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Raffinata presenza in musica e parole: Sergio Cammariere al Festival d’autunno

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    Sergio Cammariere è tornato dopo quindici anni sulle tavole del Teatro Politeama, ora intitolato al suo primo sovrintendente Mario Foglietti,  per essere ricevuto ed accolto con una  “standing ovation”  fisiologica grazie al Festival d’autunno di Antonietta Santacroce.

    Già perché se l’era meritata, questo autentico menestrello dell’anima, fin dalle sue prime apparizioni televisive e cioè quando il refrain “…tutto quello che un uomo sognare potrà…”divenuto un aforisma per le generazioni del 2000, e tratto dalla canzone portata a San Remo nel 2003 dal titolo “Tutto quello che un uomo” , ha

    inciso nelle emozioni ponendo questo musicista calabrese, originario di Crotone, tra i punti di riferimento a cui affidare la colonna sonora dei propri momenti di elaborazione esistenziale.

     Un connubio vincente sono le sue scritture musicali intrise di flamenco, bossa nova e jazz con i testi di Roberto Kunstler nei quali le metafore ed altre figure retoriche del linguaggio evocano indiscutibilmente e volutamente un legame con modi e costumi non contemporanei “…li me ne andrò dove è già tutto scritto da sempre..partiremo mano nella mano”, ha cantato nell’omonimo brano che ha aperto il concerto. Così anche in “Via da questo mare”, “L’amore non si spiega” o in uno dei pezzi che lui stesso ha definito poco suonato durante i suoi “live” e cioè “Non mi lasciare qui” nel quale bellissima è la frase “Più facile cogliere un fiore ma più difficile è coltivare questo giardino…”.

    Sul palco ha suonato insieme a Amedeo Ariano, batteria, Luca Bulgarelli, contrabbasso, Bruno Marcozzi, percussioni, Daniele Tittarelli, sax, Sergio Cammariere concludendo con “Cantautore piccolino”  ed una sua visibile commozione , mentre ha salutato sul proscenio, per essere stato apprezzato ed applaudito nella sua terra.

     

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