Avvocato Talerico: “In carcere si muore di coronavirus. Intervenire prima che sia tardi”

"A rischio la salute di tutta la popolazione carceraria"

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In carcere si contrae il virus e si può morire, come è successo a Bologna. Lo scrive Antonello Talerico presidente Consiglio Ordine Avvocati di Catanzaro anche  in qualità di legale di alcuni operatori sanitari e di alcuni detenuti

Non è vero che in carcere si è più sicuri, anzi in carcere si rischiano dei focolai con esiti che potrebbero essere seriamente devastanti per le proporzioni numeriche della popolazione carceraria.

Le condizioni sanitarie di molti istituti penitenziari, tra cui quelli calabresi, espongono a serio pericolo di contagio tutti gli operatori sanitari, gli agenti di polizia penitenziaria, i detenuti ed anche gli stessi avvocati che in carcere continuano ad accedere per i colloqui con i propri assistiti.

Cosi provengono plurime segnalazioni anche da parte di alcuni operatori della Casa Circondariale di Catanzaro, come dai vari istituti penitenziari d’Italia, con cui si denuncia la carenza di protocolli operativi, di attrezzature per prevenire il rischio contagio e le enormi difficoltà per la gestione dei casi sospetti.

Una potenziale bomba ad orologeria se si pensa ai numeri della popolazione carceraria : circa 700 detenuti, circa 400 agenti di polizia penitenziaria; circa 80 operatori sanitari (alcuni provenienti dall’esterno); oltre a tutti coloro che prestano servizio (provenienti anche dall’esterno) presso la struttura e i relativi nuclei familiari di appartenenza ed oltre ancora tutti gli avvocati che accedono al penitenziario.

La situazione, per il comparto sanitario carcerario di Catanzaro, è peraltro aggravata dalla cronica carenza di personale (solo 7 Infermieri per 700 detenuti) che costringe il frequente ricorso ad estenuanti straordinari, privi di dotazioni di protezione individuale (guanti, mascherine, camici, e attrezzature per creare aree di filtraggio e/o di decontaminazione, locali di per la vestizione e la vestizione del personale e per lo smaltimento dei rifiuti).

Vi è più che recentemente presso la Casa Circondariale di Catanzaro-Siano, hanno fatto ingresso alcuni detenuti provenienti dalle aree di rivolta carceraria tra cui zone rosse e, tra costoro nessuno è stato sottoposto preventivamente a tampone.

Per tali ragioni si è reso necessario allestire un’area di quarantena, ove i detenuti vengono tenuti, però, senza alcun dispositivo di protezione (senza neanche una mascherina) e, dove il personale sanitario e di polizia penitenziaria opera quotidianamente riutilizzando le poche mascherine monouso in dotazione.

Tali criticità sono state già segnalate in una nota del 12/03/2020, alla Commissione Prefettizia, al Direttore del Distretto ASP Catanzaro, al Direttore Sanitario dell’ASP di Catanzaro, al Referente della Sanità Penitenziaria, al Dirigente Sanitario e alla Direttrice del Penitenziario, comportando il recupero di malapena circa  15 mascherine,  alcuni guanti in lattice e altre mascherine non idonee all’immunizzazione da agenti patogeni.

Nel frattempo gli operatori sanitari attendono, ancora, di essere sottoposti a tampone per la ricerca del covid19.

Si aggiunga, altra circostanza assai preoccupante, ovvero all’interno del penitenziario continua la normale attività specialistica ambulatoriale, sospesa nelle altre strutture dell’ASP. Ciò comporta l’ingresso quotidiano di specialisti per visite sicuramente procrastinabili, oltre ai numerosi professionisti che prestano attività aggiuntiva, ma che svolgono attività principale presso altre strutture sanitarie (anche presso l’Ospedale Pugliese), emergendo cosi seriamente il pericolo contagio in carcere.

In ragione di tale grave situazione, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro ha ritenuto di adottare un deliberato con il quale ha chiesto l’intervento del DAP, del Ministero della Giustizia, e l’interessamento dei vari Direttori degli Istituti penitenziari, affinché possano essere adottate immediatamente tutte quelle misure prescritte dal Ministero della salute, innanzitutto per la fornitura dei dispositivi di protezione individuale a tutta la popolazione carceraria e la sanificazione degli ambienti, unitamente all’esame tampone nei confronti dei sanitari e dei soggetti sospetti. Il Consiglio ha, altresì, richiesto l’estensione dei colloqui telefonici anche per i detenuti sottoposti al regime speciale di cui all’art. 41 Bis, cosi evitando agli Avvocati di doversi recare obbligatoriamente presso i vari Istituti penitenziari per parlare con i propri assistiti, con il serio rischio di poter essere contagiati e/o di divenire essi stessi veicolo di trasmissione del virus all’interno e/o all’esterno delle carceri.

 

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