Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

I ‘nativi digitali’ nell’era dei social

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    Si, il mondo è cambiato! Osservando il comportamento dei giovani, le nuove forme di comunicazione, i selfie, che ripetutamente, come gesti compulsivi, descrivono le esperienze dei ragazzi, ho pensato a quanto la comunicazione abbia subito uno stravolgente cambiamento. Sembra, ormai, che l’esistenza sia scandita dalle condivisioni delle foto nei social network, nel riconoscimento che la popolazione digitale sostiene  attraverso i commenti, i twitter e le varie chat. Tutto avviene con un “attraverso”, un “tramite”, quasi a dover esprimere la necessità di un filtro che ridia una nuova forma, una nuova espressione a qualcosa che di reale non deve più comunicare nulla.

    Proprio come quando si giocava in spiaggia a filtrare la sabbia per togliere via tutti i sassolini, le parti più grossolane, gli scarti, così da ottenere una sabbia pura, liscia, facile da modellare. Ed è questo che passa nella comunicazione digitale. Cosa si vuole comunicare, cosa si vuole far conoscere attraverso questa nuova forma di comunicazione? Già, perché, le foto che si trovano sui social rappresentano proprio quella sabbia liscia, facile da modellare, quella rappresentazione di sé vincente, trionfante, narcisisticamente soddisfacente. Facebook è il nuovo specchio in cui trovare, e non ritrovare, una immagine mai restituita dallo specchio in cui ci si sarebbe dovuti specchiare.
    Non sono più gli occhi dell’Altro, della società, del mondo e quindi delle relazioni sociali , a definire il nostro essere, ma l’immagine edonistica e vittoriosa, maschera di un vuoto identitario. Tutto e subito: quanti durante una vacanza hanno il bisogno irrefrenabile di farsi un selfie e di pubblicarli su facebook  così da potersi fare vedere dagli amici, amici che dovranno, commentando la foto, riconoscere l’esistenza, dare senso e significato ad un momento in cui l’esistenza individuale e soggettiva della relazione con il proprio mondo esperienziale, attivato dalle avventure di una vacanza, dovrebbe soddisfare.       

    Sono questi i soggetti che, noi psicoanalisti, chiamiamo “Nativi digitali”: esistere attraverso una realtà virtuale in cui il riconoscimento avviene attraverso lo sguardo di un mondo che sia quello dello sguardo “sociale” filtrato dalla perfezione narcisistica donata dai social.
    La solitudine, lo stare con se stessi, diventa causa di una terribile angoscia. Il senso di vuoto attraversa qualsiasi esperienza, tutto deve essere infarcito dalla presenza costante degli smartphone, che riempiono i silenzi, le mancanze, il profondo contatto con il proprio sé. Il vuoto è il vuoto dell’assenza, della mancanza di un riconoscimento, di un ascolto, di reale sostegno narcisistico che nell’infanzia questi giovani moderni avrebbero dovuto avere. Sono i figli di un vuoto, di un’assenza genitoriale che ha risposto alla domanda d’amore con l’assenza. Il narcisismo che il bambino avrebbe dovuto vivere attraverso il riconoscimento e lo sguardo della madre, oggi viene ricercato in una società filtrata da uno specchio che rimanda una immagine artefatta. I “mi piace” non si osservano negli occhi di un padre o di una madre, ma si leggono nei social network, a sostegno di un sé che si inaridisce e si impoverisce sempre di più.         

    Le relazioni sociali si impoveriscono, le capacità di comunicazioni diventano sempre più difficili, l’Altro diventa il limite perché la relazione sociale richiama l’esistenza di una soggettività che si confronti e si misuri con l’alterità, con il diverso. Una sera osservando dei bambini giocare con gli smartphone dei loro genitori, mi sono trovata a pensare a quanto, in quella esperienza, i bambini stessero  perdendo la ricchezza della realtà, delle vere emozioni, dei giochi fatti di materia e fantasia. La risposta del padre, però, mi ha permesso di comprendere che forse il cambiamento, che si sta verificando, è più vasto di quanto stessi pensando: “I nostri figli hanno perso delle capacità, ma sicuramente il loro cervello ne ha acquistate altre!”. Speriamo!
     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo
    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia
    lauraiozzo@virgilio.it
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    Cell: 329/6628784

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