Le rubriche di Catanzaro Informa - Riflessioni allo specchio

La maledizione del gambero

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    Aveva forse ragione Giambattista Vico ad intendere la storia, come un ripetersi incessante di cicli, di età che l’uomo è destinato ad attraversare, sperimentando il fascino della fantasia, il brio della morale eroica e la rettitudine del raziocinio?

    Aveva forse ragione nell’affermare che all’apice della più consapevole razionalità, del più alto sviluppo intellettivo, la corruzione torna come un germe, aprendo la strada a tirannide ed anarchia?

    Se alle soglie del duemilaventi, si può ancora rintracciare l’estrema contemporaneità del suo pensiero, allora probabilmente sì.

    In punti diversi del globo, la storia corre e ricorre, avanza e disavanza e mentre una donna araba siede per la prima volta al volante, qualcuno legittimato ad alzare la voce su ben altri temi, riguardo i quali si auspica abbia una qualche cognizione, annulla secoli di ricerca scientifica con un editto (non il solo) qualunquista, populista.

    Editto che cavalca la necessità di autorevolezza e perché no, di autorità che questo Paese ha da tempo, ma rischia di trasformarsi nella “decisione di uno ed uno solo” che, senza conoscere a fondo ciò di cui parla, prova a vestire da scelta democratica, ciò che democratico non può e non deve essere.

    Quella che ricollegherebbe determinate patologie a certi vaccini è una zona talmente grigia, da non poter offuscare la certezza di tutte le malattie debellate nel tempo e delle morti causate dalla loro assenza.

    L’effetto boomerang dell’affermare “dieci vaccini sono troppi” finirà con l’essere quello, di garantire il via libera a chi urla: “del vaccino di mio figlio decido io”.

    Potrebbe essere così, se ogni bambino vivesse rinchiuso in una campana di vetro e non avesse alcun contatto con il mondo esterno ma chiaramente il vaccino rappresenta una responsabilità civile, insita nel concetto stesso di società e socialità.

    L’onere cioè, di non mettere in pericolo la vita altrui, se della propria si è certi di poter decidere; attraverso certi proclami, l’offesa al progresso, al lavoro di migliaia di ricercatori è notevole ed alimenta lo sciame di ignoranza.

    Su determinati argomenti non sono concesse le chiacchere da bar: la medicina, la salute non possono diventare lo specchietto per le allodole del consenso politico, come non può esserlo l’immigrazione e la promessa di un taglio alle pensioni d’oro, con le dovute implicazioni più o meno incisive.

    L’uomo ha raggiunto la luna, la donna ha potuto votare e adesso, con una pacca sulla spalla al famoso filosofo partenopeo, noi rimettiamo le lancette indietro di decenni rimpiombando nell’oscurantismo più assoluto?

    La storia potrà anche essere destinata a ripetersi però, come in tutti i libri ben scritti, non basta mettere i puntini sulle i ma occorre attribuire alle virgole la giusta collocazione.

    Proseguire un periodo senza scordare il precedente.

    Talvolta la storia ha bisogno di profondi punti che le consentano di voltare pagina.

    Oggi forse l’unica vera alleata sarebbe la virgola della continuità.

    Progresso verso il progresso, nessun passo indietro.   

     

    Roberta Cricelli

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