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Luci e ombre di un problema in divenire

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    Pur essendo un gioco datato, la sua popolarità nell’immaginario collettivo è di tale portata che supera i limiti del tempo, delle tradizioni, dei gusti, e si proietta in quella sfera magica che è quella delle rare cose che non hanno un’età definibile, perché sono eterne.

    Infatti, pur essendo un gioco per bambini d’introduzione relativamente moderna ha origine antichissime, di cui si ritrovano tracce in testimonianze documentali risalenti al XIV-XV secolo.

     

     

    Come per la maggior parte dei giochi infantili esistono numerose varianti, e le regole applicate non sono le stesse ovunque, ma vi sono comunque delle regole di base che valgono in ogni condizione.

    I partecipanti si dividono in due squadre, Guardie (Uomini), e Ladri (Virus) appunto.

    Le Guardie sono generalmente identificate da qualche segno particolare, di solito un fazzoletto stretto al braccio (mascherine FfP2/chirurgiche).

    Prima dell’inizio del gioco le guardie sono radunate allegramente tutte insieme, mentre i ladri si spargono in giro a loro insaputa.

    Al segnale, che ovviamente viene dato solo quando i ladri si sono già abilmente occultati, e senza che le guardie possano fare nulla per scovarli, queste dopo un tempo prestabilito (variazione degli indici epidemiologici) si lanciano all’inseguimento (con tamponi, indagini di screening e contact-tracing, Lockdown più o meno serrati) cercando di catturarne il maggior numero possibile.

    Ogni ladro che viene fermato o toccato (identificato o individuato tra i possibili contatti) viene portato in prigione (isolamento/quarantena), un luogo prestabilito dove deve rimanere confinato sotto attenta custodia (sorveglianza sanitaria).

    Il ladro imprigionato cercherà in tutti i modi di evadere, per esempio provando a trasformare la sua identità togliendosi i segni distintivi che lo caratterizzano (varianti) o riuscendo a farsi avvicinare da altri ladri (casi asintomatici) che toccando la loro parte più vulnerabile, rappresentata dalle mani che sono l’unica cosa che può sporgere fuori dal confine (nel nostro caso anche le mucose di occhi, bocca e naso) gli fanno riacquistare la libertà incrementando il numero di ladri ancora liberi (aumento del tasso di diffusione e contagiosità).
    Oltre a poter variare in regole, il gioco può variare anche in ambientazioni e diventare per esempio “indiani e cowboy”, “tedeschi e partigiani”, “sceriffi e fuorilegge”.

     

    Insomma la base tipica di tutte quelle forme di gioco che vedono sempre contrapposti buoni e cattivi.
    La verità è però che nei giochi veri, i ladri o cattivi che siano, non possono mai vincere, perché le guardie o buoni sono le sole a poter fare prigionieri.
    In questo nuova variante, Covid 19, sembra invece che siano state introdotte nuove regole, o per lo meno che ai ladri siano state concesse nuove opportunità, o che le guardie abbiano perso molti dei loro privilegi e opportunità.

    I ladri si sono dimostrati particolarmente abili e veloci, mentre le guardie hanno notevolmente rallentato il passo, e anziché inseguire come dovrebbero arrancano perdendo sempre più terreno.
    I ladri corrono, le guardie camminano a passo lento.
    I ladri si nascondono, e le guardie arrivano ai loro rifugi solo dopo che sono andati via.
    I ladri vengono arrestati ogni tanto, ma le guardie non fanno bene il loro lavoro di sentinelle, e loro scappano indisturbati sotto il loro naso.
    I ladri si camuffano, e le guardie non li riconoscono e li lasciano passare.
    I ladri osservano astutamente, le guardie stanno a guardare.
    I ladri scappano con i jet supersonici, le guardie li inseguono con i monopattini.
    I ladri cambiano continuamente strategia di gioco, mentre le guardie continuano imperterrite a usare sempre le stesse tattiche.

    Ma c’è una cosa di completamente diverso in questo gioco nuovo, qualcosa che ha trasformato questo passatempo in un incubo, qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto nemmeno solo immaginare.
    Questa volta sono i ladri che catturano le guardie, e li fanno diventare prigionieri dei loro capricci e volontà.
    Le celle in cui le guardie sono custodite  sono anguste e disagiate, e non si vedono all’orizzonte mani tese che possano venire in loro aiuto e liberarle.

     

    E’ un gioco che non diverte più nessuno, nemmeno i ladri, che in fondo l’unica cosa che desiderano veramente è poter finire anche loro di giocare e poter ricominciare a circolare liberamente in pacifica convivenza con le guardie.
    Forse non è più nemmeno un gioco, quella forma di competizione il cui esito dipende in maggiore o minor misura dall’abilità o dalle capacità dei contendenti, quella sana competizione in cui ciascuno mette in campo le proprie abilità e…vinca il migliore.
    Questo è un gioco che non piace più a nessuno.

    E pensare che per vincere sarebbe bastato soltanto ricordare il gioco e le sue antiche regole.
    E oggi che sembra siano state completamente dimenticate, abbiamo tutti…PERSO.
    Sia Guardie che Ladri.

    Dott. Gipo Taverniti

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