Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

Con il Natale ritorna la sindrome da shopping

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    Ed anche questo anno è arrivato il Natale….nasi freddi e arrossati,scarponi bagnati ed il suono delle campanelle ci accompagnano nella ricerca affannata, in una corsa smaniosa verso…

     “ I REGALI”!!!

     Ma dal più consueto e apparentemente normale rituale festivo basta poco per sconfinare in quella che oggi è riconosciuta come una delle più frequenti malattie nella nostra società consumistica e capitalistica: lo Shopping addiction.

    Lo shopping compulsivo o sindrome da shopping rappresenta un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie crisi di acquisto, una forma di mania delle spese che, nei primi anni in cui è stato descritta, ha fatto guadagnare a questo disturbo anche il termine di oniomania o mania del comprare (Kraepelin E., 1915).

    L’individuo colpito può non vedere inizialmente il comportamento come un problema ma, principalmente, come un sollievo immediato da ansia e stress emotivo e come fonte di gratificazione personale. Proprio questa apparente ricompensa iniziale rinforza il comportamento, determinando, poi, processi compulsivi e ripetitivi. Secondo L. Koran, Professore di Psichiatria della Stanford University School of Medicine e Direttore della Clinica per i disturbi ossessivi compulsivi, lo shopping compulsivo si configura come un disturbo del comportamento quando si verificano queste condizioni:

    • quando il denaro investito per lo shopping è eccessivo rispetto alle proprie possibilità economiche;

    • quando gli acquisti si ripetono più volte in una settimana;

    • quando gli acquisti perdono la loro ragione d’essere: non importa che cosa si compri, se abiti, CD, profumi, lampade o prosciutti; ciò che conta è comprare, soddisfare un bisogno imprescindibile che spinge a entrare in un negozio e uscirne carichi di pacchi;

    • quando lo shopping risponde a un bisogno che non può essere soddisfatto, per cui il mancato acquisto crea pesanti crisi di ansia e frustrazione;

    • quando la dedizione agli acquisti compare come qualcosa di nuovo rispetto alle abitudini precedenti.

    Nell’episodio compulsivo di acquisto la modificazione della serotonina porta a percepire, oltre alla sensazione di benessere, la possibilità di risolvere le proprie difficoltà. Questa
    falsa sensazione del proprio stato è l’elemento essenziale che induce il compratore, falsa sensazione del proprio stato è l’elemento essenziale che induce il compratore a ripetere ossessivamente l’atto al fine di trovare il proprio equilibrio ed il proprio piacere.
    L’atto del comprare compulsivamente è spesso accompagnato da rimorso, vergogna, colpa irreparabile ed impossibilità di aiuto. Queste emozioni, associate ad una diffusa depressione, aumentano la dipendenza. Gli episodi di shopping compulsivo hanno una frequenza media di 17 episodi mensili ed una durata che oscilla dall’ora alle sette ore per episodio. Casi estremi sostengono di avvertire l’impulso a comprare ogni ora (sebbene ciò sia infrequente).In media 7/8 ore la settimana sono pervase da questo impulso a comprare. I tentativi di opporsi a tale comportamento irrefrenabile vengono descritti spesso come fallimentari; circa il 74% delle volte in cui i soggetti sperimentano l’impulso a comprare esso ha come conseguenza l’acquisto.            Ma cosa caratterizza questi compratori compulsivi? Faber e O’Guinn (1988) osservarono che il livello di autostima degli shopper compulsivi era significativamente più basso rispetto a quello dei normali consumatori (14,81 contro 10,66). Durante gli episodi, infatti, vengono descritti sempre degli intensi, e talvolta contraddittori, stati emotivi che in alcuni casi vengono collegati a fattori esterni, come le proprietà del prodotto, e in altri a sensazioni interiori.

