cyberbullismo, rappresenta una imperdibile occasione: il nonno, infatti è più presente dei genitori nella cura dei nipoti e fa leva su un canale emotivo diverso rispetto a quello che appartiene ai genitori, il cui ruolo primario è quello di educare.

Tale figura deve essere messa nelle condizioni di riconoscere ed interpretare gli indicatori del disagio giovanile e soprattutto deve essere attivamente coinvolta nella prevenzione dei pericoli del web attraverso dei progetti ad hoc.

I nonni di oggi sono partecipi della vita dei ragazzi, sono attivi ed informati, ma soprattutto hanno voglia di capire cosa succede nel mondo dei loro nipoti e quali pericoli caratterizzano la vita dei “nativi digitali”.

Spesso, però, si trascura la figura dell’anziano nei progetti di prevenzione e ci si rivolge solo ai giovani o ai genitori, magari sulla base del pregiudizio che gli anziani non ne capiscono nulla di web o non sono in grado di tenere il passo della generazione 3.0.

Al contrario, alla luce di quanto esposto sinora non può trascurasi che dall’attivo coinvolgimento del nonno nelle lotta al cyberbullismo ed ai pericoli del web non si potrebbero che trarre dei benefici e colmare molte delle lacune che la normativa di rifermento omette di affrontare.

Non si dimentichi, infatti, che in molte occasioni gli adulti non sono stati degli esempi corretti da seguire per i loro figli nell’uso delle nuove tecnologie e di conseguenza la funzione educatrice del “nonno” in tale contesto potrebbe essere di ispirazione anche per i genitori.

Auspicabile è, pertanto, un sempre crescente interessamento degli anziani nei percorsi di educazione digitale, nei processi di informatizzazione digitale e nei progetti di prevenzione tout court.

Nella speranza che essi siano di aiuto e di ispirazione non solo per i giovani ma anche per gli “adulti”.

“I bambini e i nonni sono la speranza di un popolo. I bambini, i giovani perché lo porteranno avanti e i nonni perché hanno la saggezza della storia, sono la memoria di un popolo” (Papa Francesco).

 *Criminologa

 

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