Le rubriche di Catanzaro Informa - La materia grigia

La dimensione del femminile: Donna e Madre

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    Per quanto l’esperienza professionale e di vita possano convincerti di aver imparato tutto , la natura nella sua forza più prorompente, compare e si impone dimostrandosi nel suo potere più chiaro ed affascinante. Ci si resta a guardare attoniti quanto si sia parte ancora, e per fortuna, del mondo animale, di quella parte più istintiva, e dunque vitale, e di quanto questo aspetto nasconda mille e nuove sfaccettature.
    Di cosa sto parlando? Bhè, certo , questo argomento non abbraccerà una grande fetta di lettori ma se per molte potrà essere un modo per capirsi e riscoprirsi per molti sarà un’occasione per osservare in silenzio e curiosare con dovuta attenzione , una realtà ombrosa ma affascinante: la maternità.
    E’ proprio una pentola molto grande questa della maternità , una di quelle in cui si fa il ragù della domenica, o meglio il morzello….è un enorme contenitore in cui la donna si relaziona con i suoi tanti infiniti aspetti.
    Il femminile appare, infatti, abitato da diverse dimensioni quello più puramente erotico, quello materno , ereditato e contenuto nel proprio bagaglio Io, quello della maternità vissuta ed esperita e quello di madre riconosciuta ed agita. L’essere donna appare un ventaglio di dimensioni che si inseguono e si mescolano in un incontro sempre nuovo che oggi, soprattutto oggi, nella nuova dimensione di una donna sempre più appartenente ad un contesto socio-lavorativo che gli era da sempre stato negato e che oggi, a fatica, cerca di difendere e conquistare.
    La dinamica dimensione del femminile si trasforma e si definisce attraverso lo sguardo di chi le permette, nel rapporto con la Donna-Madre, di riconoscersi femmina, nel rapporto con quel maschile potenziale ed ideale che appartiene ad un materno spesso problematico.
    E nella faticosa definizione del suo essere femmina agli occhi di una madre interiorizzata e di un maschile sociale che le permetta di viversi senza screditare la propria competenza ed identità sociale, la donna si forma trovando e ritrovando la sua massima dimensione di femminilità nel potere, possibilmente condivisibile, di procreare. Nella dimensione della maternità, che definirei ancora nella condizione di gravida , la donna esperisce una condizione di solitudine confusionaria, in cui la quotidiana dimensione della femminilità viene assoggettata alla unica responsabilità e condizione di generatrice.
    Il corpo cambia, le dimensioni si modificano, ogni parte del corpo trova una nuova forma di essere , opponendosi a qualsiasi desiderio di controllo onnipotente del proprio corpo, esperendo per la prima volta, l‘esperienza del sacrificio, l’esistenza di una dimensione di dipendenza duale che determina il sacrificio materno e della maternità. Il proprio corpo diventa corpo dell’altro, di quell’altro che è in sé, che da elemento di un uno si differenzia e si definisce per diventare altro, un Altro, individuo autonomo che la madre dovrà espellere e lasciare . La maternità diventa così, conquista e perdita, avere e negare, trovarsi e lasciarsi , un’esperienza di cambiamento in cui la dimensione della propria femminilità viene concessa al bisogno dell’altro, ad un bisogno che si nutre della donna materialmente e simbolicamente per portarla nella nuova dimensione dell’ Uno, che nel senso materno porta l’Altro nel mondo, lasciando libera la sua Alterità, il suo Io. Ed ecco che la dimensione depressiva determina e definisce il dolore della cesura, della separazione, della perdita di una parte di un sé, che si perde con il parte, che abbandona il corpo ed entra prepotente in una realtà in cui di femminile rimane poco e di materno ancora non c’è nulla. La solitudine dell’impotenza a cui la natura riespone la donna innanzi al potere narcisisticamente egoistico di quell’Altro che ora la richiama la suo ruolo di madre e non di donna, diventa lo sfondo cupo di una condizione depressiva postpartum , in cui come su un campo di guerra, tutto è da ricostruire.
    Così la maternità è conquista e perdita, ricerca di un materno introiettato, di un modello rassicurante che torna in aiuto o di un rispecchiamento in una madre angosciante, è il confronto con il proprio narcisismo femminile ed il compromesso conflittuale con il desiderio narcisistico di trovare un senso , una nuova dimensione, quella materna in cui si tende la mano verso l’Altro, l’altro-figlio e, soprattutto, l’altro Uomo, quell’Uomo che di fondo ha stabilito e strutturato la dimensione del femminile, della gravidanza e del materno nella sua figura di padre, uomo e marito.
    Ma questa è un’altra storia.

     

    Dr.ssa Laura Iozzo Medico Chirurgo

    Specialista in Psichiatria e Psicoterapia

    lauraiozzo@virgilio.it

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