Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

Il sesso del corpo…Il sesso della mente

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    La transessualità, chiamata anche “Disforia di Genere” sta per essere ragionevolmente ben compresa, sebbene ancora abbondino molti miti e stupidità generale riguardo l’argomento.
    Un/una transessuale è una persona in cui le strutture cerebrali relative al sesso che definiscono l’identità di genere sono esattamente opposte agli organi sessuali fisici, del corpo.
    Per dirla più semplicemente, un/una transessuale è una mente che è, letteralmente, fisicamente intrappolata in un corpo del sesso opposto. In poche parole: la transessualità significa avere il corpo sbagliato per il Genere a cui uno realmente appartiene.
    Il genere ed il Sesso sono due cose completamente separate, sebbene i termini siano spesso considerati intercambiabili dai meno attenti. Il Sesso è una forma ed una funzione fisica mentre il Genere è una componente dell’identità. Si può considerare che ci possa essere una legittima sovrapposizione per il fatto che il cervello sia strutturato in molti modi differenziati. Ed il cervello è la sede dell’identità. Comunque, riguardo al dilemma del transessuale, la differenza tra sesso e genere è il vero nocciolo del problema.

    Una persona transessuale, nata in tutt’apparenza dentro un dato sesso fisico, è consapevole di essere di un genere opposto ad esso. Questo conflitto, tra identità di genere e sesso fisico, è quasi sempre espresso fin dai primi ricordi consapevoli, ed è la causa di un’enorme sofferenza. E’ comune tra i transessuali essere consapevoli della loro condizione ad un’età prescolare. Questa agonia – se non trattata – può portare e porta all’autodistruzione. Le incredibili difficoltà che circondano il raggiungimento del trattamento sono esse stesse, spesso, fonte di agonia la cui somma totale può mettere sottosopra le vite delle persone disforiche. Invero, è assodato che circa il cinquanta per cento dei transessuali muore prima dei 30 anni, di solito per propria mano. Questa morbilità è conosciuta come la “REGOLA DEL 50% “.

    La transessualità appartiene quasi equamente sia ai maschi fisici sia alle femmine fisiche, ed è causata da fattori (quali un rilascio ormonale critico in un determinato momento fetale causato dallo stress della madre, o dalla presenza di un ormone chimico mimetico durante un momento critico dello sviluppo) che interferiscono con lo sviluppo fetale. La transessualità si presenta indipendentemente dall’orientamento sessuale e si presenta sia negli esseri umani, sia in altri animali quali – tra quelli studiati – scimmie, cani, gatti, topi e ratti.
    Il trattamento standard per una diagnosi di transessualità è riassegnare il/la transessuale al sesso fisico congruente con la sua identità di genere, un processo che include la somministrazione di appropriati ormoni ed interventi chirurgici.
    Sebbene la transessualità non sia la stessa cosa dell’omosessualità, le due cose possono talvolta presentarsi in congiunzione tra loro, ed è evidente che entrambe sono create da simili meccanismi nell’utero.
    L’esatto numero di transessuali in ogni data popolazione non sarà probabilmente mai accuratamente conosciuto (la miglior stima attuale è di uno per 30.000). Dato che la trasessualità è più comunemente causata da cambiamenti ormonali da stress nell’utero, il numero di transessuali in ogni società potrà logicamente fluttuare, in base allo stato corrente di una situazione all’interno di una generazione. C’è, ad esempio, un’evidenza nei dati che riportano nascite di un maggior numero di transessuali durante il tempo di una guerra o subito dopo. Nonostante ciò, tale condizione è discretamente rara.
    Molte interessanti indicazioni fisiche e mentali sono state statisticamente mostrate in relazione alla transessualità. Un fattore è l’intelligenza: la persona transessuale, mediamente, devìa di due standard in più rispetto alla popolazione base e di uno standard in più rispetto agli omosessuali. Questa probabilità di alta intelligenza non è attualmente spiegata, sebbene vi siano suggerimenti sul fatto che possa essere il risultato dell’unico – ed in qualche modo mixato – impianto cerebrale del transessuale, che può beneficiare di una combinazione di strutture e funzioni maschili e femminili.
    Un’altra curiosa correlazione è la creatività: le persone transessuali tendono a possedere un alto grado di abilità artistica e generalmente creativa. Le persone transessuali comunemente mostrano qualche indicatore fisico della loro condizione che può causare imbarazzo per loro stesse nei confronti di parenti o conoscenti. Le transessuali mtf possono più lentamente sviluppare le caratteristiche sessuali maschili, quali la crescita dei peli nel corpo, il cambiamento di voce, e soprattutto lo sviluppo fisico comparato alla popolazione generale. I transessuali ftm possono mostrare evidenza di mascolinizzazione della struttura ossea, capelli o voce. Questi tratti sono spesso molto sottili, ma presenti.
    C’è un tremendo bigottismo sociale e spesso un’ingiusta violenza nei confronti dei transessuali e questo spesso rende loro la vita molto difficile. Alcuni transessuali che hanno completato con successo la loro transizione verso il sesso appropriato poi scelgono diversi gradi di secretazione riguardo il loro stato e storia. Altri transessuali non riusciranno mai a trasformarsi fisicamente al punto da non essere riconosciuti come transessuali, e tendono a soffrirne di conseguenza.
    La moderna classificazione della transessualità e l’intervento medico di riassegnazione sessuale è stato per la prima volta tentato in Germania nel 1930. Einar Wegener cercò un trattamento e fu operato. Successivamente, visse come Lily Elbe, ma non per molto: l’intervento chirurgico ebbe tragiche complicazioni.
    Per decenni solo rari esempi individuali di medici osarono trattare i transessuali, mentre il mainstream della comunità medica considerava la transessualità un mero disordine mentale senza basi biologiche. Il primo professionista che davvero provò ad aiutare i transessuali con compassione e studi scientifici fu il Dr. Harry Benjamin. Il Dr. Benjamin studiò e curò con attenzione i casi di transessuali, dedicando la maggior parte della sua carriera al progetto. I risultati dei suoi studi attentamente documentati, furono pubblicati nel 1966 nel suo libro “Il fenomeno transessuale”. Questo lavoro portò direttamente a quei benefici di cui i transessuali di oggi possono godere ed aprì le porte a seri studi sulla condizione.
    Attualmente il worldwide Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association continua il suo lavoro, ed aiuta a fissare gli standard di cura per il trattamento dei transessuali da parte dell’establishment medico.

