Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

Empatia: la capacità di comprendere l’altro

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    L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa sentire dentro ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale. Il termine è stato introdotto dall’estetica romantica del 700 (Herder e Novalis) e fu impiegato per spiegare la risonanza interiore degli oggetti estetici. All’epoca, Einfühlung aveva assunto il significato di vivere un oggetto in relazione alla propria interiorità, trasmettendogli qualcosa di sé e riconoscendo se stessi in esso.

    Questo sentire dall’interno e sentire all’unisono rappresenta una forma di esperienza che supera la distanza e l’alterità di soggetto e oggetto. Per esempio diventa possibile rivivere la storia passata, un avvenimento o una grande personalità, come avvicinandola a sé, trovando una comunanza con la propria esperienza. Alla base dell’empatia è rintracciabile quella condizione esistenziale che è l’essere in un mondo comune (Mitwelt), fatto non solo di cose, ma anche di altri uomini e donne, persone che hanno sensazioni, impulsi, desideri e che intrecciano il loro mondo con quello degli altri.   

    Freud tratta l’empatia come sinonimo di immedesimazione e afferma che “dall’identificazione parte la strada che, passando per l’imitazione, giunge all’immedesimazione ossia alla comprensione del meccanismo mediante il quale ci è comunque chiesto di prendere posizione nei confronti di un’altra vita psichica”. Questa presa di posizione è una sorta di intuizione che consente di accedere a quei campi e a quei processi della vita psichica comunque estranei alla propria esperienza. Quando incontriamo una persona, ci troviamo di fronte alla sua “identità originaria”, ma non solo: davanti a noi c’è l’espressione del suo volto, la sua emozione, il suo sguardo. Spesso non ce ne accorgiamo, oppure il rossore delle guance non ci appare differente a quello della buccia di una mela. Talvolta, invece, cogliamo in quell’espressione, in quel movimento… la gioia o il dolore, la malinconia o il pudore o altri stati d’animo che possono esserci noti in sé, ma che diventano irripetibili e unici giacché appartengono alla persona che ci è di fronte, con la sua storia.

    L’empatia, pertanto, attesta la possibilità della comunicazione dell’esperienza non perché due soggetti diventino uno, si confondano o trovino un’analogia, ma perché è possibile riferirsi ad una realtà che non siamo noi e non è una cosa, ma è la realtà vissuta da un altro essere umano. Per dare piena verità a questo significato di empatia, non come immedesimazione o immediata partecipazione emotiva, ma come differenza, discontinuità tra me e l’altro, occorre entrare in relazione. L’empatia, pur essendo una forma di conoscenza, pone il suo valore cognitivo nel “rendersi conto” di essere in relazione, ovvero nel comprendersi come aperti a qualcos’altro: “so” del dolore dell’altro, lo incontro presso l’altro che lo prova e lo esprime magari nei tratti del volto o in altri modi. Quindi empatia è esperienza specifica e non conoscenza congetturale del vissuto altrui.

    “Solo chi si sperimenta come persona, come totalità che possiede un senso, può capire altre persone; se no ci rinchiudiamo nella prigione della nostra particolarità; gli altri ci diventano un enigma oppure, ancora peggio, li modelliamo a nostra immagine e distorciamo così la verità” (Stein). Quanto più un essere umano ha trovato il proprio “se stesso”, tanto più può diventare un “maestro di comprensione” e, nel senso di Edith Stein, “un maestro dell’amore”. 
     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
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