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Femminicidio: L’amore assassino

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    Dall’ inizio dell’anno oltre 50 donne sono state uccise in Italia dal partner o, più spesso, da un ex. Più di 155 da gennaio 2015. Donne uccise per ragioni di matrimoni falliti, abbandoni, tradimenti, divorzi. In definitiva delle uccisioni per ragioni di possesso, ma anche per un nonnulla che assume una valenza importantissima nella fantasia dell’omicida che, in questo, caso viene chiamato femminicida.      

    La definizione del 1993, di Marcela Lagarde, un’antropologa messicana, definisce così il femminicidio: “La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine, maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa”.

    Quando si parla di violenza non si prescinde da abusi e molestie.  Letteralmente “abuso” sta per: “uso di un diritto o di un potere per fini diversi da quelli per i quali è stato riconosciuto”. Abusi sono, quindi, comportamenti che costituiscono espressione di violenza, di potere assunto nei confronti di categorie deboli (bambini, vecchi, malati, ma talvolta anche le donne) che quindi introducono anche la vita quotidiana nello scenario descritto. Nell’uccisione di una donna, però, è l’impulsività  uno degli elementi salienti che si può ritrovare. Dal punto di vista degli psicoterapeuti, il femminicidio impulsivo è caratterizzato da alcune peculiarità: la minaccia per la perdita di qualcosa che appartiene, la rabbia esplosiva e l’impulsività che trasforma la rabbia in comportamenti di attacco e di violenza espressa.

    Ma cosa fa scaturire questa rabbia ?Qual è la causa di questa perdita del controllo, che rende l’uomo brutale assassino?   La psicoanalisi ci insegna che la relazione genitoriale  il rapporto che lega un bambino con la madre, è la base su cui si sviluppa il funzionamento relazionale con l’Altro. La primaria fase di fusione ed il sostegno narcisistico favoriscono lo sviluppo di un di un senso di onnipotenza. Come afferma Winnicott, una madre sufficientemente buona, deve avere anche la capacità di frustrare il proprio bambino, per insegnargli la tolleranza all’assenza e al senso di solitudine. Tale vissuto deve garantire lo sviluppo del riconoscimento dell’Alterità e, dunque, della capacità di “stare da solo”, vivendo ogni relazione nel rispetto e riconoscimento del diverso da sé.        
    Il bambino deve imparare a stare da solo, sicuro che ci sia pronto l’aiuto genitoriale a garantire la sua salvezza, quando di notte piangendo nella culla , riceva risposta al suo grido d’aiuto. Così da adulto il soggetto avrà sviluppato una “ base sicura “ su cui fondare delle relazioni stabili , in cui si sostiene il riconoscimento dell’individuo. Ma quando questo non avviene, ed il soggetto vive la bramosa ricerca di quel legame simbiotica, frustrato , quando ancora attende la risposta a quel grido di aiuto, l’abbandono diventa insostenibile, diventa trauma che si ripete, impotenza insostenibile.     

    Ed ecco allora, che la violenza esprime l’odio, la rabbia in un rapporto che esiste solo nella fusione e nel tutto, eliminando l’individualità dei soggetti. La separazione non può esistere se non attraverso la morte; tollerare la solitudine diventa insostenibile perché l’esistere avviene solo nel riconoscimento dell’altro, un altro che nel rifiuto nega la nostra esistenza.  La psicopatologia alla base di questo fenomeno, che ci permette di comprendere i movimenti sismici che ne sono la causa, ritengo non debba essere considerata come una giustificazione a tali barbarie, ma spero e credo possa diventare motore di un atteggiamento critico e riflessivo che faccia luce sulle dinamiche genitoriali e familiari rispetto ad una presenza sempre più “assente” della figura genitoriale, genitrice di norme, ma anche di amore.

     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
    lauraiozzo@virgilio.it
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