Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

Le carceri specchio del fallimento sociale

Laura Iozzo

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    Dopo aver assistito al crollo della società giorno dopo giorno, attraverso fatti di cronaca e politica interna ed estera da definirsi spregevoli, ho pensato che la lente attraverso la quale ci si sarebbe potuti rendere conto del fallimento dell’era moderna è quella che ci porta a guardare dietro le sbarre.
    Dopo diversi anni di esperienza lavorativa presso istituti penitenziari ho potuto verificare, su un bacino d’utenza ricco e variegato , quanto la società abbia fallito. 
    Nel piccolo mondo che popola la realtà dietro le porte delle carceri, si assiste ad una variegata e multietnica dimensione psicopatologica in cui la vera colpa è, e continua ad essere, il fallimento della società.   


    Ritengo che, infatti, non si possa parlare di buoni o cattivi, ma di personalità deviate. Sicuramente il funzionamento psicopatologico di tali soggetti rappresenta una patologia di spessore più o meno grave, ma spesso le cause sono tante e non solo primarie, cioè non solo attribuibili al singolo soggetto.
    Nei detenuti appartenenti al circuito dell’alta sicurezza, nei cosiddetti “mafiosi” le personalità narcisistiche prevalgono in un quadro di onnipotenza e di onore, in cui “ognuno basta a se stesso”. L’Altro non esiste, il potere, la supremazia del singolo, il rispetto e l’aspirazione al “potere assoluto”, idealizzazione di un modello narcisistico che esclude qualsiasi forma di empatia, caratterizza questi detenuti che, nel fascino del loro onore e del loro codice, rinnegano la possibilità di un limite, di una regola che possa limitare il loro fare.   
    Sembra quasi di parlare di un bambino, che vive l’onnipotenza di voler creare il mondo secondo le sue esigenze, senza riconoscere il limite imposto dalla regola paterna, dallo Stato, che come in ogni modello ideale familiare dovrebbe rappresentare la norma, il confine. Ecco allora che lì, dove manca la legge del padre, il bambino impone la sua onnipotenza sul nucleo familiare; se il genitore acconsente, colludendo, alla libera espressione del volere del figlio, questo non sarà capace di riconoscere il proprio confine.

               
    Così l’assenza dello Stato nel nostro Paese e la sua collusione con certi poteri, favorisce e mantiene l’onnipotenza del bambino, che nella “sua” legge familiare continua a fare ordine secondo regole che, sostituendosi a quelle dello Stato-padre, portano avanti la famiglia.           
    E così, nei circuiti della media sicurezza, si ritrovano gli scarti, i fallimenti di quanto descritto. La famiglia distrutta dall’assenza del padre crea dei figli dispersi, senza una meta.
    I detenuti colpevoli di furti, rapine, spaccio di sostanze stupefacenti, oltraggio, sono il prodotto della povertà, dell’ignoranza, della mancanza della dignità che il fallimento sociale ha prodotto.
    I disturbi antisociali, la mancanza di empatia, l’intolleranza alle frustrazione, l’agito di comportamenti violenti, derivano da condizioni sociali degradate, povertà, promiscuità, sopravvivenza.
    Dov’è il padre che garantisce e controlla che i loro figli vadano a scuola, che facciano i compiti, che tornino a casa alla giusta ora?            


    La mancanza di prospettive, la mancanza di un ideale, di un riconoscimento, di una identità civile e morale in uno Stato-famiglia che nasconde, dimentica, abbandona i propri figli per andare con “altre donne”. Tutto questo caratterizza il fallimento della nostra civiltà.    
    Quale senso ha poter credere nel recupero del reo se ad accoglierlo fuori ci sarà la stessa famiglia in cui è cresciuto?  
    Le carceri sono il fallimento della società. E quanto più, come nelle migliori famiglie, si cercherà di nascondere tutto per far apparire agli occhi degli altri che va tutto bene, tanto più queste famiglie falliranno perdendo i loro figli.

     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo

    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia

    lauraiozzo@virgilio.it

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