Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

Anche Adone…ha i suoi complessi!

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    E’ arrivata l’estate e con la bella stagione tutti dobbiamo affrontare la prova costume! Quanti di noi temono il momento in cui il nostro corpo dovrà spogliarsi dagli abiti invernali ed essere coperti da un costume spesso troppo striminzito? Ecco che in questi mesi tutti ricorriamo a diete fai da te, a digiuni prolungati e spesso pericolosi, a tisane e bevande disgustose.

    Ma anche qui esiste un confine. Qual è il confine tra il patologico ed il fisiologico? La Vigoressia o Complesso di Adone.

    Con il termine di Vigoressia si intende la tendenza, quasi ossessiva, di avere un fisico perfetto. Gli individui affetti dal disturbo, principalmente uomini ma è in aumento anche nelle donne, sono alla ricerca perenne di un fisico assolutamente perfetto, tonico, muscoloso, atletico, ed eccessivamente critici ed intolleranti per qualsiasi minima imperfezione. La Vigoressia può diventare una vera e propria dipendenza tanto da compromettere le diverse aree di funzionamento dell’individuo come quella  fisica, sociale, lavorativa ed economica. Le caratteristiche salienti della Vigoressia si possono riassumere nei seguenti punti: iperinvestimento sul corpo e ricerca della perfezione fisica, passano un tempo eccessivo in palestra a “scolpire” i muscoli, tendenza a consumare cibi ipocalorici e/o abusare di integratori alimentari, eccessiva focalizzazione visiva sul corpo, sui singoli muscoli o sul peso corporeo, insoddisfazione per il proprio corpo nonostante l’enorme sforzo profuso.

    Ad avere il peso maggiore nella sintomatologia della Vigoressia è l’ultimo aspetto evidenziato. Il paziente affetto da tale quadro patologico manifesta una continua ricerca della perfezione corporea esasperata ed ossessiva alimentata da vere e proprie dispercezioni somatiche. L’individuo inizialmente investirebbe sulla perfezione del proprio fisico per raggiungere scopi che traggono origine dalla propria storia personale (ad esempio  può ipercompensare la bassa autostima attraverso l’esibizione di un fisico perfetto e degno di ammirazione). Questa spinta “motivazionale” successivamente sarebbe rinforzata e mantenuta dalle alterazioni percettive che, rimandando un fisico ancora difettato, alimenterebbe il circolo vizioso.

    I soggetti che sono maggiormente colpiti dalla vigoressia sono i maschi in una fascia di età compresa tra i 25 ed i 35 anni. Questo disturbo può cominciare in palestra, tra attrezzi e pesi: gli uomini che soffrono di Vigoressia si percepiscono sempre come troppo magri, poco muscolosi. Un ruolo importante è giocato anche dai modelli culturali di bellezza e prestazione fisica e, nei contesti sportivi, dalle pressioni di compagni ed allenatori alla competizione. Questo disturbo non è un disturbo così nuovo, fu identificato nel 1993 da Pope HG Jr, Katz DL, Hudson JI in un paper apparso su Comprehensive Psychiatry dal titolo “Anorexia nervosa and “reverse anorexia” among 108 male bodybuilders”.

    Il termine reverse anorexia fu proposto in considerazione del fatto che, con modalità uguali e contrarie all’anoressia, chi soffre di questo disturbo continua a vedersi gracile e smilzo nonostante abbia una muscolatura fuori dal comune.

    La persona vigoressica patisce un’insoddisfazione forte e permanente inerente al proprio aspetto fisico, ha una forte paura di restare priva dei propri muscoli e del proprio stato di perfetta forma. A tali convinzioni seguono delle condotte auto-punitive, come ad esempio:  sottoporsi a degli esercizi laboriosi; seguire delle diete molto rigide. Per di più, spesso, a questi comportamenti si associa l’uso ed abuso di integratori alimentari, e nei casi più estremi di steroidi anabolizzanti.

    Le conseguenze della malattia sono molteplici e negative, come l’amenorrea per le donne e l’alterazione dei ritmi sonno-veglia per gli uomini, oltre a disturbi di comportamento. Problemi gravi li ha chi non è allenato. Difatti sono frequenti le lesioni e le micro lesioni e l’invecchiamento precoce dovuto ad un aumento dei radicali liberi.

    L’obiettivo da raggiungere è quello di convincere il malato di essere tale, di avere un problema per cui necessita aiuto. Solo quando il soggetto prende coscienza della realtà ed è pronto a farsi aiutare si può partire con la terapia. L’approccio deve essere innanzitutto psicoterapico e poi anche farmacologico per ristabilire l’equilibrio ormonale e cercare di rimediare ai danni organici eventualmente già verificatesi.

    E con l’arrivo dell’estate concludo questo articolo consigliandovi di dare un’occhiata al VIDEO nella speranza che si impari ad avere  meno paura del dolore.

     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
    lauraiozzo@virgilio.it
    Cell: 329/6628784

     

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