Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

La sindrome da burn-out

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    Il burnout o sindrome da burnout è un processo stressogeno legato alle professioni d’aiuto (helping profession). Queste sono le professioni che si occupano di aiutare il prossimo nella sfera sociale, psicologica, etc. Si parla quindi di infermieri, medici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, preti ecc. Queste figure sono caricate di una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata.

    Letteralmente burnout sigifica proprio “bruciare fuori”.  Dunque è qualcosa d’interiore che eslode all’esterno e si manifesta. L’interazione tra operatore ed utente è incentrata sui problemi contingenti di quest’ultimo (psicologici, sociali o fisici) ed è, perciò, spesso gravata da sensazioni d’ansia, imbarazzo, paura o disperazione. Questo viene normalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e di ridotta realizzazione personale, che può insorgere in coloro che svolgono una qualche attività lavorativa “di aiuto”: dunque uno stato di malessere, di disagio che consegue ad una situazione lavorativa percepita come stressante e che conduce gli operatori a diventare apatici, cinici con i propri “clienti”, indifferenti e distaccati dall’ambiente di lavoro. 

    Tra le conseguenze della sindrome si trovano alterazioni emozionali e comportamentali, psicosomatiche e sociali, con alterazioni della vita familiare. Questo giustificherebbe l’alto livello di assenteismo dal lavoro, problemi di salute fisica e psicologica. Fattori che favoriscono tale sindrome sono con frequenza l’età del lavoratore che sembra essere inversamente proporzionale alla gravità del quadro; il carico di lavoro che quanto sarà maggiore tanto peggiore sará il grado di burnout ed, infine, il sesso femminile che sembra favorire lo sviluppo di tale sindrome. Tra le possibili cause del burnout è fondamentale l’analisi del contesto organizzativo nel quale l’individuo opera. La struttura e il funzionamento di questo contesto sociale plasmano il modo in cui le persone intera agiscono tra loro e il modo in cui eseguono il loro lavoro. Quando l’ambiente lavorativo non riconosce l’aspetto umano del lavoro il rischio di burnout cresce, portando con sé un alto prezzo da pagare. La vera causa del burnout in realtà é la discrepanza tra lavoro ed individuo.

    Maslach e Leiter (1997) hanno elaborato un nuovo modello interpretativo che si focalizza principalmente sul grado di adattamento/disadattamento tra persona e lavoro. Secondo questi autori la sindrome del burnout ha maggiori probabilità di svilupparsi quando è presente una forte discordanza tra la natura del lavoro e la natura delle persone che svolgono tale lavoro. Queste discrepanze sono da considerarsi come i più importanti antecedenti del burnout e sono sperimentabili in sei ambiti della vita organizzativa: carico di lavoro, controllo, ricompense, senso comunitario, equità, valori. Oggi il burnout rappresenta un rischio troppo elevato per ogni contesto organizzativo: i costi economici, la produttività ridotta, i problemi di salute e il generale declino della qualità della vita personale o lavorativa (tutte possibili conseguenze di questa sindrome) sono un prezzo troppo alto da pagare.

     

    Il modo migliore per prevenire il burnout é puntare sulla promozione dell’impegno nel lavoro. Ciò non consiste semplicemente nel ridurre gli aspetti negativi presenti sul posto di lavoro, ma anche nel tentare di aumentare quelli positivi. Le strategie per aumentare l’impegno sono quelle che aumentano l’energia, il coinvolgimento e l’efficacia.

    SEGNI E SINTOMI DELLO STRESS:
    1.Alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno 
    2.  sensazione di fallimento 
    3. rabbia e risentimento 
    4.  senso di colpa e disistima 
    5.  scoraggiamento ed indifferenza 
    6.  negativismo 
    7.  isolamento e ritiro(disinvestimento) 
    8.  senso di stanchezza ed esaurimento tutto il giorno 
    9.  guardare frequentemente l’orologio 
    10. notevole affaticamento dopo il lavoro 
    11. perdita di sentimenti positivi verso gli utenti 
    12. rimandare i contatti con gli utenti, respingere le telefonate dei clienti e le visite in ufficio 
    13. avere un modello stereotipato degli utenti 
    14. incapacità di concentrarsi o di ascoltare ciò che l’utente sta dicendo 
    15. sensazione di immobilismo 
    16. cinismo verso gli utenti; atteggiamento colpevolizzante nei loro confronti.
    17. seguire in modo crescente procedure rigidamente standardizzate 
    18. problemi d’insonnia 
    19. evitare discussioni di lavoro con i colleghi 
    20. preoccupazione per sé 
    21. maggiore approvazione di misure di controllo del comportamento come i tranquillanti 
    22. frequenti raffreddori ed influenze 
    23. frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali 
    24. rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento 
    25. sospetto e paranoia 
    26. eccessivo uso di farmaci 
    27. conflitti coniugali e famigliari 
    28. alto assenteismo.

    Quali tecniche attuare per affrontale tale sindrome e quali strategie mette in atto? Gli individui più protetti dalla sindrome del burn-out sono dotati di una buona autostima; spesso hanno un buon sistema di appoggio sociale, dei confidenti, una rete di amici; sono persone conservano la capacità di sorridere anche in ambiente lavorativo troppo austero od oppressivo. Una maggiore coscienza riguardo il proprio stato di stress e i fattori che lo hanno provocato è la prime risorsa di una persona che ha sviluppato la sindrome da burn-out. Essenziale è evitare di isolarsi cercando familiari, amici e conoscenti con i quali passare momenti di svago in modo da distogliere la mente dal pnsiero ossessivo sui problemi patiti nell’ambiente di lavoro. A volte paradossalmente può risultare utile intensificare la propria attività lavorativa. In genere le tecniche di rilassamento e le attività sportive possono fare ritrovare quell’energia e quell’autostima necessarie a riacquistare le proprie difese non passive: la capacità di non farsi più sottomettere, di rispettare se stesso e le proprie opinioni, di dire no quando l’obbedienza non è dovuta. In questo senso anche l’eventuale ricorso a professionisti capaci di offrire una relazione d’aiuto – un buon avvocato (per il supporto legale a difesa dei propri diritti) e buon psicoterapeuta (per il supporto psicologico a difesa del proprio spirito) possono rivelarsi utili!

     

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