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Dalla Lucania a Gimigliano: la mia ingiusta quarantena

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    Dopo un lungo periodo di permanenza forzata in Basilicata a causa del lockdown imposto dal Governo, da cittadina rispettosa delle regole e secondo quanto previsto da ordinanza regionale n. 38 del 30.04.2020, per fare rientro a Gimigliano, dove vivo abitualmente in quanto insegno in un Istituto Scolastico di Catanzaro, mi sono registrata sulla piattaforma della Regione Calabria, e appena arrivata mi sono sottoposta a tampone. Ho comunicato il rientro al Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Catanzaro, rendendomi immediatamente disponibile ad essere sottoposta ad ulteriori accertamenti al fine di verificare il mio stato di salute e contestualmente ho chiesto la non applicazione della quarantena, in quanto provenivo da una Regione dove si erano registrati esigui contagi, e nel Paese di partenza addirittura non c’era stato nessun contagio.
    In data 14 maggio 2020 mi è stata notificata ordinanza sindacale con la quale è stata disposta la misura della quarantena obbligatoria, con decorrenza dal 12 maggio 2020 e fino al 28 maggio 2020 compreso.
    Il 15 maggio 2020 ho inoltrato a mezzo pec al Sindaco istanza di annullamento e/o revoca dell’ordinanza in quanto misura sproporzionata e destituita di ogni ragionevolezza scientifica per insussistenza di pericolo effettivo per le ragioni sopra esposte. Ho chiesto anche contestuale rettifica dell’ordinanza in quanto la misura era stata emessa per giorni 17 essendo il termine massimo di mantenimento di quarantena previsto per 14 giorni.
    Solo dopo 6 lunghi giorni, precisamente il 21 maggio 2020, il Sindaco ha evaso la mia istanza rigettandola in toto, non pronunciandosi nemmeno sulla richiesta di rettifica, limitandosi a riportare che “aveva applicato i termini stabiliti dal Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro”.
    A seguito di ciò, nella stessa giornata ho trasmesso a mezzo pec nota al Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Catanzaro, evidenziando che il termine massimo della misura era errato e ne ho chiesto la rettifica. Il Dipartimento di Prevenzione il giorno seguente ha inoltrato al Sindaco proposta di revoca della misura di quarantena, che si sarebbe dovuta concludere nella stessa giornata.
    Il Sindaco, invece, il 25 maggio 2020, ultimo giorno di quarantena, ha emesso ordinanza di rettifica, ignorando completamente la proposta di revoca avanzata dal Dipartimento di Prevenzione, ma vi è di più, non ha fornito nessuna motivazione sul perché i miei diritti costituzionali erano stati ulteriormente limitati per altri 3 giorni. Pertanto, mio malgrado evidenzio, che la vicenda è stata gestita con disarmante superficialità, non considerando che la quarantena rappresenta una misura eccezionale, di contenuto palesemente afflittivo, equiparabile alla misura cautelare degli arresti domiciliari e, a maggior ragione la mancata revoca presupponeva un’imprescindibile motivazione. Inoltre evidenzio, che neppure nel Comune di Gimigliano si era registrato alcun caso di contagio, che giustificasse la mancata revoca. Infine, sottolineo che mi sono dovuta difendere personalmente per tutelare i miei diritti, non tenuti nella dovuta considerazione, ma addirittura soffocati e dei quali nella fattispecie ne doveva essere garante anche il Sindaco.
    Una cittadina indignata

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