    Nel corso degli episodi spesso vengono descritti dei vissuti che si modificano durante l’acquisto, perciò sono state distinte tre principali fasi del vissuto relativo al compulsive spending. Nella prima fase, vengono spesso sperimentate sensazioni di corteggiamento da parte dei prodotti, con la percezione di una forma di ipnosi. Il cambiamento o l’intensificazione dei primi vissuti viene registrato nel momento in cui comincia ad essere in atto il comportamento d’acquisto e, quindi, si entra nella seconda fase emotiva in cui c’è un pervadente sentimento di benessere e di felicità, alimentato da un blocco cognitivo nella percezione del tempo, che spesso è annullato, come in una specie di stato dissociativo della mente. Raramente la consapevolezza del proprio comportamento distruttivo rimane costante e, in questi rari casi, si determinano precocemente profondi sensi di colpa e vissuti di scoraggiamento o sentimenti di incapacità a controllarsi. Questi sentimenti, tuttavia, sono più frequenti nella terza fase, quella in cui vengono realizzate le conseguenze del proprio comportamento negativo e in cui le illusioni sul potere dell’acquisto vengono rotte. Ciò si verifica in genere al termine del raptus di spese, durante il quale viene descritta un’amplificazione di tutte le emozioni negative, con intensi sensi di colpa, vergogna di sé e sensazione di vuoto interiore.
    In questa prospettiva, il comportamento incontrollato viene interpretato come un modo per rivivere un conflitto che ripropone sentimenti infantili , come l’impotenza, la vergogna e la colpa, al fine di tentare di controllarlo ad ogni nuovo episodio di acquisto coatto. L’acquisto compulsivo sembra inoltre rappresentare un tentativo di compensare alcuni desideri infantili repressi, mettendo in atto un comportamento socialmente sostenuto e accettato.

    Un altro aspetto psicologico particolarmente evidente in questo disagio riguarda la presenza di un continuo tentativo di riempire un vuoto interiore , manifestata attraverso l’acquisto ripetuto che esprime ciò che si desidera essere ma che, come in un circolo vizioso, ripropone i medesimi vissuti di mancanza interiore che non possono essere colmati attraverso gli elementi esterni.
     In relazione ad alcune dinamiche familiari pregresse, non è raro che si manifestino anche dei tentativi, da parte del compratore compulsivo, di trovare un genitore, reale o simbolico, che si assuma la responsabilità di riparare al danno economico, un atteggiamento che mostra la frequente situazione di stallo nel processo di autonomizzazione, che si esprime anche attraverso l’acquisizione di un potere economico. Inoltre, spesso le persone propense al consumo compulsivo sono state abituate a vivere con dei genitori che hanno sempre manifestato il loro affetto mediante attenzioni materiali che, di conseguenza, vengono ricercate sia nell’acquisto ripetuto, che nelle richieste di aiuto per riparare ai debiti contratti a fronte dell’esasperata attività di shopping.
    La dipendenza, espressa prima nei confronti del consumo e poi attraverso la ricerca di aiuto nel gestire le difficoltà economiche, mostra come questo tipo di disturbo spesso sia l’esito di un’educazione che trasmette l’idea di essere incompetenti, un aspetto che ha portato a parlare di patologia dell’autonomia, dal momento che il disagio esprime una distorsione dell’autonomia che, attraverso una transitoria ricerca di libertà, riporta puntualmente alla dipendenza.
    L’acquisto, in questo disturbo, è legato a prodotti che esprimono indirettamente il pensiero su di sé nonché il desiderio di modificare parti di sé concrete o intangibili, riempiendo quello che è stato definito il Sé vuoto o Empty Self (Cushman P., 1990 ). La psicoterapia psicodinamica può essere il trattamento di scelta per quei pazienti con un elevato funzionamento, in grado di tollerare le regole imposte dal setting, preferibilmente non rigido, con una buona dose d’introspezione con cui, però, non va dimenticato l’utilizzo di qualche strategia volta alla modificazione del sintomo, quale la stesura di un diario quotidiano. Come per le altre addictions, la domanda del paziente tende a essere quella di volgersi al sintomo, da risolvere il più rapidamente possibile, non avendo analizzato il valore patologico del proprio vissuto.

    Possiamo dunque concludere che ,come già in precedenza evidenziato, la società che stiamo vivendo si trova sulla via del tramonto, su un rapido declino che lascia dietro di sè le vittime dei suoi vuoti, dei suoi fallimenti emotivi ed etici. Banalmente, è forse il caso di concludere con lo svalutato detto “Si stava meglio quando si stava peggio!”.

     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
    lauraiozzo@virgilio.it
    Cell: 329/6628784

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