Le rubriche di Catanzaro Informa - Riflessioni allo specchio

Referendum sul referendum: saper decidere per incidere.

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    Che il referendum sia lo strumento principe della democrazia, poiché offre agli elettori la possibilità di incidere sulle decisioni autoritative, sembra quasi indiscutibile.

    La ratio della sua esistenza è senza dubbio inattaccabile più di quanto non lo sia il suo odierno utilizzo.

    Quanto un popolo sempre più sfiduciato nei confronti della classe politica può assumere una posizione consapevole rispetto alle più svariate tematiche e soprattutto quanto è profonda la conoscenza delle stesse?

      Ognuno ha un’opinione più o meno netta sui grandi temi etici, sociali e forse persino economici se si fa quanto meno riferimento alla propria posizione nel microcosmo di riferimento.

    Quando si parla di politica pura però, in che misura il cittadino riesce a formarsi un’idea di un certo spessore, barcamenandosi tra le diverse posizioni filtrate da salotti televisivi affollati da politici intenti a tirare l’acqua al proprio mulino?

    Ancor più che per le Trivelle, il Referendum di Dicembre  è entrato nel merito di una questione della quale non si conoscevano e non si conoscono fino in fondo cause, effetti, azioni e retroazioni.

    Con questo non si vuole delegittimare la capacità di discernere del popolo italiano ma è inutile negare quanto il cittadino medio arrivi spesso in cabina confuso, incerto, dubbioso.

    Ogni posizione merita di rivendicare la propria esistenza purché supportata da una profonda convinzione che le dia per questo la stessa legittimità di quelle a lei opposte, se altrettanto motivate e corroborate da coscienza civica e politica.

    La Costituzione pensata in questa forma da chi questo Paese lo ha costruito a colpi di democrazia, improntando su di essa ogni principio deve rimanere un documento cristallizzato e cristallino a garanzia assoluta degli stessi o deve evolversi sulla base delle istanze di una società che cambia pelle alla velocità della luce?

    Più che sulle ragioni del Si e del No, che sono state abilmente propinate in tutte le salse nei mesi precedenti al voto sarebbe importante capire se il cittadino responsabile abbia saputo effettivamente interrogarsi sul peso specifico di un tale voto, qualunque sia stato.

     Capire cioè, se è stato in grado (o è stato messo nelle condizioni ottimali) di impugnare quella matita pensando di essere di fronte ad una svolta epocale.

    Con la consapevolezza che l’ overload di informazioni a cui siamo giornalmente esposti, equivale essenzialmente  a nessuna informazione efficace ed ogni altro tipo di influenza esterna o personalizzazione politica, si traduce e si è tradotta in un vizio rispetto alla forma e agli obiettivi originari del referendum,  bisognerebbe tentare di considerare sempre il bene comune come istanza primaria.

    Ciò spesso non accade perché ad avere la meglio sono interessi privati o comunque fortemente elitari.

      Nonostante questo sono le gocce a fare il mare, quindi ogni voto conta

     In ogni circostanza, di fronte a qualunque quesito, solo un voto consapevole potrà fare realmente la differenza.    

    A prescindere dall’esito.

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