    Recenti studi delle funzionalità cerebrali hanno fatto luce su importanti possibilità riguardo alle cause della transessualità, e le tecniche chirurgiche, così come tutti gli altri trattamenti, continuano a crescere. La società sta lentamente accettando l’inevitabilità della presenza transessuale al suo interno e potrà ben accadere che il futuro possa portare un grande aiuto per le persone transessuali che nasceranno nei prossimi anni.
    Differenti sono i Disturbi d’identità di genere che si presentano secondo la seguente classificazione:per le femmine
    A – Persistente e intenso disagio circa il fatto di essere una femmina, e desiderio radicato di essere un ragazzo (non semplicemente desiderio per qualche supposto vantaggio culturale derivante dall’essere un maschio), oppure insistenza sul fatto di essere un ragazzo.

    B – L’una o l’altra delle seguenti voci: persistente, marcata avversione al normale abbigliamento femminile, e insistenza nell’indossare tipici indumenti maschili, es. biancheria da ragazzo e altri accessori, persistente rifiuto delle strutture anatomiche femminili, evidenziata da almeno una delle seguenti voci:

    o affermazione di possedere o che le crescerà il pene;
    o rifiuto di urinare in posizione seduta;
    o affermazione che non desidera che le crescano le mammelle o le vengano le mestruazioni.

    C – La ragazza non ha ancora raggiunto la pubertà.

    Per i maschi invece si trovano:
    A – Persistente ed intenso disagio per il fatto di essere maschi e desiderio intenso di essere una femmina, oppure, più raramente, insistenza sul fatto di essere una ragazza.

    B – L’una o l’altra delle seguenti voci: interesse per le attività tipicamente femminili, dimostrata dalla preferenza per il travestimento, la simulazione dell’abbigliamento femminile, oppure da un desiderio intenso di partecipare ai giochi e ai passatempi delle ragazze ed al rifiuto dei giocattoli, giochi e delle attività tipicamente maschili, persistente rifiuto delle strutture anatomiche maschili, indicato da almeno una delle seguenti affermazioni ripetute:
    o che crescendo diventerà una donna (non solamente come ruolo)
    o che il pene o i testicoli lo disgustano, o che scompariranno
    o che sarebbe meglio non avere né pene né testicoli

    C – Il ragazzo non ha ancora raggiunto la pubertà.

    Questo disturbo non rappresenta solamente un atteggiamento di opposizione del bambino ai comportamenti stereotipati legati al sesso, come l’atteggiamento da “maschiaccio” in una femmina o l’atteggiamento effemminato in un ragazzo, ma, piuttosto, una profonda alterazione del normale senso di mascolinità o di femminilità. In aggiunta, in una femmina, vi è persistente marcata avversione verso il normale abbigliamento femminile e insistenza nel voler indossare tipici abiti maschili oppure persistente rifiuto delle sue caratteristiche anatomiche femminili; in un maschio, vi è o particolare interesse per le attività tipicamente femminili oppure rifiuto persistente delle sue caratteristiche anatomiche maschili. Questa diagnosi non viene fatta dopo l’esordio della pubertà. Le ragazze con questo disturbo hanno regolarmente compagni maschi ed un avido interesse per gli sports e i giochi violenti; esse non mostrano alcun interesse per le bambole o per il “giocare alla casa” (a meno di fare la parte del padre o di un altro maschio). Più raramente, una ragazza con questo disturbo rifiuta di urinare in posizione seduta, afferma di avere o che le crescerà il pene, non desidera che le cresca il seno o che le vengano le mestruazioni oppure sostiene che crescendo diventerà un uomo (non solamente come ruolo). I maschi con questo disturbo di solito sono interessati alle attività tipicamente femminili. Essi possono avere preferenze nell’indossare abiti da ragazza o da donna oppure possono costruirseli con il materiale a disposizione. Il travestimento tipico non suscita eccitamento sessuale, a differenza del Feticismo di Travestimento. Essi, spesso, hanno un desiderio compulsivo di partecipare ai giochi e ai passatempi delle ragazze. Le bambole sono spesso il loro giocattolo favorito e le ragazze sono regolarmente le loro favorite compagne di gioco. Quando giocano alla “casa” viene classicamente adottato il ruolo di una femmina. I giochi violenti e gli sports vengono generalmente evitati. Gesti ed azioni, spesso, sono giudicati in rapporto agli stereotipi culturali della femminilità e il ragazzo, di solito, deve sottostare agli scherzi o al rifiuto del gruppo di coetanei maschi, mentre questo si verifica raramente fra le ragazze fino all’adolescenza. I maschi con il disturbo possono affermare che crescendo diventeranno donne (non solamente nel ruolo). In rari casi un ragazzo con questo disturbo sostiene che il suo pene e i sui testicoli lo disgustano o che scompariranno. Alcuni bambini rifiutano di frequentare la scuola a causa delle prese in giro o delle pressioni ad indossare abiti tipici del loro sesso assegnato. La maggior parte dei bambini con questo disturbo negano di trovarne disagio, a meno che ciò non li porti ad una situazione di conflitto con le aspettative della famiglia o coi coetanei. Le ricerche indicano che le caratteristiche del bambino, dei genitori o di altri agenti sociali, come i sostituti dei genitori e i fratelli, possono costituire fattori predisponenti per lo sviluppo del disturbo. Nei maschi le caratteristiche possono includere tratti fisici “effemminati”, avversione ai giochi violenti, ansia di separazione e una storia di precoce ospedalizzazione. Le caratteristiche più rilevanti dei genitori e delle altre figure influenti dell’entourage del bambino possono includere scarso rinforzo del normale comportamento legato al ruolo di genere, assenza o non disponibilità del padre e incentivazione di un estremo attaccamento fisico e psicologico a sé da parte del soggetto e uno scarso rinforzo dei normali comportamenti legati al ruolo di genere da parte dei genitori possono contribuire allo sviluppo del disturbo.

    Il capitolo dedicato ai disturbi della sfera sessuale è ancora molto lungo e complesso qualora volessimo ulteriormente inoltrarci in maggiori aprofondimenti. Con questa piccola, rapida occhiata spero che ai voi lettori, sia giunto chiaro il messaggio che la sfera sessuale di ogni individuo, patologica o fisiologica, non è causa di manomazioni cognitive o intellettive del soggetto e non può giustificare comportamenti denigratori o discriminatori. Ciò non deve però essere confuso con le parafilie e tutta la sfera delle perversioni sessuali che sono spesso causa di violenza e comportamenti perseguibili penalmente.
    Non dimentichiamoci di essere degli animali bipedi e godiamoci la sessualità nel suo significato più libero e naturale, nei limiti della legalità e nel rispetto dell’altro da noi.

    Dr.ssa Laura Iozzo
    Medico Chirurgo specialista in Psichiatria e Psicoterapia
    lauraiozzo@virgilio.it

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